Etrusca Medicina

 
Dei, miti e rimedi nell'Etruria antica. Il nostro amico e collaboratore Vittorio Gradoli ha scritto un originale libro su religione, magia e medicina presso gli etruschi. Pubblichiamo in anteprima il saggio conclusivo.
La copertina del libro

 

 I cristiani fondano la loro fede nella Resurrezione di Gesù. Infatti morì, fu sepolto, resuscitò dopo tre giorni. Gesù nacque da una madre, Maria, vergine. Ma anche Osiride, sposo e fratello di Iside, morì e risorse. Anche Minerva nacque dal cervello di Giove senza che Giunone intervenisse in alcun modo. Si dirà che queste ultime sono favole appartenenti alla mitologia. Forse che tutti i pagani sono stati dei cretini? O forse sono, pagani cristiani maomettani...., tutti cretini? O magari nessuno è cretino, e tutti hanno ragione? O solo i cristiani hanno il Dio vero? E solo gli ebrei devono considerarsi gli eletti di Dio? Gli etruschi erano credenti? Sì, tanto da credere a tutto. Per questo non credevano in Dio. Quei gaudenti amanti del bello, sensuali stanchi, precursori del divino Marchese, se ne sono andati in punta di piedi dalle terre d'Etruria, senza lasciare una riga della loro cultura raffinata. Delle città dei vivi solo qualche resto poco significativo. Ci rimangono invece, in tutto lo splendore, le città dei morti che ci hanno restituito la vita dell'aldilà, dandoci ampi squarci anche della vita terrena. Grandi artisti, questi nostri antenati, e forse anche bravi narratori. Dobbiamo però accontentarci delle testimonianze degli scrittori di seconda mano, latini e greci: Varrone, Cicerone, Plinio il Vecchio, Seneca... e il pettegolo Teopompo. Arnobio, il retore del quarto secolo convertitosi al cristianesimo, bollò la terra degli etruschi come genetrix et mater superstitionum. Tre secoli prima lo scanzonato dissacratore Lucrezio che, nel De rerum natura, si era burlato delle infinite e pedisseque norme rituali del popolo più ridicolo dell'antichità. Quello etrusco è un Dio arcigno, spietato. Signore e padrone di tutto. Angoscioso e angosciante. Presente ovunque, pronto a manifestarsi in ogni circostanza. A te uomo il dovere di conoscere la volontà di questo cerbero bislacco. Puoi scorgerla nel volo degli uccelli, nello scontro tra due nuvole o nel fragore delle saette, nel rimbombare dei tuoni o nel sibilo dei serpenti, nelle viscere degli animali o nel volteggiare dei vermi. I segni del Dio si riscontrano in ogni istante e in ogni luogo. I sacerdoti soltanto conoscono l'arte di interpretare la sua volontà. Ad essi ti devi affidare se vuoi evitare guai di ogni sorta. Più che carpire la benevolenza degli dei si tratta di allontanare le peggiori sciagure. Dio è la mannaia incombente che ogni etrusco cerca di allontanare, e della quale mai riuscirà a liberarsi. Un detto popolare dell'attuale Saturnia tellus che ha visto sorridere l'etrusco - ma di quel riso beffardo e cinico, arrivato fino a noi dall'oltretomba - suona così: non si muove foglia che Dio non voglia. Lo ripeteva spesso anche mia madre, ma non si dica che la sua origine sia evangelica. È invece etrusca. Tutto è sotto controllo della divinità, artefice del bene e del male. E l'uomo è lì che cerca di trattenere gli strali di un Dio spietato, volubile. Con un Dio così fatto, dove poteva arrivare questo popolo che pure era dotato di intelligenza vivissima e sensibilità sopraffina? Non poteva andare lontano. Il fato batteva alle porte. E intanto, come e quando si è manifestata in Etruria l'entità divina? Un giorno, un infante folletto uscì improvvisamente dal solco tracciato da un contadino e si mise ad insegnare al numeroso popolo accorso (tum illum plura locutum multis audientibus, dice Cicerone) le leggi della vita e della morte: era nata la religione in Etruria. Questo bambino si chiamava Tagete. Altre rivelazioni sarebbero state fatte da una ninfa dal nome incerto, ma che i più indicano come Vegonia. Insegnò, nei "libri vegonici" che si conservavano a Roma al tempo di Augusto, le regole dell'Agrimensura e per interpretare i fulmini. Più di mille anni dopo nasceva in Oriente un altro pargolo: Gesù. Che però volle attendere trent'anni prima di annunciare la sua religione. Una religione senza prescrizioni, senza riti e senza pratiche esteriori. Incentrata su un padre comune, Dio, e tanti figli, gli uomini. Due religioni rivelate. Tanto esteriore l'etrusca, quanto intima la cristiana. Monoteistico, universale, liberatorio, rassicurante il messaggio evangelico, con un Dio venuto tra noi e che abita in interiore homine. Il Dio degli etruschi lo vedi occhieggiare tra le nuvole, nel lampo delle saette, nel planare degli uccelli, nelle viscere degli animali. Non ti attende sorridente alla soglia dell'Ade, perché la morte non esiste. L'aldilà è la continuazione