Le Campane della ex Chiesa di S. Andrea in Arce di Canino

 

 

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di Anzio Risi

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L’indagine sulla storia di queste due campane ha avuto inizio dal messaggio che esse erano destinate a trasmettere attraverso le figure presenti nei numerosi bassorilievi. Nella iconografia cattolica le immagini sacre, nonché quelle di beati e santi, sono sempre state strettamente correlate ad una devozione presente o da suscitare, ed il nostro primo compito era, dunque, quello d’individuare quale fosse il messaggio e la figura centrale dell’intera narrazione.

Questa figura l’abbiamo individuata sulla campana maggiore e corrisponde alla raffigurazione di San Francesco da Paola (Paola, 1416 – Tours, 1507) mostrata nei suoi caratteristici attributi iconografici quali mantello e bastone, con ai suoi piedi le onde delle Stretto di Messina che egli attraversò divenendo, per questo, patrono della gente di mare d'Italia. All’interno della cornice ottagonale del bassorilievo, si notano due figure ricoperte dal caratteristico saio francescano, a ricordarci che San Francesco da Paola fu colui che fondò la Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi poi successivamente chiamata Ordine dei Minimi.


A corollario di questa rappresentazione una moltitudine di raggi solari conferiscono importanza e centralità al bassorilievo, ed in mezzo ad essi alcune lettere compongono la frase C H A R I T A S che rappresenta il motto dell’ordine fondato da San Francesco da Paola.

Prima di addentrarci nella descrizione delle diverse fasi dell’indagine storica su queste due campane, ci sembra giusto identificarle e per far questo le nomineremo convenzionalmente come “campana maggiore” e “campana minore”.

La campana maggiore ha le seguenti dimensioni: diametro di bocca 480 mm, diametro superiore 270 mm, spessore di battuta 38 mm, altezza interna 310 mm, altezza totale esterna (compresa la corona) 560 mm, diagonale del fianco 390 mm, peso 70 Kg. È adornata da 16 bassorilievi con figure sacre e di santi contornati da motivi floreali e reca la seguente iscrizione: EX PIIS ELEMOSINIS ANNO DOMINI MDCXCIX.

La campana minore ha queste dimensioni: diametro di bocca 380 mm, diametro superiore 210 mm, spessore di battuta 28 mm, altezza interna 270 mm, altezza totale esterna (compresa di corona) 450 mm, diagonale del fianco 300 mm, peso 30 Kg. È adornata da 12 bassorilievi con figure sacre e di santi contornati da motivi floreali e reca la seguente iscrizione: AD HONOREM DEI ET BMV ET OMNIUM SANTORUM - AD – MDCXCIX.

I dati di partenza che avevamo a disposizione erano l’anno di fusione, che per entrambe corrispondeva al 1699, e che la maggiore aveva come immagine chiave quella di San Francesco da Paola, ma ancora non riuscivamo ad individuare la relazione che le legava a Canino se non per il fatto che erano state conservate per tanto tempo dalla Confraternita della Madonna del Suffragio nella loro Chiesa.

L’indagine è iniziata consultando le fonti archivistiche presenti nell’Archivio Diocesano di Acquapendente con l’esame delle Visite Apostoliche, nella speranza che nei documenti in esse contenute potessero offrirci qualche utile indizio sulla presenza di forme devozionali legate alla figura di San Francesco da Paola, anche perché la bibliografia a noi conosciuta non ne faceva nessuna menzione.

Dall’esame della visita che il vescovo Clemente Maria Bardini fece il 14 novembre 1774, è emerso che nella Chiesa di S. Andrea in Arce, posta all’interno della Rocca di Canino, vi erano: “… de altare Vincenti Ferrerei, de altare S. Francisci de Paula“(1) , e questo ci ha permesso di scoprire come all’interno dell’antica ed ormai scomparsa Chiesa vi fosse una devozione verso San Francesco da Paola espressa con la dedicazione di un altare.

