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Ritratto
di Luciano Bonaparte |
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Così Lolotte
partì, giungendo a Parigi l’8 Marzo 1810 e ben presto fu presentata
a corte dove però non si trovò affatto a suo agio visto le ferree
regole che l’etichetta di corte le imponeva. Mentre lei, vissuta
tra Roma e la Maremma, nelle campagne di Canino a contatto con la
vita rozza e primitiva di quei contadini che con le loro famiglie
popolavano allora quelle malsane campagne che lei stessa
contribuiva con i suoi studi a far bonificare, sentiva l’istintivo
bisogno della libertà. Inoltre, tramontato il disegno matrimoniale
di Napoleone su di lei, Lolotte sempre più annoiata di quell’ambiente
che era quasi arrivata al punto di detestare, nelle sue lettere ai
genitori, raccontava tutti i pettegolezzi sulla famiglia imperiale
dei quali veniva informata da una cameriera, iniziando poi a
ridicolizzare tutti i pretendenti che mano a mano gli venivano
presentati: il Principe delle Asturie, troppo brutto; il Granduca
di Wurtzburg, troppo vecchio, e ben presto pregò il padre di
richiamarla presso di se.
D’altronde Luciano non poteva sopportare che per sua figlia, si era
scesi dal trono imperiale, o da quello secolare di Spagna a un
semplice Granduca di Wurtzburg e scriveva a Napoleone che tardava a
lasciar ritornare a Canino Lolotte: “ se Voi non mi rendete mia
figlia, sfidando il mio esilio e i Vostri ordini, verrò a
riprendermela fin nelle sale delle Tuilieries“.
E sarebbe stato capace di farlo, tanto che Napoleone, che conosceva
bene la tenacia di Luciano acconsentì alla partenza.
Lolotte lasciò quindi Parigi senza rimpianti e ritornò a Roma e al
suo caro castello di Musignano, ritrovando i suoi amici, tra i
quali il Principe di Prossedi Mario Gabrielli, che sposerà qualche
anno dopo .
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