La festa della Madonna del Monte

A Marta, sul lago di Bolsena, la festa dei maschi in onore della Vergine


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Parte terza

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Testo e foto di Giuseppe Moscatelli

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Le passate

Quando i partecipanti al corteo, spingendo, trainando o trasportando a spalla le varie strutture – per i carri di dimensioni maggiori si ricorre all’ausilio di mezzi meccanici – sono giunti sul Monte, vale a dire sul piazzale retrostante il Santuario, l’euforia sembra acquietarsi. In effetti l’ultimo tratto del percorso, in ripida salita, risulta alquanto faticoso e mette alla prova la resistenza dei devoti, che si fermano, leggermente arretrano, prendono la ricorsa e ripartono in velocità per portare fin sulla cima le loro creazioni.

Quando tutti carri si sono posizionati, la ritualità recede e il clima che si instaura è quello di una sagra paesana. I pecorai fanno la ricotta e la offrono al pubblico che affolla il piazzale; i mietitori simulano l’antica pratica della trebbiatura manuale battendo con il curriato le gregne; le fontane zampillano; tutti guardano con curiosità e ammirazione le composizioni floreali e di frutta e, con qualche rammarico, l’abbondanza di pesce che si sta deteriorando sotto il sole cocente. Molti allungano le mani per agguantare una mela, un ramo di ciliegio o un grappolo d’uva. Anche i partecipanti al corteo “rompono le righe” e si accompagnano a parenti e amici; più spesso si siedono all’ombra per uno spuntino a base di formaggio, affettato, salsicce; si passano i fiaschi di vino dai quali si beve a tonfo, anche i pescatori placano le loro intemperanze.

Dall’alto del colle il lago riluce sotto i raggi del sole, tutto suggerisce tranquillità e quiete. A questo punto, essendosi fatto peraltro abbondantemente mezzogiorno, i turisti e i visitatori riprendono la strada di casa, ritenendo finita la festa. Ma si sbagliano.

E’ questo il momento che ogni martano aspetta lungamente per un anno, quello a cui ha dedicato settimane se non mesi in attività e pensieri, è il momento delle Passate.

I devoti, ora Passanti, stanno per essere introdotti al cospetto della sacra immagine della loro Madonna, che affrescata sulla parete retrostante l’altare del piccolo Santuario è pronta a ricevere il loro omaggio.

E’ una cerimonia privata, quasi intima, al di là della sua esteriorità tumultuosa e quasi blasfema. I forestieri se ne sono quasi tutti andati, molti ignorano che tutta la festa, la sfilata, i carri, la salita al monte non sono che il preludio, la preparazione a questo momento. E’ qui che l’orologio biologico che in qualche parte del DNA governa le azioni dei martani torna a far girare precipitosamente le sue lancette.

I gruppi spontaneamente si ricompongono, ogni categoria si ricompatta e, seguendo lo stesso ordine del corteo, si appresta ad entrare nel tempio. Quella che segue è un’esplosione incontenibile di profana devozione, un crescendo di incoercibile euforia che accompagna i Passanti nel corso dei tre giri rituali che ogni categoria compie prima che ognuno di loro possa lasciare ai piedi dell’altare la sua offerta in prodotti della terra e del lago. Entrano dalla porta della chiesa, attraversano il presbiterio ed escono da quella del piccolo convento adiacente al tempio, per tre lunghissimi, interminabili giri. Gridano, inneggiano, invocano, cantano con quanta più forza hanno in gola la loro fede impareggiabile nella Madonna santissima del Monte; la volta del tempio amplifica le grida che le pareti sembrano non contenere. I sementerelli gettano a pioggia dalle loro bisacce i fiori di maggio su chi assiste al rito, sui Passanti, sulle suppellettili sacre, sull’altare, su tutto e su tutti. I fiori schiacciati dalla moltitudine dei devoti esalano un odore acre che in breve riempie e disturba le nari. Gli attrezzi e gli strumenti della fatica contadina – un tempo anche gli animali al seguito – entrano nel tempio in braccio, trainati, a spalla dei loro portatori. Il clamore assordante, le grida sguaiate, la gestualità enfatica, i volti stravolti, arrossati e i corpi sudati dei Passanti potrebbero scioccare gli estranei.

I più scalmanati sono naturalmente i pescatori, specie i più giovani. Con le vesti ormai lacere, sporchi e puteolenti reiterano senza fine le grida di giubilo; ha un bel daffare il povero parroco a richiamarli alla calma, alla continenza, al rispetto. Come una valanga che discende incontrastata il versante di una montagna così la loro foga travolge indistintamente il sacro e il profano, il lecito e l’opportuno, ogni misura e contegno. Portano a spalla o in gerle i pesci più grandi e più belli, ormai in gran parte avariati dal sole, e li riversano sull’altare e ai suoi piedi, dove si sovrappongono e si mescolano alla frutta schiacciata, agli ortaggi pesti, alla ricotta tracimata dalle fuscelle, alle spighe frantumate, ai formaggi sfatti e alle verdure sbattute. Non si è lontani dal vero affermando che il sacro luogo ha ora l’aspetto di una discarica. Nessuno tuttavia potrebbe dubitare che in questo modo i passanti vogliono solo esprimere in modo energico e corale la loro fede ineguagliabile e il loro amore incondizionato verso la Madonna Santissima del Monte.

Solo al compimento del terzo giro gli animi si placano: tutti si prostrano deferenti sotto gli occhi benevoli della Madonna del Monte e baciano inginocchiati l’ostensorio contenente la sacra reliquia del velo della Vergine che il parroco offre loro e che ha il nome simbolico di “Pace”. Il rito si conclude, la “pace” è tornata nei loro cuori e nelle loro membra. Ogni passante riceve grato la grande ciambella di anice – dalla lunga e complessa lavorazione - che il “Signore” di ogni categoria ha preparato per i suoi, la infila in un braccio ed esce dalla chiesa. La ciambella rituale, quasi un premio per l’impegno e la fatica sostenuti, non destinata alla consumazione, verrà appesa in casa a ricordo e testimonianza della partecipazione alla festa.

Il ritorno al paese avviene, se non alla spicciolata, comunque senza particolari formalità, a parte la voglia incessante di acclamare la Madonna. I Passanti non rinunciano comunque ad un giro nel centro storico dove vengono accolti dalle loro donne con una pioggia profumata di fiori di maggio, petali di rose ed erbe aromatiche. La benedizione impartita dal parroco ai Passanti raccolti sulla piazza, suggella la fine della grande giornata.

I pescatori si apprestano alla passata

Le offerte vengono deposte sull'altare Il bacio alla reliquia della 'Pace' conclude la passata

I pescatori si apprestano alla passata

Le offerte vengono deposte sull'altare

Il bacio alla reliquia della 'Pace' conclude la passata

  L'intero percorso è scandito dalle grida
L'intero percorso è scandito dalle grida
  -La fatica si legge sui volti
La fatica si legge sui volti
  Sfilano i pescatori
Sfilano i pescatori
  Il corteo è chiuso dal clero, con il parroco che porta la 'Pace'
Il corteo è chiuso dal clero, con il parroco che porta la 'Pace'
  Sul piazzale del Santuario i carri si lasciano ammirare
Sul piazzale del Santuario i carri si lasciano ammirare
  I sementerelli aprono le passate
I sementerelli aprono le passate
  -La passata dei villani
La passata dei villani
 

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