Monumenti Rupestri in Etruria, il nuovo libro di Canino Info è uscito

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La nuova edizione ha il titolo Monumenti Rupestri Etrusco - Romani nel territorio dell'Etruria Meridionale

L’Associazione Canino Info Onlus ha pubblicato nel 2011 il volume “Monumenti rupestri etrusco-romani tra i monti cimini e la valle del Tevere”, affidandone la redazione a due dei più autorevoli studiosi di etruscologia a livello internazionale: il prof. Stephan Steingräber e il prof. Friedhelm Prayon. L’iniziativa fu motivata dal fatto che, con sempre maggiore frequenza e crescente interesse archeologico, resoconti di escursionisti e informazioni raccolte presso esperti locali rivelavano l’esistenza di insoliti monumenti rupestri nella zona del “triangolo magico” costituito dal territorio dei comuni di Bomarzo, Soriano nel Cimino e Vitorchiano, primo fra tutti la ormai ben nota piramide di Bomarzo.

Si tratta di emergenze archeologiche di non ben definita origine e datazione, costituite perlopiù da altari e monumenti funebri, talvolta con iscrizioni dedicatorie in latino, altre volte di probabile derivazione etrusca, che pur non essendo propriamente inediti difettavano pressoché  totalmente di specifica letteratura scientifica, come pure di un qualsiasi approccio di tipo sistematico. Di qui la necessità di “metter ordine” nella materia rilevando, misurando, descrivendo e classificando i non pochi monumenti già allora emersi da un oblio millenario.

Quel libro, riccamente illustrato e ancor meglio documentato dalla competenza, conoscenza ed esperienza degli Autori - affinata dai tanti sopralluoghi personalmente condotti sul campo - ha avuto un apprezzabile successo, tanto da risultare in breve esaurito. Si pose così la questione di realizzare una nuova edizione, arricchita e integrata con le scoperte più recenti. La materia si è infatti accresciuta col tempo parimenti all’interesse suscitato nel pubblico, e con una progressione tale da sconsigliare affrettati progetti di riedizione.

Ora però questo nuovo libro è pronto e si offre all’attenzione della vasta platea di appassionati e studiosi dell’Etruria rupestre. Nuovo, e con ragione: a cominciare dai contenuti,  incrementati al punto da riempire cento nuove pagine, che si aggiungono a tutte quelle precedenti; nuovo per il titolo, che allarga il suo orizzonte a tutta l’Etruria meridionale e non più alla sola regione dei monti cimini e della valle del Tevere; nuovo per le collaborazioni, grazie al contributo dei nostri amici Francesca Ceci, archeologa, e Salvatore Fosci, esperto del territorio, come pure dello studioso Valentino D’Arcangeli. Gli autori ci accompagnano così alla scoperta di un’Etruria nascosta, misteriosa, per taluni addirittura esoterica, emersa alla conoscenza dopo millenni di oscurità, incuria e abbandono. L’intrigo delle macchie e l’asperità dei luoghi, spesso appartati e non facilmente accessibili, hanno sottratto agli sguardi e all’interesse di appassionati e studiosi questi monumenti inconsueti, atipici, talvolta unici. I massi di pietra lavica in cui sono forgiati e la protezione offerta da ubicazioni recondite hanno consentito a queste straordinarie testimonianze di tempi e popoli remoti di pervenire fino a noi pressoché inalterate, offrendoci la muta evidenza del loro affascinante mistero.

Il territorio di riferimento, impervio quando non selvaggio, è caratterizzato da valli scoscese adagiate tra aspri pianori tufacei i cui ripidi fianchi strapiombano sui letti di rivoli e fossi. Un vero tripudio di macchie, declivi ed umidi anfratti, rifugio di volpi, cinghiali e spinose. Qui l’uomo non ha mai posto stabilmente le sue basi: i luoghi risultano tutt’oggi poco o nulla antropizzati; solo qualche diruto casale o modeste costruzioni di supporto all’agricoltura e all’allevamento del bestiame punteggiano i campi dove i terreni a coltura contendono gli spazi all’abbraccio dei boschi. Ma la cosa che maggiormente colpisce il visitatore è la presenza a valle, o in apparente equilibrio sui tormentati versanti, di uno sconcertante numero di enormi massi rocciosi, distaccatisi ab antiquo dai sovrastanti pianori a causa di terremoti e dell’azione corrosiva dell’acqua e del vento, e rotolati giù nei valloni, quando non precariamente trattenuti da ostacoli lungo il loro percorso.

Può apparire naturale e perfino conveniente che qualcuno, in un passato non ancora del tutto definito, abbia voluto utilizzare queste risorse geologiche per ricavarne monumenti funebri, tombe e altari che ancora sprigionano un fascino singolare e ci pongono muti e inquietanti interrogativi. Chi vede per la prima volta il cosiddetto “secondo sasso del predicatore” nella Selva di Malano, tra Bomarzo e Soriano nel Cimino, potrebbe esser preso da attonito stupore: in mezzo ad una vegetazione rigogliosa si erge solitario e incongruo questo cubo di pietra dalla base modanata insistente su un alto basamento, abbastanza ampio da ospitare i gradini di una breve scalinata laterale di accesso alla sommità del “cubo”. Irresistibile la tentazione di salirvi per trovarsi su una piccola piattaforma che apre lo sguardo verso un orizzonte infinito. Per non dire dell’autentica meraviglia di questa serie di singolari architetture rupestri ovvero la celebrata “piramide” di Bomarzo: ciclopico macigno che potrebbe richiamare alla mente una sorta di piramide azteca, posato su un costone boscoso e stabilmente trattenuto da un enorme masso che poggia sul declivio della scarpata, compensandone il dislivello. Mani misteriose, duemila e più anni fa, hanno sapientemente scolpito questo immane masso di peperino, fino a ricavarne una lunga scalinata laterale e due ambienti elevati affiancati da scale che immettono in una piattaforma balaustrata ove, presumibilmente, si compivano cerimonie e sacrifici rituali e dove lo sguardo è libero di spaziare oltre la regione del Tevere, verso l’Umbria e più ancora.

Il fatto che su un tale complesso di emergenze storico-archeologiche non esistesse, prima della pubblicazione di questo volume, alcuno studio condotto con metodo scientifico, se non di tipo frammentario o episodico, rende ragione del merito riconosciuto agli autori. Si tratta in effetti del primo testo che propone una catalogazione e quindi una classificazione cronologica, tipologica e funzionale di questi monumenti. Il proficuo incontro tra l’associazione Canino Info Onlus e i proff. Prayon e Steingraber ha consentito di dar vita e corpo a questo progetto. Il prof. Stephan Steingraber ci propone la storia delle ricerche e scoperte del complesso apparato monumentale, sullo sfondo del relativo contesto storico e socio-economico; il prof. Friedhelm Prayon a sua volta ha curato il catalogo con le schede monografiche delle principali emergenze archeologiche; Francesca Ceci ha dato il suo prezioso contributo nell’organizzazione editoriale e nella revisione dei testi, Valentino D’Arcangeli ha fornito la sua consulenza di affermato storico del territorio e Salvatore Fosci ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo quale profondo conoscitore dei luoghi. Il libro è altresì corredato da un’ampia documentazione fotografica, ricca di immagini inedite appositamente realizzate e da una accurata bibliografia sistematica. Tutto per motivare il lettore alla scoperta di un territorio, la Tuscia, che non cesserà mai di sorprenderci.

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