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La
collezione di dipinti di Luciano Bonaparte |
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di Anzio
Risi |
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Luciano a Roma
La politica francese di quegli anni vedeva emergere prepotentemente la
stella di Napoleone. La repubblica consolare, nata dopo il 18 brumaio anche per merito di Luciano, nel 1802 si era trasformata in
un consolato a vita e nel 1804, con la Costituzione dell’anno XII,
Napoleone si proclamava Imperatore dei francesi. Per Luciano,
questa, fu una cocente sconfitta politica da cui scaturì la
decisione di partire per l’Italia in una sorta di volontario
esilio. Che non intendesse far più ritorno in patria fu
sottolineato dalla vendita dell’Hôtel de Brienne a sua madre
Letizia.
Luciano partì dalla Francia sconfitto politicamente ma non
certamente povero. In un prospetto redatto dal suo segretario
Campi, possiamo conoscere la composizione delle rendite di Luciano:
200.000 franchi da rendite diverse; 500.000 franchi investiti in
America; 500.000 franchi prestati alla duchessa di Santa Cruz;
65.000 franchi dalla sua carica di Senatore; 15.000 franchi come
membro dell’Istituto.
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D. Velazquez,
"Dama col ventaglio" |
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Annibale
Carracci, "Diana e Atteone" |
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Andrea del
Sarto, "La Leda" |
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Guido Reni, "S.Cecilia" |
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P.P. Rubens,
"Il trionfo di Sileno" |
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A questi dovevano aggiungersi i 900.000 franchi ricavati dalla vendita
dell’Hôtel de Brienne. In questo computo non fu inserita la rendita
annua di 25.000 franchi che egli ricavava dalla Senatoreria di
Treviri assegnatagli da Napoleone nel 1803, ne le somme lucrate nel
periodo in cui fu ambasciatore in Spagna (1800-1801).
Con lui giunse a Roma, il 29 aprile 1804, anche la collezione di
quadri ed in questo primo periodo fu collocata nel castello di
Bassano di Sutri che Luciano aveva affittato dai Principi
Giustiniani. Luciano aveva già conosciuto il Principe Giustiniani a
Parigi, sapeva della magnificenza della collezione d’arte di questa
famiglia ed
era al corrente delle loro momentanee difficoltà economiche, in
breve tempo acquistò i più importanti quadri e antichità da loro possedute
tra cui spiccava la famosa statua della
Minerva già ammirata dal Goethe.
Poco tempo dopo Luciano lasciò Bassano di Sutri e prese in affitto
Palazzo Lancellotti in via dei Coronari a Roma, trasferendovi anche
l’intera collezione d’arte. Il 13 giugno 1804 Giovan Battista
Monti, Domenico Bazzani e Antonio Canova, in qualità di pubblici
ufficiali pontifici, si recarono nella residenza di Luciano per
redigere un inventario dei pezzi che componevano la raccolta,
catalogando 94 dipinti di cui 88 provenienti da Parigi e 6 dalla
collezione Giustiniani.
La raccolta d’arte di Palazzo Lancellotti fece accrescere
notevolmente il prestigio del Senatore Bonaparte nella città del
Papa, il quale si vide riconosciuti questi suoi meriti di amante
dell’arte con la nomina di Accademico di S.Luca e poi, nel 1805, di
membro dell’Arcadia.
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Nel
frattempo, coadiuvato dal pittore Pacetti, continuava a visitare le
collezioni d’arte soprattutto delle grandi famiglie della nobiltà
romana dalle quali acquistò diversi pezzi pregiati. Nel 1804
Luciano acquistò dalla Camera Apostolica la villa “Ruffinella” nei
pressi di Frascati dove, nel 1806, vi trasferì la sua collezione di
quadri che ora contava 126 dipinti ben 32 in più rispetto al 1804.
Nel 1806 acquistò per 150.000 franchi il Palazzo Nuñez in via
Condotti per trasformarlo, dopo notevoli lavori di sistemazione e
restauro, nella sua residenza principale. Nel 1808 palazzo Nuñez
era pronto ad accogliere la galleria di quadri di Luciano che,
secondo l’abate Guattani redattore del primo catalogo delle opere
conservate in questo palazzo, comprendeva 130 pezzi distribuiti in
15 stanze. La magnificenza di palazzo Nuñez, della sua Galleria di
opere d’arte, delle feste, delle rappresentazioni teatrali che vi
si tenevano, costituivano senza dubbio una delle maggiori
attrazioni che Roma poteva offrire in quel periodo. |
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Raffaello
Sanzio, "Madonna dei Candelabri" |
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