Intervista a Paride De Carli
e Pier Carlo Leoni (Sandro)


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Parte Terza

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di Roberto Aceti

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- Puoi parlarmi del gruppo degli "Stereo 4"?
PARIDE: Più che un gruppo si è trattato di un progetto, di una commissione, che ricevetti nel 1971 dal produttore Lucchetti. All' epoca lavoravo come turnista presso gli studi di registrazione "Globe Studio" a Roma, vicino Piazzale Clodio. Lavoravamo per creare delle musiche di sottofondo che poi sarebbero state usate nell'ambito televisivo; per fare ciò chiamai con me anche Gianni Bonavera ed Alberto Rocchetti che conoscevo gia da alcuni anni visto che abitavamo tutti abbastanza vicino.

- Le musiche di questo progetto erano interamente tue?
PARIDE: In linea di massima si, melodia e struttura erano le mie, le parti con il flauto e tastiera sono semi-improvvisate...

- Com'è la vostra formazione musicale?
PARIDE: Ho iniziato a suonare la chitarra a 19 anni. Per un periodo, presi lezioni private con un maestro; determinante fu poi suonare all'interno di navi da crociera. Grazie a questo lavoro ebbi l'opportunità di scoprire i generi più disparati, dalla musica reggae alle musiche
sudamericane come la bossanova. Suonai con moltissime persone (inclusa una jam notturna con Vinicio de Moraes, ndr), girai il mondo per un tempo piuttosto lungo e questo arricchì notevolmente il mio bagaglio culturale-musicale. Poi con l'avvento del rock in Italia cominciai ad interessarmi a questo nuovo modo di suonare.

SANDRO: La stessa cosa si può dire di me, l'esperienza sulle navi fu determinante per la mia formazione, ricordo che, a seconda di dove sbarcavamo, dovevamo impararci interi repertori dei generi più vari, e questo mi aiutò molto. A differenza di Paride sono un autodidatta ma anch' io cominciai più o meno a quell'età...

 

La copertina originale del 33giri
"Tutto deve finire" che la
Seconda Genesi incise nel 1972

 



Paride De Carli quando suonava con
i Peppermint Group a Genova nel 1966

- E il resto del gruppo?
SANDRO: Gianni e Nazzareno erano autodidatti. L'unico che fece il conservatorio, ma non ricordo se portò a termine gli studi, fu Alberto.

- Come mai, pur abitando abbastanza vicino, non ti sei trasferito a Roma, città all'epoca musicalmente molto viva, ma sei andato a Genova?
PARIDE: Il motivo è piuttosto semplice: a Genova abitava un chitarrista mio amico e avevamo progettato gia da qualche tempo di mettere su qualcosa di musicalmente valido, quindi come terminai il servizio militare lo raggiunsi. Con me c'era anche Leoni, io e lui eravamo amici d'infanzia e con la stessa passione per la musica. Così formammo un gruppo che suonava principalmente beat.

- Cosa mi dite della Seconda Genesi?
PARIDE: Subito dopo aver registrato le musiche commissionate da Lucchetti, sempre sotto la sua spinta decisi di formare un gruppo vero, costituito da gente che conoscevo molto bene. Fu la nostra prima esperienza rock in assoluto, in precedenza avevamo suonato altri vari generi, spesso pure molto differenti tra di loro, come il beat ed il rithmyn'n blues, ma eravamo completamente a digiuno di rock. L'esperienza fu tuttavia molto breve perché il disco non entrò nei principali canali di diffusione. Fu comunque una vicenda strana perché il lavoro fu poco pubblicizzato ma dove riuscì ad arrivare ricevette recensioni più che positive, ed oltretutto c'era l'interessamento alla sua produzione da parte di una major di serie A come era l'allora Messaggerie Musicali. Ma alla fine non se ne fece e seppe più nulla ed i motivi ci risultano tutt'ora ignoti...

SANDRO: Forse perché questa formula commercialmente non funzionava. Il rock all'inizio abbagliò molto i discografici che cominciarono a finanziare qualsiasi cosa riguardasse tale genere, ma poi si accorsero presto che questi erano prodotti di nicchia, con poco potenziale commerciale e lasciarono perdere.

- Influenze?
PARIDE: Led Zeppelin elettrici, Jethro Tull, Deep Purple, Sun Ra e poi tutta una serie di chitarristi dalle estrazioni musicali più disparate, partendo da Al Caiola sino ad arrivare a Jimi Hendrix. Ascoltavo (e ascolto tutt'ora) molto anche il blues, il country e la musica classica.

- Come siete arrivati a conoscere questo tipo di musica?
SANDRO: Principalmente attraverso la radio, che all'epoca di pezzi come questi ne trasmetteva molti più di ora; poi ovviamente i dischi si compravano su consiglio degli amici.

- Come avvennero le registrazioni dell'album?
PARIDE: Il disco fu realizzato in pochissimo tempo, quattro prove da due ore ciascuna. I pezzi li preparammo suonando in uno scantinato di una chiesa per alcune settimane. Registrammo in multitraccia, senza spartito. Ricordo ancora l'emozione che avevamo, dovuta soprattutto al fatto che raramente ci registravamo. Per alcuni, come Pier Carlo, questa fu la prima esperienza in assoluto in sala di registrazione...

SANDRO: ...e poi c'è da aggiungere che suonai la batteria senza sentire il basso in cuffia e quindi senza nessun punto di riferimento! Neanche il click mi poté essere d'aiuto perché la sala ne era sprovvista. Questo perché durante le registrazioni subentrò un problema tecnico che mi impedì di sentire le basi pre-registrate. L'unico punto di riferimento fu allora Paride che stava al di la del vetro e mi faceva dei cenni per darmi un aiuto, scuotendo la testa, muovendo la bocca e soprattutto facendomi vedere i movimenti della sua mano destra sulla chitarra che, ovviamente, non era amplificata perché Paride stava mimando il tutto in un'altra stanza. E' un miracolo aver suonato bene la batteria durante quelle registrazioni. . ..! !

 



Sandro Leoni quando suonava con
i Peppermint Group a Genova nel 1966

- Lucchetti compare tra gli autori dei brani: che ruolo ha avuto nell'elaborare la musica?
PARIDE: Nessuno. Compare tra gli autori dei pezzi perché io all'epoca non ero iscritto al sindacato dei musicisti e quindi lui fece da prestanome. Le musiche erano completamente nostre, scritte principalmente da me e da Gianni Bonavera, mentre Cassia scrisse i testi, che furono elaborati dopo aver curato l'aspetto strumentale dei brani.

- Cosa mi dite della vostra esibizione al festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze?
PARIDE: Fu la nostra unica esperienza live con la Seconda Genesi. Lucchetti organizzò la cosa per promuovere il disco. Suonammo circa 45 minuti, eseguimmo tutti i pezzi dell'album mantenendone pressoché inalterata la struttura, lasciammo un po' di spazio in più per quanto riguarda gli assolo. Ricordo che la nostra esibizione piacque molto al pubblico, nonostante i nostri pezzi avessero uno stile leggermente differente da quello proposto dagli altri gruppi.
 

Questa intervista è stata tratta dalla tesi di laurea "Il rock nell'underground romano tra il 1970 ed il 1980" discussa nell'anno accademico 2004/2005 presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in DAMS - Per gentile concessione dell'autore Roberto Aceti.

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