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I due cenotafi della Cappella Bonaparte a Canino
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Cenotafio di Carlo Bonaparte |
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di
Giulia Item |
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Il cenotafio dedicato a
Carlo Bonaparte [nota13]
si compone di due parti
fondamentali: un busto-ritratto
del capostipite della famiglia
corsa raffigurato in età
giovanile che,
secondo il gusto imperante
all’epoca della realizzazione
dell’opera, riprende il modello
della produzione di busti del
periodo repubblicano romano, e
un sarcofago su cui è poggiato
il busto. Il sarcofago, di
piccole dimensioni, è in forma
di urna le cui facce sono
interamente strigilate. Il
cenotafio dedicato al padre di
Luciano riprende nella sua
struttura la tipologia del
sarcofago con al di sopra il
busto del defunto, elemento
altrettanto presente in epoca
romana, anche se arrivato fino
al XIX sec. in una versione
mediata attraverso la scultura
rinascimentale [nota14].
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Il Cenotafio di Carlo
Bonaparte
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L’ispirazione più prossima
alla tradizione neoclassica dei
busti inseriti nelle sculture
funerarie appare quella
proveniente dalla scultura
repubblicana romana compresa tra
il IV e I sec. a.C: Laboureur,
ritornando con la memoria a
questi esempi, pensò ad un busto
che ne riprendeva prima di tutto
il dato realistico. Proprio
questo elemento fu usato dallo
scultore per rappresentare
l’individuo nei suoi caratteri
di personaggio pubblico
appartenente ad un elevato rango
sociale. Con particolare
attenzione furono rilevati i
dettagli fisici e
dell’abbigliamento, in maniera
tale da esprimere l’austerità
morale e la forza di volontà del
soggetto analogamente a quanto
fu fatto nei ritratti dei
maggiori esponenti della classe
patrizia della Roma
repubblicana. Laboreur, dunque,
realizzò quest’opera attraverso
la lettura delle affinità
presenti tra intenzionalità di
rappresentazione dei busti
repubblicani e volontà, da parte
del committente, di ottenere un
lavoro che esaltasse i meriti e
le virtù del defunto. Con la
citazione dei principi della
scultura romana l’autore dette
al suo lavoro un elevato valore
storico, tale da tramandare ai
posteri i tratti somatici del
personaggio e, attraverso di
essi, i suoi meriti esemplari.
Dunque, quale migliore
espressione di queste
caratteristiche, se non un busto
concepito secondo gli ideali
delle sculture della Roma
repubblicana. Naturalmente
l’ispirazione ai modelli
classici venne elaborata
attraverso quei concetti che
l’ideologia del tempo impose;
se, da un lato, la scultura
romana aveva fatto del crudo
verismo uno dei suoi elementi
essenziali, dall’altro l’arte
neoclassica impose una diversa
lettura del dato fisionomico:
difatti, il concetto di bellezza
ideale impose una assoluta
trasformazione del dato
realistico, portandolo a
rappresentare non il soggetto
per quello che era, ma piuttosto
facendolo apparire sottolineando
il concetto che avrebbe dovuto
rappresentare. In realtà, il
busto romano, concepito allo
scopo di tramandare quei valori
di cui il personaggio
raffigurato fu degno
rappresentante, ben si prestò a
questa ‘variante’ dettata
dall’ideologia neoclassica: i
grandi uomini furono mostrati
nella quiete della loro anima
sublime, trasformati
esteriormente in una bellezza
dovuta allo stato d’animo e alla
grandezza della gloria. Quest’ultima,
dunque, non fu più rappresentata
attraverso la durezza dei tratti
del volto, ma dalla solennità
della loro posa. Alla luce dei
dati fin qui analizzati, appare
più chiaro il motivo della
realizzazione di un’opera come
il busto di Carlo Bonaparte, che
accompagna il cenotafio voluto
in sua memoria dal figlio
Luciano. Quest’ultimo, infatti,
volle sicuramente ricordare la
figura del padre sottolineando
le sue virtù di uomo politico
che lo contraddistinsero durante
la lotta degli indipendentisti
corsi e che lo portarono a capo
delle fazioni più estreme in
quanto braccio destro di Paoli,
capo dei rivoltosi. Carlo
Bonaparte fu raffigurato nella
sua piena giovinezza, in quegli
anni in cui l’ideale patriottico
lo spinse a lottare a rischio
della libertà, lo stesso ideale
per il quale suo figlio Luciano
combatté agli albori della
carriera politica. E’ chiaro,
allora, che il figlio abbia
voluto conservare la figura del
padre proprio al culmine
dell’impegno morale, ed è
altrettanto chiaro che abbia
voluto che venisse raffigurato
in maniera tale da esprimere il
significato di quelle virtù così
importanti da essere tramandate
ai posteri, proprio come
avveniva per i personaggi
illustri delle famiglie patrizie
romane del I sec.a.C.
