L'odore del sangue in onore
della Vergine Maria

I riti settennali di penitenza a Guardia Sanframondi, nel beneventano


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Parte quarta

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di Giuseppe Moscatelli

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La Vergine d'oro

  Dobbiamo andare. Le persone che mi accompagnano hanno quasi esaurito energie e motivazione. Il sole è al centro del cielo, e dispensa incurante bagliore abbacinante e calura opprimente. Dobbiamo ritornare. La processione è interminabile, durerà ancora per ore. Scendiamo per i vicoli e ritroviamo i figuranti. Avanziamo a rasomuro, cercando (inutilmente) di non dare nell'occhio e ricevendo, come era assolutamente prevedibile, risentiti rimbrotti.
  Improvvisamente un enorme boato scuote le nostre orecchie: ci guardiamo per un attimo con apprensione. Siamo gli unici rimasti in piedi, tutti intorno a noi sono caduti in ginocchio: figuranti, coadiutori, penitenti, vecchi sulle porte di casa, bambini, donne sui balconcini. Il silenzio è assordante e irreale: qualcuno ci guarda con riprovazione, forse perché non ci siamo inginocchiati. Dopo appena qualche istante tutti si rialzano e la processione riprende.
Il boato è il segnale che la venerata immagine della Vergine Santa è uscita dalla Chiesa e va ora incontro compassionevole ai suoi figli penitenti. Ci fermiamo.
 

 
 
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I battenti sfilano tra due ali di folla
 
 
 
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La Madonna in processione
 
 
 
 

  Eccola infine, l'Assunta: colei in onore della quale ogni sette anni il popolo di Guardia versa devotamente il suo sangue; il simulacro sacro che chiama gli emigranti al ritorno dalle più lontane nazioni; la dispensatrice di grazie portata in trionfo dopo aver atteso sette lunghi anni chiusa e inaccessibile nel suo tempio.
  La statua della Madonna, scortata dai carabinieri in alta uniforme, risalendo il vicolo è raggiunta da un raggio di sole: immediatamente si illumina ridondando di mille e mille bagliori. E' portata a spalla dai battenti anziani in abiti borghesi ed è ricoperta all'inverosimile da monili d'oro di ogni genere e foggia. Spille, fibule, anelli, bracciali, collane, catene, medaglie, corone, diademi, gemme, orecchini, pendagli… quasi la rivestono, lasciando scoperto solo il suo volto e quello del Bambino. E' sistemata su un piccolo e semplice baldacchino, anch'esso sommerso dai paramenti d'oro.
  Tutt'intorno la ressa dei devoti che si contendono l'onore di portarla sulle spalle, arrivando - letteralmente - quasi a litigare pur di sostenerla per un breve tratto.

 

  Le due processioni, quella della Madonna e quella dei Battenti, ad un certo punto si incontrano: ed è qui che i penitenti, al cospetto agognato della Madre divina, si flagellano impetuosamente con ogni residua energia, implorando grazia e benedizione. Lei passa trionfante e benevola tra loro, inginocchiati, che irrorano di sangue il suo cammino, quasi a formare un mistico tappeto.
  Tutto è ora compiuto. I battenti si dileguano e si disperdono per i vicoli e per le case. Gettano le vesti madide, si lavano e si rivestono; e in abiti borghesi si uniscono alla folla dei fedeli che riaccompagna la Madonna verso il tempio. Nessuno sa chi sono, nessuno potrebbe riconoscerli. Ricoprono con una camicia le lesioni che, essendo solo superficiali, si rimarginano subito. Non ci sono più. Quasi un effetto ottico. Verrebbe voglia di andar lì, come Tommaso, a toccare con mano.
Si potrebbe quasi non crederci. Ma ci sarà una nuova opportunità.
Fra sette anni.

 
 
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La statua della Madonna rivestita d'oro
 

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