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L'area termale e le Cento Camere |
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Il Casale del Bagno di
Musignano
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Discendendo la ripida stradina che fiancheggia il Castello di
Musignano e proseguendo per circa un chilometro, giungiamo
all’area termale. Le acque dell’area detta delle “Cento
Camere” e del “Bagno di Musignano”, erano note sia in
epoca Etrusca che Romana, come testimoniano diversi ruderi
ancora presenti nella zona. Al periodo etrusco risalgono alcuni
resti di un villaggio (o di una fattoria) ritrovati presso il
casale del Bagno, noto localmente come “il Bagno della Regina”,
che ha restituito materiali databili tra la fine del VII e
l’inizio del VI secolo a.C. Dopo gli inizi del III secolo a.C.,
periodo in cui viene abbandonato l’insediamento del “Bagno
della Regina”, e che coincide con la conquista romana di
Vulci, per circa un secolo, non si conoscono tracce di
frequentazione umana in zona.
Solo nel II secolo a.C., a circa 200 metri ad ovest del casale
del Bagno sorse una villa romana nella quale, tra i vari
ambienti riportati alla luce, è stata rinvenuta una sorta di
terme privata che quasi certamente sfruttava le acque sorgive
della zona.
Il complesso archeologico più esteso e ricco di strutture di
quest’area è indubbiamente quello delle Cento Camere che
probabilmente coincise con un vasto centro urbano, attivo tra la
tarda età repubblicana e l’età imperiale.
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Tra i resti archeologici dell’abitato è stato ritrovato un ampio
impianto termale le cui maggiori emergenze sono costituite da un
complesso rettangolare di m. 20x40 che comprende due serie
simmetriche di bagni (calidarium, tepidarium,
laconicum e, probabilmente il frigidarium) con al
centro una natatio a forma di 8.
Tale duplicazione è da attribuire, probabilmente, alla
distinzione tra settore femminile e maschile delle terme.
In questa area è stata ritrovata anche un’epigrafe con una
dedica ad Apollo da parte di L. Mincius Natalis, amico
dell’imperatore Traiano e proconsole d’Africa, che testimonia
dell’esistenza di un tempio dedicato a questa divinità che
spesso era in rapporto con la presenza di acque termali.
L’epigrafe fu rinvenuta nel corso degli scavi effettuati nel
1810 da Luciano Bonaparte. Durante questi scavi, una delle
numerose sorgenti termali che sgorgavano nella zona, fu fatta
raccogliere “ad uso di bagno domestico” il che testimonia
di un utilizzo termale di queste acque di cui poi si è persa
ogni traccia. Oggi, infatti, le acque del territorio di Canino
aspettano ancora di essere adeguatamente sfruttate.
L’intero complesso, attualmente, non è visitabile.
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Uno scorcio dell’antico
complesso termale delle Cento Camere
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