dell'aldiquà, con gli stessi piaceri e dolori. Se vuoi farti amico gli dei sappi essere generoso con loro. La religione è un mercato. Dai e ti sarà dato. Sii astuto, cerca di carpire i loro segreti. Per questo puoi rivolgerti ai sacerdoti, a coloro che sanno. In tutte le religioni prima di Cristo, i rapporti degli uomini tra loro sono estranei alla religione, che ti dirà invece come invocare Dio e come conoscere la sua volontà. Mai la divinità detterà le leggi di comportamento civico o politico. Ogni teologia pagana ha le sue leggi che la vita privata non conosce. Con Cristo soltanto la teologia si calerà nella sociologia. Ecco la Rivoluzione che doveva cambiare il mondo. E l'ha cambiato, ma solo in superficie, nella carta, all'anagrafe. Nel XXI secolo dell'era cristiana non impera il messaggio di Cristo ma la superstizione degli etruschi. In nessun paese del mondo, come in Italia, la religione che fu dei tirreni ha ancora tanti proseliti. Dove, come in Italia, si invocano Dio, i Santi, la Madonna per avere la promozione agli esami, per vincere al lotto, per guarire da una malattia? Dove tanti amuleti, portafortuna, ferri di cavallo nelle tasche, ai polsi e al collo? Per ogni circostanza c'è una preghiera appropriata ed un Santo specialista pronto ad intervenire. Il tutto, spesso, con l'imprimatur delle curie vescovili. Dove tanti maghi e maghe, a pagamento, pronti a toglierti il malocchio, a farti incontrare l'anima gemella, che ti predicono il futuro? Le emittenti private sono invase da queste figure comiche e tragiche insieme. L'incredibile è che la gente segue e desidera queste trasmissioni. In quale altro paese del mondo poteva rendersi possibile una seduta spiritica per trovare l'on. Moro sequestrato dalle Brigate Rosse? Lo sapete che ad indire questa seduta non sono stati dei goliardi giocherelloni o gli adepti di sette sataniche, bensì i componenti dello stato maggiore della Democrazia Cristiana con in testa Pella, Scelba, Fanfani e il giovane promettente Prodi? Per greci e romani, invece, Dio e uomo erano in rapporto dialettico. Lo stesso che può esserci tra servo e padrone. Per quanto nelle molteplici divinità potessero essere predominanti gli aspetti antropomorfi, Dio era in alto, l'uomo in basso. I rapporti erano regolati da un patto: do ut des. Io ti onoro e ti sacrifico un torello e tu, in cambio, mi concedi il favore. Gli dei erano simili agli uomini e gli uomini rassomigliano agli dei. Un popolo intelligente ed estroverso come quello etrusco poteva ancora essere a lungo imbrogliato dalla casta sacerdotale imperante? Poteva ancora continuare a credere nel tuono e nel fulmine come emanazioni dirette di Tinia? Passare una vita a scrutare la direzione degli uccelli in volo o a scandagliare le viscere delle vacche per capire la volontà del Dio? Arrivò così il tempo della resa dei conti. E l'imbroglio, la truffa, il demenziale raggiro furono evidenti. Cosa sarà di noi? Dove andremo? Che cosa faremo? L'aldilà fu visto come un miraggio di creduloni. Lo sconforto attanagliò quelle anime che un tempo avevano osannato la vita. Ora la disperazione si era impossessata di quel popolo che più di ogni altro aveva amato i piaceri e le mollezze. Sulle loro tombe non più le raffigurazioni di banchetti e orge, ma violenza e terrore. Una volontà nichilistica li travolse. Schiacciati da inesorabile cupio dissolvi, scomparvero dal palcoscenico della storia. Scene di battaglie e di sconfitte, draghi, mostri e serpenti dominano i dipinti tombali dell'ultimo loro periodo. Sono l'anticipazione di una vita infernale. Il demone Charun, terrificante guardiano dell'oltretomba, è raffigurato con un grosso martello in mano. Figure alate circondate da serpenti conducono i "dannati" negli inferi. Non sono risparmiate le donne. Accanto a Charun c'è Vanth, pronta a concelebrare riti di morte, come nell'uccisione dei guerrieri troiani nella Tomba François di Vulci. Forse questi prigionieri di guerra massacrati barbaramente per ingraziarsi gli dei, volevano essere la rievocazione dei trecento romani uccisi a sangue freddo, a Tarquinia, nel 358 a.C. Simili efferati delitti erano dettati dalla convinzione nutrita dagli etruschi, che per ogni nemico ucciso si potesse chiedere e ottenere agli dei la liberazione di un'anima dall'oltretomba infernale. Finché arrivò il greco Ippocrate. Nacque con lui la scienza medica che consegnava all'umanità sofferente i rimedi per vivere meglio senza la preoccupazione di dover leggere un fegato o di osservare il volo degli uccelli. Anche se i discendenti dell'odierna Etruria hanno preferito rimanere fedeli ad Asclepio e ai suoi serpenti, conservando tutto quell'armamentario di superstizioni degli antenati.  

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