La lettura di una successiva visita fatta dal vescovo Florido Pierleoni a metà novembre del 1803, è sembrata complicare la ricerca perché il prelato: “… Egressus ex dicto Ecclesia S. Crucis, se transulit ad Ecclesiam S. Francisci Paula, ejusque elegantiem plurimum commendavit, ibique nullam habuit Decretum. Deinde venit ad Ecclesiam Sufragi et inspectis sacris…” (2).
Il Vescovo ci diceva, esplicitamente, di aver visitato la Chiesa di San Francesco da Paola subito dopo essere uscito da quella di Santa Croce e prima di entrare in quella del Suffragio. Dunque la Chiesa c’era, ma quale fosse rimaneva ancora un mistero.

La visita del 20 Maggio 1806, fatta sempre dal vescovo Florido Pierleoni, ribadiva quanto riportato nella precedente ma con qualche particolare in più che merita di essere riportato: “ …ad Ecclesiam S. Francisci de Paula, quam bene provisam, et cum occasione vigentis restaurationis fornici Ecclesiae parochialis SS.mi Sufragi in dicta Ecclesia S. Francisci de Paula numera Parochialia exercentur fuit extracte“ (3)

L’anello di congiunzione, se così si può dire, tra la Chiesa di S. Andrea in Arce e la Chiesa di San Francesco da Paola lo abbiamo rinvenuto in un manoscritto frutto dell’encomiabile lavoro di un nostro concittadino oggi scomparso: Marcello Mancini. Egli ebbe la pazienza di annotare tantissimi documenti presenti nell’archivio della Chiesa Collegiata di Canino oggi per tanta parte dispersi ma che rivivono grazie alla sua opera.
In questo manoscritto troviamo la trascrizione di uno stralcio di lettera, inviata il 27 gennaio 1962 dall'Ammistrazione Torlonia al parroco della Chiesa Collegiata di Canino Don Barzi, nella quale si legge che: "... mancando ogni accenno nel nostro Archivio [  ] ... si ritiene che i diritti di jus patronato dovrebbero corrispondere agli obblighi della Chiesa di S. Andrea, detta anche di S. Francesco di Paola, che furono trasferiti dal principe Luciano Bonaparte - con facoltà - nella Prima Cappella sotto l'Altare del SS.mo Sacramento” (4)

Ecco svelato l’arcano, seppur chiamata con due nomi diversi la Chiesa era sempre la stessa, ossia quella di S. Andrea posta dentro la Rocca e della quale parlò Benedetto Zucchi nella sua Relazione del 1630 al Duca Odoardo Farnese (5). Questa era sicuramente la Chiesa più antica di Canino consacrata sotto Papa Eugenio II dal Vescovo di Castro tra l’824 e l’827 intitolata, inizialmente, ai Santi Daniele, Antonio e Lucia.

La vicenda si arricchiva di nuovi particolari e di un personaggio del calibro di Luciano Bonaparte.

Le nostre ricerche proseguivano ancora presso l’Archivio Diocesano di Acquapendente con la consultazione di numerosi documenti inerenti gl’inventari delle chiese, alla ricerca di qualche atto che facesse esplicito riferimento alle nostre campane.

Il colpo di fortuna si è manifestato dalla lettura di una relazione che il custode della Chiesa della Madonna della Neve, Stefano Tortolini, inviò presumibilmente nel 1830 al Vescovo di Acquapendente e nella quale egli descriveva lo stato in cui versava l’edificio, la cura delle anime e il clero.  
La Chiesa della Madonna della Neve che da tempo non esiste più, si trovava lungo la strada che conduce a Montalto di Castro a ridosso dell’attuale campo sportivo e così veniva presentata dal custode Tortolini: “L’oblio, misero retaggio di questo luogo, non porge materia onde dare una esatta relazione sulla fondazione di questa Chiesa, seppure nei Libri Capitolari non esistesse qualche memoria.
Questa Chiesa di figura ottangolare, coperta di volta corrispondente e con stabilità costruita, antico tempore fosse denominata di S. Martino, resposta tutti ora tal denominazione la Contrada stessa; vi si osserva tutt’ora l’Immagine del Santo nel quadro a sinistra dell’Immagine di Maria SS.ma.
Che i Beni appartenenti a questa Chiesa sieno stati incorporati a quelli del Capitolo non cade alcun dubbio. E che al presente in questa Chiesa non vi sia un bajocco annuo di rendita, è innegabile. Si sa soltanto essere questa appartenente al Capitolo, e che ogni anno il Capitolo stesso nel giorno 4 di Agosto interviene processionalmente a cantare il primo Vespro, quindi la mattina dei 5 vi si canta La Messa, e secondi Vespri.”  (6)

