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Il monumento funerario dedicato alla memoria di Luciano Bonaparte nella Chiesa Collegiata di Canino
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Parte Seconda |
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di
Giulia Item |
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L’opera si completa
con un’ultima figura posta nella parte alta del bassorilievo: da
una nuvola che fluttua nel vuoto appare S.Pietro che con la mano
destra indica il cielo e con la seconda regge le chiavi del
paradiso. Alexandrine volle intervenire per apportare delle
modifiche perché evidentemente, secondo il suo pensiero, la
figura del santo non solo poteva rendere più efficacemente
l’idea della religiosità del defunto, ma sottolineava con
altrettanta efficacia il legame che da sempre aveva
caratterizzato i rapporti tra la Chiesa e Luciano: non si deve
infatti dimenticare che coloro che erano stati a capo
dell’istituzione religiosa accolsero sempre Bonaparte con grande
disponibilità; il principe di Canino, da parte sua, fu uno
strenuo difensore della Chiesa nel ‘conflitto’ con Napoleone e
questo gli fece guadagnare una grande benevolenza, nonché il
lasciapassare perenne per lo Stato Pontificio [nota8]
.
Dunque, quanto oggi appare sia dal bassorilievo collocato a Canino, sia
dal suo bozzetto in gesso conservato a Firenze, è che due sole
figure campeggiano sul fondo, al di là del letto su cui giace il
defunto, mentre nella parte alta domina su tutte la figura di S.
Pietro, così come volle la principessa. |
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La figura
femminile con il corpo ed il capo completamente coperti da
un velo; nella mano destra reca una croce e nella sinistra
un cartiglio completamente srotolato come a segnalargli che
è giunto al termine dei suoi giorni.
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L’altra figura
femminile, che si trova alla sinistra della precedente,
stringe nella mano destra un secondo cartiglio e regge con
il braccio sinistro una cornucopia.
Gli attributi della figura, in particolar modo la
cornucopia, sono un riferimento alla floridezza del ‘regno’
di Luciano Bonaparte.
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Nella parte
alta del monumento domina su tutte la figura di S. Pietro,
così come volle la principessa Alexandrine de Blechamp.
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L’epitaffio composto da due insigni latinisti quali il conte
Amici di Senigallia e l’abate Barola di Roma. |
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Ai piedi della figura di Alexandrine, la firma dello scultore: L.P.F.
Conclude il monumento l’iscrizione posta alla base
dell’intera struttura, che riporta l’epitaffio composto da
“due insigni latinisti” [nota9]
quali il conte Amici di Senigallia e l’abate Barola di Roma:
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“H.S.E. LUCIANUS. KAROLI. EX. LAETITIA. RAMOLINA. F.
BONAPARTE DOMO. AJACIO. PRINCEPS. CANINEN. QUI. MAGNAS.
FORTUNÆ. VICES. MAGNO. ANIMO. EMENSUS REGIAE DIGNITATIS.
ABSTINENS. DOCTUS. PIUS. UTILIS. MULTIS VIXIT. ANN. LXV.
DECESS. VITERBI. III. K. QUINT. A. MDCCCXXXX. ALEXANDRA. DE.
BLECHAMP. VIRO. DULCISSIMO. ET. SIBI. P.C.”
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Il principe di
Canino è rappresentato come uomo che, per niente
attratto dal potere e da tutto ciò che ne
derivasse, impostò la sua esistenza sui valori
in cui investì i suoi sentimenti: l’amore per la
sua compagna prima di tutto e, di conseguenza,
gli affetti familiari; la passione per una sana
erudizione da accrescere giorno dopo giorno
attraverso anche un’opera di mecenatismo che gli
permise di portare le novità dell’arte anche
nelle più lontane province dell’Alto Lazio.
Tutto ciò, ovviamente, sorretto sempre da una
fervida fede e da una totale devozione nei
confronti del Capo della Chiesa, personaggio che
tante volte lo aiutò nei momenti di difficoltà.
Luciano, nonostante il titolo nobiliare di principe, fu un uomo umile che
seppe vivere secondo principi semplici con cui
educò anche i suoi figli, senza mai perdere di
vista l’importanza di alcuni valori come la
cultura o la capacità di sopravvivere alle
difficoltà quotidiane, cose estremamente
diverse, ma altrettanto importanti.
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Alexandrine de
Blechamp-Bonaparte raccolse il testamento morale di quest’uomo
al cui fianco era stata fedelmente per più di trent’anni e, dopo
la sua scomparsa, volle certamente rendergli un tributo che
sottolineasse il suo enorme valore.
Infine, non è da sottovalutare il fatto che quest’opera
rappresenta la presenza di una testimonianza artistica in una
zona assolutamente lontana dai consueti circuiti di diffusione.
Benché l’arrivo di Pampaloni, artista noto alla cerchia dei
napoleonidi, fu dovuto alla volontà di Alexandrine de
Blechamp-Bonaparte, dobbiamo pur sempre riferirci alla figura di
Luciano se vogliamo parlare di uno sviluppo culturale del
territorio di Canino negli anni del suo principato - è proprio
attraverso quanto apprese attraverso questi sforzi che poi la
vedova Bonaparte seppe gestire una committenza.
Il monumento a Luciano Bonaparte può essere considerato come la
riuscita del connubio dell’arte e della poetica di un artista
che cercò di interpretare i valori espressi dagli uomini del suo
tempo con il pensiero di un personaggio che seppe attraversare
più epoche , sapendo sempre rinnovarsi e rimanere in linea coi
tempi e che lasciò ai posteri una considerevole eredità morale. |
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Lo stemma
gentilizio di Luciano Bonaparte |
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Pio VII
(Olio su tela opera di J.B. Wicar proveniente dalla
collezione di Luciano Bonaparte, conservato nella Chiesa
Collegiata di Canino) |
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Note:
8 Cfr. P. Fleuriot de Langle, Alexandrine de Blechamp, princesse
de Canino, Parigi 1939, pag. 269.
9 P.Fleuriot de Langle, cit., pag.273. |
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