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La chiesa Collegiata dei SS. Giovanni e Andrea ai tempi del Principato di Luciano Bonaparte |
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Parte Seconda |
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di
Giulia Item |
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“Alla fine emerge una struttura compatta e bilanciata
che non fa che esprimere visivamente dei contenuti
ideali attivati da quel gusto corrente aperto alle
semplificazioni formali (...)” [nota10]. La realizzazione della
Collegiata di Canino, al contrario di quanto detto fin
qui, è da attribuire piuttosto al periodo iniziale della
carriera di Camporesi, quando ancora la sua produzione
era fortemente improntata sul linguaggio tardo barocco.
E’, infatti, innegabile la presenza di una qualche
influenza del dilagante neo-palladianesimo, sottoforma
di composizione perfettamente equilibrata nelle parti,
ma è altrettanto evidente l’impronta paterna nella
presenza di rimandi a forme non ancora desuete che
resistono in questo periodo di passaggio tra una
tradizione consolidata e un gusto nascente.
Numerosi i capolavori acquisiti durante gli anni e
disposti all’interno della Collegiata: tra i tanti
spiccano, soprattutto, le opere donate da Luciano
Bonaparte. Il principe, infatti, nonostante la
costruzione rientrasse nei suoi possedimenti, non fu mai
tenuto a provvedere alle spese della Collegiata, che
rimasero sempre sotto la responsabilità amministrativa
della Santa Sede; egli, però, contribuì spesso a
mantenere alto il valore artistico della chiesa con
generose elargizioni fatte sotto forma di opere d’arte.
Un esempio di quanto appena detto furono due tondi
dipinti su tavola, situati nella terza cappella della
navata sinistra, cappella che fu giuspatronato dei
Bonaparte e che passò successivamente ai Torlonia [nota11]. I
due tondi raffigurano due profeti e sono stati
attribuiti al pittore Mariotto Albertinelli [nota12.
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La chiesa Collegiata dei
SS. Giovanni e Andrea di Canino
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Ancora, ai primi
dell’Ottocento, la chiesa poté ospitare una statua
coeva, di fattura paesana, a scopo votivo: infatti
l’opera fu realizzata con gli attributi della Vergine
Assunta, la venerata patrona di Canino. Tra le tele più
preziose ricordiamo la Vergine col Bambino e i SS.
Antonio e Filippo Neri attribuita, naturalmente, ancora
una volta ad un artista attivo nell’ambito viterbese,
Bonifazi [nota13], e risalente alla seconda metà del XVII sec.
In una terza tela è rappresentata una Annunciazione del
sec.XVI-XVII e può essere accostabile alla produzione di
Costantino di Iacopo Zelli [nota14], pittore viterbese. Altre
due tele sono prettamente inerenti al periodo
dell’arrivo della famiglia Bonaparte: una rappresenta i
due santi a cui la collegiata è dedicata, S.Giovanni e
S.Andrea, e fu realizzata da Domenico Corvi [nota15] da
Viterbo, artista che aderì pienamente al nascente
linguaggio neoclassico. Sempre nello stesso ambito, ma
su un piano di notorietà sicuramente più alto, è l’opera
che Wicar realizzò nella prima metà del XIX sec. La tela
con cui l’artista ritrasse il pontefice Pio VII, fu
donata alla Collegiata su disposizione testamentaria di
Alexandrine de Blechamp il 13 luglio 1855 [nota16].
Altri due dipinti su tavola trovarono posto nella chiesa
caninense: una Natività, di chiara influenza umbra sulla
falsariga del Perugino o del viterbese Pastura e una con
Madonna col Bambino e i SS. Bartolomeo, Gregorio Magno,
Girolamo e Romualdo, proprietà anch’essa di Luciano
Bonaparte; il Senatore cedette quest’ultima alla
Collegiata nel 1809 e tale dono fu ricordato anche da
una lapide voluta dal Capitolo caninense e modificata
più tardi con l’aggiunta dell’autore [nota17].
Per completare questa rassegna dedicata agli arredi
della Collegiata, non bisogna dimenticare di menzionare
anche quegli oggetti, altrettanto preziosi, che
formarono l’arredo sacro. Molti di questi, tra cui
numerose pissidi, secchiello e aspersorio per le
funzioni religiose, navicelle e candelieri, furono
aggiunti dopo la ristrutturazione del 1793 per rinnovare
il corredo utilizzato soprattutto durante la festa in
onore di S. Andrea, evento eccezionale per i caninensi [nota18]; a questi si aggiungono un cospicuo numero di
reliquiari acquisiti durante i secoli.
