L'odore del sangue in onore
della Vergine Maria

I riti settennali di penitenza a Guardia Sanframondi, nel beneventano


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Parte seconda

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di Giuseppe Moscatelli

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Quadri mistici

  Intanto la processione ha preso a sfilare: non si tratta ancora dei battenti, no, loro verranno per ultimi. Si tratta delle centinaia di figuranti che ho visto ammassati nel chiostro in ordine sparso e che ora, ricomposti, suscitano quasi timore riverenziale per la solennità con cui incedono. Avanzano a piccoli gruppi, preceduti da un "araldo" che in un cartello indica il tema, formando quadri mistici aventi ad oggetto la vita di Gesù, dei santi, la storia della Chiesa.
Qualcosa, per intenderci, di molto simile ai misteri di Santa Cristina a Bolsena: con la differenza che lì le rappresentazioni sono statiche, distribuite in poche unità lungo il percorso e, soprattutto, i figuranti "tengono" la posizione solo per pochi istanti; qui invece i quadri mistici sono centinaia, sfilano per chilometri sotto il sole impietoso, e reiterano per ore e ore la loro posa.
 

 
 
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La folla in attesa dei battenti
 
 
 
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La processione dei battenti
 
 
 
 

  La processione in effetti procede con una lentezza esasperante, che enfatizza e dilata la sua valenza penitenziale e mistica. Nulla è lasciato al caso o all'improvvisazione: ogni gesto, ogni sguardo, ogni minuta espressione del volto dei personaggi rappresentati è studiata, misurata, provata. E' autentica.
Ho visto odio vero nell'occhio del killer che dirigendo il suo sguardo nel mirino del fucile trucidava padre Kolbe; ho visto l'abbandono di un corpo esanime sulle braccia dell'apostolo che sorreggeva Cristo deposto dalla Croce; ho visto la disperazione di Giuda dopo la consumazione del tradimento.
  Anche gli "attori", verrebbe da dire, tale è la loro immedesimazione, sono scelti con estrema cura: i giovani che impersonano Gesù, in particolare, comunicano quel senso di sacro e di dolente umanità che ci ispirano la Pietà di Sebastiano del Piombo e la Deposizione di Caravaggio.
Gran parte dei figuranti camminano all'indietro, per non incrinare la solidità e la compiutezza del quadro rappresentato: procedendo a piccoli passi conservano per alcuni metri la fissità del gesto e dello sguardo, quindi si rilassano; poi si ricompongono e ripartono, e così per ore, per chilometri.
Il pubblico però attende i battenti, quasi tutti sono (siamo) lì per questo.
 

  Ora sfilano i bambini: anche loro sono ammessi alla flagellazione rituale. Hanno catenelle di lamelle metalliche con le quali si battono ritmicamente sulle spalle. I colpi però sono quasi del tutto attutiti dal pesante saio da fraticello che indossano. Certo non si fanno male: mi chiedo però se tutto ciò sia giusto.
  In fondo, rifletto, anche i piccoli pescatori che sfilano scalzi durante la Barabbata di Marta trainando a braccia i loro pesanti carri; o i piccoli facchini che portano sulle spalle a Viterbo la mini macchina di Santa Rosa, ecco anche loro potrebbero suscitare in occhi forestieri una simile apprensione.
  Proseguono i quadri mistici. Decido di cambiare posizione per migliorare la mia visuale. Attraverso la strada tra la fine di un quadro e l'inizio di un altro e mi giunge, inaspettato, il rimprovero forte e aspro di una signora che da una finestra recrimina a gran voce per il mio atto.
Avrei dovuto immaginarlo, nessuno spazio al folclore e allo spettacolo, c'è solo devozione autentica. Per tirarmi fuori scendo per un vicolo, quasi a precipizio.

 
 
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Il rito del sangue
 

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