Il busto posto sulla sommità del
sarcofago appare come fuori
luogo, quasi fosse un’aggiunta,
ma lo scultore ribadì questa
scelta anche in un’altra sua
opera del 1822: il monumento
alla marchesa Settimia Marini
Maffei e a Pietro Marini.
Nuovamente Laboureur scelse di
coronare l’intera struttura con
il busto della defunta, di
stampo classicheggiante come il
sarcofago, a cui l’opera fu
dedicata.
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Per la sua struttura
il cenotafio di Carlo Bonaparte
può apparire come un elemento
isolato per la sua epoca, ma
risulta altrettanto vero che
esso non è altro che lo sviluppo
di idee e influenze comuni che
determinarono la nascita di un
certo discorso artistico ed è
per questo che appare dunque
possibile identificare l’opera
di Canino come ‘la punta di un
iceberg’ che di lì a poco
emergerà.
Sulla faccia anteriore del
sarcofago è posto un tondo a
bassorilievo con al centro una
figura femminile che, ricoperta
di veli, intreccia ghirlande .
Con molta probabilità questa
figura potrebbe essere un
riferimento al defunto e
all’esaltazione dell’onore che
lo distinse quando fu in vita:
ipotesi ancor più valida se si
considera il fatto che la donna
del bassorilievo intreccia
ghirlande di alloro,
riconosciuta rappresentazione di
tale virtù [nota15].
Anche in questo caso si possono
riconoscere nel lavoro di
Laboureur dei riferimenti
classici, ma è anche vero che il
soggetto non appare del tutto
una novità. Il motivo della
donna affranta che offre il suo
omaggio al defunto ha delle
analogie stilistiche con le
presenze femminili degli altri
monumenti dello scultore: nel
monumento al Cardinale de Bernis,
realizzato nel 1805 per la
chiesa di S. Luigi dei Francesi,
si può notare la presenza di una
figura allegorica, individuabile
come la Fede, che ha delle note
in comune con la figura quasi
coeva del bassorilievo di
Canino. Qualche decennio più
tardi, inoltre, Laboureur tornò
ancora sullo stesso soggetto
sempre per un monumento
funerario. Nel 1823, infatti, lo
scultore realizzò il Monumento
al Cardinale van Goessen, per la
chiesa di S. Maria della
Concezione dei Padri Cappuccini:
anche in quest’occasione fu
utilizzato il motivo della
figura femminile che regge una
grossa croce, proprio come in
S.Luigi dei Francesi. I
riferimenti comuni tra queste
opere, nonostante il fatto che
il bassorilievo del cenotafio si
distacchi leggermente dalle
altre due creazioni a causa del
diverso significato attribuito
alle figure, risultano comunque
validi soprattutto se si
considera che all’epoca della
loro realizzazione fu data
grande importanza alla presenza
di motivi allegorici che ben
potessero rendere il motivo del
congedo del defunto dal mondo
dei vivi o, comunque, del
distacco da una persona cara.
Non è da escludere, infine, una
lettura fatta dal Laboureur di
elementi ripresi direttamente
dalla scultura greca del periodo
classico (450-300 a.C.). La
decorazione di un vaso funerario
attico del 375 a.C., infatti,
raffigura due figure, un uomo e
una donna, che paiono sul punto
di congedarsi. Il vaso da cui è
tratta questa scena fa parte del
corredo per il culto di morti:
in particolare, questa
particolare foggia, fu ideata
per contenere dell’olio (lekythoi).
La donna ritratta è la defunta
che saluta un probabile padre o
sposo o, comunque, una figura
familiare, ed è abbigliata con
un lungo chitone ed un mantello
che le copre il capo [nota16]. Questi
elementi fanno pensare ad un
ampio repertorio composto di
figure della tradizione classica
e della corrente artistica più
recente, da cui lo scultore ha
potuto trarre le principali idee
con cui realizzare la sua
scultura per Canino. |
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Note:
13 Carlo Bonaparte (1740-1785?), padre di
Napoleone I. Nel 1764 sposò Letizia Ramolino, da cui ebbe tredici
figli. Seguace di P.Paoli, dopo la sconfitta degli insorti corsi a
Pontenuovo collaborò con il governo francese e ricoprì cariche
pubbliche. Cfr. F.Masson, Napoléon et sa famille, Parigi 1938.
14 M.S.Lilli, op. cit., pag. 37
15 N. Cecchini, Dizionario sinottico di iconologia, Bologna
1976, pagg.407.
16 R.Lullies, La scultura greca, Firenze 1957, pagg. 75, 76. |
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