L’acquisto della proprietà fondiaria a Canino


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di Anzio Risi

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  La vicenda dei terreni camerali di Canino è, da questo punto di vista, illuminante. Nel 1804 la Camera Apostolica contrasse un prestito con alcuni banchieri genovesi (5), tra i quali Paolo Girolamo Pallavicini, per una somma di 459.740 lire genovesi all’interesse del 6% annuo. Nel 1808 erano stati restituiti in capitale e interessi 156.940 lire genovesi, restando da corrispondere ancora 302.800 lire genovesi pari a 46.584,61 scudi romani, che sommati agli oneri accessori al prestito, portavano la somma totale a 47.219,81 scudi. A garanzia di quel prestito, i banchieri avevano posto un’ipoteca su diversi beni camerali, tra cui anche i terreni di Canino.
  La situazione politica nel 1808, come abbiamo visto, non faceva presagire nulla di buono per lo Stato Pontificio ed in un certo senso si stava ripetendo quanto avvenuto nel 1798-99 al tempo della Repubblica Romana. In quel periodo il cambio di regime provocò enormi perdite tra i creditori del Papa e i banchieri genovesi non avevano alcuna intenzione di ripetere quell’esperienza, per cui non è difficile immaginare quali e quante pressioni fecero su Pio VII per recuperare i loro soldi non considerando più una valida garanzia l’ipoteca posta sulle proprietà camerali.
 

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Luciano Bonaparte
1808, olio su tela, cm. 71x 53
François Xavier Fabre (1776-1837)
Museo Napoleonico di Roma


  Nel contratto di vendita dei terreni camerali di Canino, non è riportata né l’ubicazione né la superficie, essendo effettuata la vendita:
…a corpo e non a misura, con tutti i suoi annessi e connessi, diritti e raggioni competenti alla Camera Apostolica;(6)
  Oltre ai beni rustici Bonaparte acquistò anche:
…il Dominio diretto o sia il diritto di esiggere il canone dovuto dal Sig. Pietro Stampa per l’enfiteusi del forno a ferraccio di Canino [e] coll’uso della macchia (7).
 Riguardo al prezzo di vendita, al fine di comprendere come fu determinato, è indispensabile esaminare un allegato al contratto che noi abbiamo riportato in tabella 1.
 

Tab. 1

Ragguaglio del prezzo della Castellania di Canino e forno a ferraccio, colla deduzione del residuo della prestanza fatta dai Genovesi nell’anno 1804


Castellania di Canino

Fruttato

Capitale

Dall’affitto dell’anno 1807 provisoriamente combinato col Sig. Parri si è ricavato in contanti scudi

6.200,000

 

E prezzo di rubbia 430 di grano convenuto a scudi 7,75 al rubbio

3.332,500

 

L’affitto del corrente anno 1808 è stato concordato in sole rubbia 700 di grano, attesa la mancanza delle maggesi, che si è concordato scudi 8 al rubbio

5.600,000

 

Sommano le risposte dei due anni

15.132,500

 

E ragguagliano un’anno a l’altro scudi

7.566,250

 

 

 

 

Si defalca l’intera Dativa scudi

1.477,985

 

 

Si defalca la tassa della strade scudi

60,500

 

 

Si defalca la tassa settennale scudi

52,240

 

 

Sommano le risposte passive scudi

1.590,725

 

 

Resta il netto annuo fruttato di scudi

5.975,525

 

 

 

 

Forno a Ferraccio

Corrisponde il Sig. Stampa per il forno annui scudi

1.200,000

 

Per il canone della Banditella scudi

 

185,500

 

Si defalca la rata di Comodo della Dativa scudi

18,550

 

 

Resta il netto annuo fruttato di scudi

1.366,950

 

 

 

 

Somma in tutto l’annua rendita scudi

7.342,475

 

Che al saggio del 7,34 per cento da un Capitale di scudi

100.000,00

 

 

Deducansi da questa somma la residuale rata della prestanza fatta nell’anno 1804 dà Genovesi, gravata egualmente dall’interesse del 6 per cento e restituibile in otto anni come si dimostra coll’annesso foglio, la quale colla spesa ammonta a scudi 47.219,815, residuarebbe il disborso a soli 52.780,185 scudi.

 

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Note
5) ASRo, Segretari e Cancellieri della R.C.A., notaio Nicola Nardi, 27 febbraio 1808, vol. 1336. Allegato al contratto di vendita.
6) ASRo, Segretari e Cancellieri della R.C.A., notaio Nicola Nardi, 27 febbraio 1808, vol. 1336.
7) ASRo, Segretari e Cancellieri della R.C.A., notaio Nicola Nardi, 27 febbraio 1808, vol. 1336.

 


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