Il custode Tortolini si mostrava preoccupato perché la Chiesa mancava di clero e di parrocchiani e lui si stava tanto da fare per mettere insieme gli uni con gli altri. Improvvisamente pensò che la provvidenza si fosse manifestata facendogli notare due bellissime campane, l’ideale per rendere nuovamente funzionante il campanile così da attirare il popolo alle funzioni religiose e dare prestigio ad una Chiesa un poco abbandonata. Riportiamo un altro brano della relazione che contribuirà a svelarci alcuni particolari: “Nel 1809 furono abbassate le due campane ch’esistevano nella Chiesa di San Francesco di Paola, proprietà del Sig. Principe di Canino. L’attual custode implorò ed ottenne dalla Principessa le dette due campane per la Chiesa della Neve. All’istante il Custode fece a tutte sue spese edificare il nuovo campanile, e ricollocò le due campane che tutt’ora esistono.”  (7)

Un altro tassello del mosaico si era incastrato: dopo aver accertato l’esistenza di una devozione a San Francesco di Paola mediante un altare all’interno della Chiesa di S. Andrea in Arce e della sua successiva intitolazione al Santo, ora sapevamo che in quella Chiesa si trovavano due campane, donate nel 1809 da Alexandrine de Bleschamp, moglie di Luciano Bonaparte, alla Chiesa della Madonna della Neve.

È il caso di ricordare che Luciano Bonaparte acquistò nel 1808, dalla Camera Apostolica, numerosi terreni e fabbricati (8) tra i quali l’antica Rocca di Canino in cui si trovava la Chiesa di S. Andrea. Come precisa il custode Tortolini, la donazione avvenne a seguito “dell’abbassamento” delle due campane, ovvero conseguentemente all’abbandono della Chiesa come edificio di culto, e la circostanza ci viene confermata anche da Marcello Mancini il quale riferisce che Luciano Bonaparte realizzò “il suo teatro di Palazzo nella ex Chiesa di S. Francesco di Paola (NB: è S. Andrea)”. (9)

Il 1809 vide la presenza costante di Luciano Bonaparte a Canino anche perché il 19 febbraio nacque, nella Torre che diede i natali a papa Paolo III Farnese, il suo quinto figlio a cui fu dato il nome di Paolo Maria (10), ed è plausibile che il dono delle campane potesse essere legato a quell’evento

Le due campane, dunque, restarono qualche tempo nella Chiesa della Madonna della Neve e quando questa fu definitivamente abbandonata, passarono come tutti gli altri beni e arredi sacri al Capitolo della Collegiata e sempre Marcello Mancini annota come nel 1927 “Due campane finemente lavorate (già della Neve) si conservano nella Sacrestia della Collegiata” (11).
Da questo momento non si hanno più notizie dirette, ma è possibile che fossero ancora nella sacrestia della Collegiata il 22 marzo 1941 nel momento in cui fu fatto il censimento delle campane (12) ed anche nel 1943 quando il Ministero della Guerra, per il tramite della Curia, chiese la consegna del bronzo a fini bellici (13).
Oggi sappiano che queste due splendide opere d’arte sono state conservate dalla Confraternita del Suffragio per tanto tempo, ed ora che sono state “riscoperte” potranno essere ammirate da tutti.

