Ecco come il poeta Ruggero Bonifazi, detto “Il Tredicino”, descriveva
negli anni ’70 l’amico Orlando Tombolella che in quel tempo aveva
l’hobby di imbalsamare di uccelli:
Ultimo personaggio e
più carino,
tutti i giorni nel dopo lavoro
se mette là dentro ‘no sgabuzzino
Non è uno studio, è un imbalzimatoro,
drizza tutti gli uccelli de Canino
gliele fa proprio come vonno loro.
Uno gli ha dato mezza beccaccina
l’ha aggiustata co 'n culo de gallina.
Ma poe te la fa senza medicina:
Perchè che fa? La ciccia se la magna
l’empie de stracce co’ ‘na cucitina
così con meno spende con più guadagna.
Dopo, se l’animale se rovina
dice al Cliente: "Porta la compagna,
se non ce l’hai portame ‘n altro uccello
te lo raddrizzo come ho fatto a quello".
Oggi Orlando non fa più l’imbalsamatore e si dedica ad una attività che
lo colloca a pieno titolo nella categoria degli artisti: scolpisce il
legno e soprattutto il nenfro, una pietra locale che affascinò anche
gli Etruschi molti secoli prima.
Completamente autodidatta, crea le suo opere con pochi strumenti: un
mazzuolo, uno scalpello, una martellina, una pietra levigata e un blocco
di nenfro che provvede egli stesso a reperire nelle campagne intorno a
Canino.
I soggetti delle sue creazioni sono principalmente forme antropomorfe
frutto della sua vulcanica fantasia o ispirate a personaggi reali,
storici e mitologici: meduse, donne etrusche, sirene, lucumoni e
madonnine. Questo e tanto altro nel repertorio artistico del Tombolella
che, come i grandi scultori rinascimentali, all’interno del suo blocco
di nenfro grezzo intravede già l’opera finita.
Ogni soggetto, prima che venga portato a termine, richiede molte ore di
lavoro ma per l’artista la fatica è ripagata dalla grande la
soddisfazione di vedere l’opera conclusa e mostrata agli amici od
esposta nel giardino della propria abitazione affinché tutti possano
ammirarla nel suo fascino naif.