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I
Battenti di Altavilla |
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Stanchi, sporchi, laceri
e sudati i devoti di San Pellegrino ripercorrono ogni anno il
cammino dei loro padri per testimoniare la propria fede. |
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di
Giuseppe Moscatelli |
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Laceri, sporchi e
scalzi |
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Chi, oggi, il 24 agosto decide di
spostarsi fino ad Altavilla ha l'occasione di vivere un'esperienza
davvero straordinaria ed emozionante.
In apparenza tutto è assai simile alle grandi feste patronali di
molte città del sud. Il lungo, ampio e vivacissimo corso della
città, autentica rambla in terra irpina, è sovraffollato di gente,
ravvivato da fitte luminarie e cinto sui lati da interminabili file
di bancarelle. I venditori contrattano con i clienti, i passanti si
guardano intorno incuriositi, gli avventori affollano bar e
pasticcerie o si godono la confusione festaiola seduti all'aperto
sui tavoli che occupano i grandi marciapiedi, sorseggiando una
bibita o gustando un gelato. La musica diffusa dagli altoparlanti
dei venditori di CD domina su tutto.
A un certo punto però, un suono stridulo di trombetta avverte i più
attenti che il momento è giunto. Il lungo viale improvvisamente si
libera, la gente si assiepa sui lati della strada guardando in su,
verso l'inizio della via. Sono arrivati loro: i Battenti di San
Pellegrino.
Sono uomini e donne, giovani e adulti, ragazzi e bambini. Tanti i
bambini, fin dalla più tenera età, addirittura neonati. |
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Gli uomini indossano un ampio e
leggero pantalone bianco e una canottiera, di quelle che un tempo
portavano i nostri braccianti; le donne una camicia bianca e una
gonna rossa. Sono tutti scalzi, compresi i bambini. Portano legata
ai fianchi o a tracolla una lunga fascia rossa e saltellano
incessantemente: mentre marciano e anche da fermi, durante le pause
del percorso.
I gruppi arrivano fin dal primo mattino: si dispongono in fila sui
due lati della strada e procedono a passo veloce lungo il corso,
fino a raggiungere la chiesa dell'Assunta. In mezzo a loro solo i
"trombettieri" che liberi da ogni disciplina corrono in
continuazione avanti e indietro, cadenzando col suono il ritmo
della corsa.
I bambini sfilano tutti insieme, talvolta tenendosi per mano. I più
piccoli e i neonati sono portati in braccio o sulle spalle da un
genitore, generalmente il padre. E non deve essere facile correre
scalzi, sotto il sole, coi figli in collo. La fatica si legge sui
volti dei devoti: i corpi sono sudati, i piedi neri come pece, gli
abiti sporchi, raffazzonati e con i bordi laceri. Come dovevano
essere gli antichi pellegrini, dopo l'affanno e le insidie del
viaggio; come i loro padri, di cui testimoniano e rinnovano la
fede. |
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Un suono prolungato, a metà percorso
e in prossimità della chiesa, annuncia il rituale gesto devozionale
dei Battenti, omaggio al Santo e insieme espressione viva di
umiltà: tutti i devoti si prostrano bocconi sull'asfalto cocente,
per interminabili secondi, nel silenzio assoluto, finché l'urlo
stridulo della trombetta non li incita a riprendere la corsa.
I gruppi si succedono, senza una particolare cadenza, per tutto il
corso della mattinata. All'arrivo di un gruppo di Battenti,
annunciati dal suono aspro della trombetta, il viale si apre per
accoglierli e applaudirli, per poi richiudersi alle loro spalle,
nella consueta confusione della festa. A vederli sembrano tutti
uguali, ma ogni gruppo ha una sua particolarità: il modo di
annodare o tenere la fascia, un fiore stretto in una mano, il
particolare ritmo soffiato nella trombetta, una mano posata sul
petto. Anche nel momento devozionale ogni gruppo segue un suo
preciso rituale: i devoti si sdraiano completamente sulla strada,
in file verticali o talvolta a spina di pesce; si inginocchiano
piegando fino a terra la testa; restano fermi accentuando il
saltellio. |
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Sono molte centinaia i partecipanti,
provenienti dai paesi irpini e del Sannio: raggiunta la chiesa
dell'Assunta rendono omaggio al Santo, avanzando verso l'altare a
piedi, in ginocchio o carponi, secondo il rituale del gruppo, e non
trattenendo talvolta manifestazioni esteriori della fede tumultuosa
che agita i loro cuori.
Per ultimi sfilano i padroni di casa: il gruppo Battenti di
Altavilla. E' il gruppo più numeroso, quello che maggiormente
accende l'entusiasmo della folla. Il suo percorso non si
differenzia dagli altri, se non nella parte finale: la processione
è infatti chiusa da un gruppo di battenti che portano a spalla su
un semplice baldacchino l'effigie di San Pellegrino, una statua o
talvolta un ragazzo abbigliato come il Santo, seduto su un trono e
con la testa piegata sul braccio nella dolce posizione del
dormiente.
Intanto, lungo il corso, il groviglio di festanti, bancarelle,
turisti, fedeli, venditori, avventori e passanti si va diradando: è
ormai ora di pranzo. Tornerà ad animarsi nel tardo pomeriggio e in
serata: si accenderanno le fantastiche luminarie, ci saranno i
cantanti e i fuochi d'artificio. Domani sarà festa grande: la festa
di San Pellegrino. |
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Tutte le foto sono di
Giuseppe Moscatelli e sono state scattate il 24 agosto 2004 ad
Altavilla Irpina |
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