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Alexandrine de Blechamp-Bonaparte
Profilo biografico della seconda moglie di Luciano e suo intervento
nella realizzazione del monumento di Canino.
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Parte Seconda |
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di
Giulia Item |
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La data a cui risale
l’inizio dei rapporti tra la committente e lo scultore
fiorentino Pampaloni si può dedurre da una lettera
inviata da quest’ultimo il 1° ottobre del 1840. La
missiva, indirizzata ad Alexandrine, parla del monumento
in maniera tale da lasciare intendere che i primi
contatti furono avviati poco dopo la morte di Luciano, e
che un primo abbozzo dell’opera fu già consegnato a
quella data: «Per corrispondere con la sollecitudine
possibile al desiderio che mostrò di aver modificato il
disegno del suo monumento secondo la sua idea, mi
affretto a spedirle il nuovo disegno che hò fatto senza
pretenzione, essendomi prefisso di ben fare intendere
l’idea, che si vuole.» Non solo il contratto fu
stipulato, seppure in via del tutto ufficiosa, a soli
tre mesi dalla improvvisa scomparsa di Luciano, ma sin
dall’inizio la consorte tenne ad influenzare il progetto
secondo il suo pensiero: ancora una volta, come già
abbiamo osservato circa i rapporti della principessa con
altri artisti, ella tenne a far sentire il peso delle
sue opinioni in merito.
Nella stessa lettera, in cui troviamo una accuratissima
descrizione del monumento, Pampaloni riportò ciò che noi
oggi definiremmo un ‘preventivo’ dell’intero lavoro che
ammontava a «6630 francesconi», aggiungendo che
la somma sarebbe stata divisa in 5 rate scandite secondo
i tempi di lavorazione e che: «(...) si obbligherà
piacendo le sud.e condizioni a dar finito il lavoro
spirato che sia il terzo anno della stipulazione del
contratto.»
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Alexandrine de
Bleschamp con i figli
(Museo Napoleonico di Roma)
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Luciano morente assistito da Alexandrine
(Particolare del monumento funebre opera di Luigi Pampaloni
conservato nella Chiesa Collegiata di Canino (VT))
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I consigli della
principessa di Canino continuarono ad arrivare
all’operoso artista che, puntualmente, apportò
le modifiche necessarie dandone notizia ai
diretti interessati: «(...) avvertendo però,
che avendo reso più svelto il monumento le
misure sono tutte alterate,in conseguenza
l’iscrizione dovrà essere alterata in altezza
come riscontrerà il disegno sotto il quale si
troverà segnata la scala proporzionale, in piede
parigino come mi ha mostrato desiderio di avere.»
L’intero monumento fu consegnato nel 1847, pochi
mesi prima della morte di Pampaloni e a sette
anni di distanza dalla scomparsa del principe di
Canino; l’inaugurazione avvenne nel mese di
giugno e vi partecipò lo stesso scultore: «Mi
faccio dovere di significare all’E.V. che mi
sono portato a Canino onde assistere
all’innalzamento del monumento eretto alla
memoria dell’immortale Eroe il Principe Luciano
Bonaparte e degnissimo consorte di V.E.» ;
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il lavoro, messo in opera il 21
maggio di quell’anno, ebbe grande successo e larghi
consensi, «incontrando la piena soddisfazione di tutta la
famiglia che si è trovata presente, come pure ha incontrato
favorevole il voto dei Paesani i quali vanno superbi di
avere un monumento da dettare invidia a qualunque città
principale d’Italia(...)».
Evidentemente, però, Alexandrine fu tanto pronta e sollecita per quanto
riguarda le comunicazioni circa le modifiche al monumento,
preoccupandosi sempre che arrivassero in tempo all’artista,
ma non fu altrettanto solerte nel rispettare i tempi di
pagamento, cosa che creò non poche difficoltà a Pampaloni
che, nel 1845, le scrisse: «Mi prendo la libertà dirigire
a V.E. la presente per significarLa che essendo molto tempo,
cioè avendo come a tenore della scritta terminato il
monumento di cui l’E.V. degnò commettermi, sarei a pregare
V.E. di dare ordine di pagamento, essendo da molto tempo in
disborso all’ultima data(...)». Dunque, lo scultore
dovette continuare la lavorazione dell’opera di tasca sua
(«...per cui sarei a pregare l’E.V. a risparmiarmi questo
sacrifizio...») sperando che, prima o poi, la
principessa pagasse le rate su cui avevano preso dei precisi
accordi; ma così non fu, se nel giugno del 1847, data della
inaugurazione del monumento, troviamo ancora una ‘preghiera’
dello scultore: «Però conoscendo quanto è grande e ottimo
l’animo di V.E: mi faccio animoso a farle comprendere che
tale lavoro mi è costato dei sacrifizj per cui son ben
sicuro che l’E.V: essendo abbastanza sciente in tutto saprà
ben giudicare quali ne siano stati ed essendo sì grande
d’animo spero che l’E.V: si degnerà di un compenso alle mie
fatiche le quali con il più grande amore ho disimpegnate.»
; da questo momento si interrompe il carteggio tra i due,
lasciandoci all’oscuro a proposito della soluzione della
faccenda.
Di certo questo non sarà stato l’unico caso in cui un artista abbia
dovuto sollecitare il proprio committente sui pagamenti (la
storia dell’arte è piena di esempi simili), ma questo
particolare che emerge dai documenti riguardanti l’opera
dedicata al Principe ci permette di conoscere una curiosità
che certamente caratterizzò sia il rapporto tra Alexandrine
e Pampaloni, sia la realizzazione del lavoro, e che non
troveremo mai negli scritti ufficiali dedicati a questi
personaggi. |
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Note:
Le parti in corsivo sono tratte dai documenti dell’Archivio Faina,
Perugia:
“Al Molto Reverendo Padre / Don Maurizio da Brescia / Firenze li
17 aprile 1841” n° inv. CCLXI, II, 1; n° inv. CCLXI, I, 2; n°
inv. CCLXI, I, 3;
lettera di Luigi Pampaloni all Principessa di Canino, n° inv.CCCLVII,
21. |
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