Bisogna anche ricordare, tra gli anni ‘40 e ‘50 del XIX
sec., alcune sculture che costituirono il complesso
artistico della nuova Cappella Bonaparte realizzata
grazie all’intervento della principessa di Canino. In
questo modo la Collegiata non solo acquisì un elemento
di grande importanza quale contributo di tipo storico,
ma anche un’ulteriore testimonianza di quanto la
presenza di Luciano Bonaparte potè apportare allo
sviluppo dell’arte anche in un territorio lontano dal
più consueto circuito artistico romano. |
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Note:
10 P. Zanetov, op. cit.., pag. 275.
11 A. Serafini, Musignano, Roma 1920, pag.162
12 Catalogo dei Beni Culturali del Lazio: scheda n°
12/00222827 a cura di A.Ratella (1973); revisione di M.C. Oberti.
13 G.F. Bonifazi, nato a Viterbo nel 1637. Discepolo di
Pietro da Cortona e, come il suo maestro, fu pittore di storia. Al
Museo civico di Viterbo è conservata, tra le altre, una tela dal
titolo L’adultera davanti a Cristo. Cfr. I.Faldi, op.cit., 1970, pag.63;
Bénézit, cit., 1976. Per la catalogazione dell’opera cfr.: Catalogo
dei Beni Culturali del Lazio: scheda n° 12/00222830 a cura di
A.Ratella (1973); revisione di M.C. Oberti.
14 Costantino di Iacopo Zelli, pittore della scuola viterbese
dell’inizio del XVI sec. “Ricordato per la prima volta nel 1509 a
proposito degli affreschi del Pastura a Tarquinia, segno che, a
quella data, il pittore doveva essere già affermato e non più
giovanissimo. Nel 1517 firma e data la Deposizione della chiesa di
S.M. della Verità a Viterbo. Nel 1529 appare ancora in vita.” Cfr.
I. Faldi, cit. , Viterbo 1965; I. Faldi, cit. , Roma 1970, pag. 49.
Per la catalogazione dell’opera cfr.: Catalogo dei Beni Culturali
del Lazio: scheda n° 12/00222831 a cura di A.Ratella (1973);
revisione di M.C. Oberti..
15 Domenico Corvi (1721-1803), pittore nato a Viterbo. “A
quindici anni si trasferì a Roma dove fu allievo di F.Mancini,
ricevendo da lui un’educazione interamente nella tradizione
accademizzante. Nel 1750 vinse il primo premio Balestra
all’Accademia di S.Luca. Nel 1756 è ammesso all’Accademia come
riconoscimento ufficiale dell’artista. Dello stesso anno sono gli
affreschi del Gonfalone a Viterbo. Il suo stile è, a quella data ,
ancora disegnativo e accademico e impostato su schemi
classicheggianti. Il suo periodo di massimo successo fu tra gli anni
compresi tra il 1760 e il 1780, ventennio in cui l’artista produsse
numerose tele da cavalletto , grandi tele di soggetto religioso e
complessi decorativi nei palazzi della nobiltà romana , tra cui il
soffitto per il palazzo Borghese (1771-72). Il Corvi fu attivo anche
come ritrattista , soprattutto al servizio di personalità straniere
di passaggio a Roma in uno stile che ricorda la monumentalità delle
pose deii ritratti del Batoni e il fine modellato del Mengs, ma che
ancora conserva un dinamismo compositivo barocco. Dopo il 1780 la
produzione la produzione del Corvi andò diminuendo, nonostante la
sua notorietà fuori Roma. L’attività del Corvi comprese anche dei
restauri : nel 1782 realizzò il restauro agli affreschi del
Lanfranco nella Loggia di Villa Borghese.” Cfr. G.Scavizzi,
Dizionario biografico degli italiani, Roma 1974; S. Rudolph, Primato
di Domenico Corvi nella Roma del secondo Settecento, in «Labirinthos»,
I (1982), pp.1-45; I.Faldi, cit. , Viterbo 1965; I.Faldi, cit.,Roma
1970, pp.78-84. Per la catalogazione dell’opera cfr.: Catalogo dei
Beni Culturali del Lazio: scheda n° 12/00222843 a cura di A.Ratella
(1973); revisione di M.C. Oberti.
16 Catalogo dei Beni Culturali del Lazio: scheda n°12/
00222846
17 La tavola, ancora oggi situata su uno degli altari minori
della chiesa, è accompagnata dalla seguente iscrizione: «TABULAM
HANC/ A.M. ALBERTINELLI ELEGANTER ET ANTIQUO ARTIFICIO PICTAM/ IN
HONOREM DEIPARÆ VIRGINIS/ S.BARTOLOMÆI GREGORI MAGNI HYERONIMI ET
ROMUALDI/ LUCIANUS BONAPARTE/ SENATORIA DIGNITATE PRAEFULGENS/
PROPTER INNUMERA QUÆ POPULO CANINATI CONTULIT BENEFICIA/ CANONICOROM
COLLEGIUM HOC IN SACELLO POSUIT/ A.D. MDCCCLX». Cfr. A. Donati, cit.,
1921, pag.28
18 A.S.R. Roma, Camerale III, busta n° 498 |
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