Le indagini però continuano nella speranza di poter riuscire a scoprire la committenza che le ordinò e la fonderia che le realizzò, e purtroppo non siamo riusciti a rilevare sul metallo alcun segno che ci possa indicare il luogo della loro fusione e questo complicherà il lavoro.

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NOTE
1 Archivio Diocesano di Acquapendente, u.a: 57
2 Archivio Diocesano di Acquapendente, u.a: 81
3 Archivio Diocesano di Acquapendente, u.a: 82
4 Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, concernenti Canino, tratte da atti esistenti presso l'archivio parrocchiale della Chiesa dei SS. Giovanni e Andrea, Canino, 1967, pag. 22
5 FLAMINIO MARIA ANNIBALI, Notizie storiche della casa Farnese..., Parte II^, Informazione e Cronica della Città di Castro e di tutto lo stato suo, terra per terra, e castello per castello, della qualità dei luoghi, costumi, persone, ricchezze, fatta da me Benedetto Zucchi cittadino di Castro, al presente podestà di Capodimonte, in Montefiascone nella Stamperia del Seminario, 1818, p.38-41.
6 Archivio diocesano di Acquapendente, 16 amministrazione delle parrocchie, 16.2 Canino inventari delle chiese dei canonicati e benefici ed altri luoghi, 41 Chiesa della Madonna della Neve
7 Archivio diocesano di Acquapendente, 16 amministrazione delle parrocchie, 16.2 Canino inventari delle chiese dei canonicati e benefici ed altri luoghi, 41 Chiesa della Madonna della Neve
8 Archivio Stato Roma, Segretari e Cancellieri della R.C.A., notaio Nicola Nardi, 27 febbraio 1808, vol. 1336.
9 Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, op. cit., pag. 24-bis
10 Marcello Mancini riporta che: l'atto di battesimo è nel registro della Collegiata al n.10 del detto anno: ne risulta che Paolo Bonaparte era nato a Canino da Luciano ed Alessandrina il 19 febbraio 1809 alle ore 16, e fu battezzato dall'arciprete Don Antonio Marini il 20 febbraio nella Cappella del Palazzo stesso "in cui l'ultimo di febbraio 1468" Paolo III Farnese Pontefice massimo ebbe la sua nascita". Intervenne al battesimo tutto il Capitolo e Clero Caninese. Il principino per questo venne chiamato Paolo.
Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, op. cit., pag. 24-bis
11 Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, op. cit., pag. 12
12  Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, op.cit., pag. 47
13  Mancini Marcello, Notizie religiose e locali, op.cit., pag. 48


Vedi i dettagli della Campana Maggiore



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Campana Maggiore

La Campana Maggiore

Campana Minore

La Campana Minore

Particolare Campana Maggiore

Particolare della Campana Maggiore

Particolare Campana Minore

Particolare della Campana Minore

Bassorilievo con iconografia della Trinità

Bassorilievo con iconografia della Trinità

Bassorilievo raffigurante San Francesco di Paola

 Bassorilievo raffigurante San Francesco di Paola
Bassorilievo raffigurante le anime del Purgatorio

Bassorilievo raffigurante le anime del Purgatorio

AVE GRATIA PLENA

AVE GRATIA PLENA

Anna, la madre della Vergine Maria e Gioacchino, il padre della Vergine Maria

SS.ANNA E IACOBUS
Anna, la madre di Maria e Gioacchino, il padre di Maria
ECCE ANCILLA DOMINI


ECCE ANCILLA DOMINI

Piazza della Rocca a Canino. Sullo sfondo il portone del palazzo di Luciano Bonaparte nei primi anni del suo arrivo a Canino.

Piazza della Rocca a Canino. Sullo sfondo il portone del palazzo di Luciano Bonaparte nei primi anni del suo arrivo a Canino.
Il Campanile e la porta d'ingresso dell'antica Chiesa di S. Andrea in Arce di Canino

Il Campanile e la porta d'ingresso dell'antica Chiesa di S. Andrea in Arce di Canino

 

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