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Profilo biografico di Luigi Pampaloni (1791-1847) |
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Dagli esordi per la committenza bonapartiana alla sua ultima opera a Canino |
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Parte Seconda |
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di
Giulia Item |
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Continuando a lavorare
per la committenza polacca, Pampaloni realizzò ancora
una scultura di tipo funerario dedicato alla principessa
Maria Radzville (+1822): Pampaloni fu dunque un artista
molto apprezzato dalle corti europee.
Nei primissimi anni Trenta Pampaloni si recò alla corte
di Ferdinando II di Borbone per consegnare delle opere.
Lo scultore realizzò, nel 1834, un busto- ritratto di
M.Antonietta di Borbone, sorella di Ferdinando II e
seconda moglie di Leopoldo II Asburgo-Lorena, Granduca
di Toscana.
Sempre nel IV decennio dell’Ottocento, Pampaloni scolpì
le statue di Brunelleschi e Arnolfo di Cambio,
opere che furono poste proprio accanto al Duomo di
Firenze, tra le colonne del palazzo dé Canonici (già
G.Baccani). Tra il 1837 e il 1839 lo scultore tornò sul
tema degli artisti fiorentini del passato (coincidenza
volle che si dedicasse proprio a tre delle figure più
importanti del Rinascimento!), realizzando una
statua-ritratto di Leonardo da Vinci per il loggiato
degli Uffizi.
Per la committenza Bonaparte, oltre al monumento a Luciano Bonaparte,
molte altre furono le opere realizzate per questa
famiglia. Luigi Pampaloni, infatti, rimane uno dei pochi
artisti della cerchia di Bartolini ad essere presente
nella chiesa di S.Croce a Firenze con una sua opera [nota7].
Nel 1845 scomparve Giulia Clary-Bonaparte, moglie di
Giuseppe, uno dei fratelli di Napoleone. La primogenita
nata da quest’unione, Zenaide, aveva sposato il cugino
Carlo Luciano, figlio di Luciano e Alexandrine. Nel
1846, dunque, fu proprio Carlo Luciano a commissionare a
Pampaloni un monumento funebre per la suocera. Il
monumento fu terminato nel 1847 e posto nella cappella
Bonaparte (già Giugni), proprio di fronte al monumento
dedicato a Carlotta Bonaparte, sorella di Zenaide
scomparsa nel 1839, realizzato da Bartolini [nota8].
Nell’arco di tempo che vide la realizzazione di queste
opere, Pampaloni si dedicò anche ad una serie di
statuette che la letteratura artisica definisce «di
genere»: Putto col cane, Amore col cigno, piccola
Pomona.
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Tutti questi soggetti di
Pampaloni, i cui gessi sono oggi conservati nella
Gipsoteca Bartoliniana-Pampaloniana della Galleria
dell’Accademia a Firenze, nacquero negli anni in cui lo
scultore raggiunse una tale maturazione da riuscire
perfettamente a mescolare in maniera bilanciata sia gli
esempi della cultura neoclassica con cui aveva
cominciato la carriera, sia la lezione naturalista,
tutta tesa alla ricerca del dato reale che esprimesse un
sentimento tangibile, come gli aveva insegnato Bartolini.
Altro esempio di questa capacità di sintesi dell’artista
può essere considerata la Venere (1836),
conservata nella Sala del Cenacolo dell’Accademia di
Firenze.
A partire dal 1838 Niccolò Puccini [nota9]
affidò a Pampaloni il compito di realizzare un’opera che
rappresentasse, in qualche modo, il simbolo del
programma pedagogico e filantropico che il pistoiese
aveva svolto fino ad allora. Nacque così il gruppo degli
Orfani sulla rupe, per la cui preparazione
l’artista impiegò ben quattro anni [nota10].
Pampaloni si spense nel 1847, concludendo una carriera impegnata alla
ricerca della perfetta fusione tra ‘tradizione’ ed ‘innovazione’,
dell’equilibrio tra ‘vero’, ‘buono’ e ‘bello’, concetti
questi attraverso i quali dette vita alle sue opere.
Alla sua morte lo studio fiorentino di piazza S.Marco fu
smantellato; i modelli conservati furono venduti alle
gallerie della città dalla figlia adottiva. |
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Note:
7 U.Baldini, N.Nardini, op. cit. , Firenze 1983, pag.298.
8 Carlotta Bonaparte, secondogenita di Giuseppe e Giulia
Clary, dal 1824 si stabilì a Firenze. Morì nel 1839 e Bartolini
realizzò il suo monumento funebre nel 1840. L’opera è costituita da
un sarcofago con fregi a palmette; sulla sommità del sarcofago è
posto il busto-ritratto della defunta. Cfr. ibidem., 1983, pag.296.
9 Niccolò Puccini (1799-1852), filantropo, “nipote del più
noto Tommaso (1749-1811) storico dell’arte e direttore delle
gallerie fiorentine, frequentò e finanziò letterati e artisti grazie
alle rendite che gli vennero dalle sue proprietà. Fu bibliofilo e
committente di quadri; proprio attraverso queste ultime sperò di
difendere qualche sua idea a proposito di una auspicata riforma
sociale.
Raccolta Puccini, Carte, Cassetta XVIII, Lettere Luigi Pampaloni, n°
6, 29.11.1938; S.Fioretti, Testamento di Niccolò Puccini, in «La
Speranza» n°33, 26 febbraio 1852.
10 A.Caputo-Calloud, Niccolò Puccini, Luigi Pampaloni e gli
‘Orfani sulla rupe’: cronistoria e significati romantici, in
«Ricerche di storia dell’Arte», 1984, n°23, pag.95, 96. |
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