Le passioni del Principe
Luciano Bonaparte e le donne: amante appassionato, marito premuroso e incorreggibile Don Giovanni

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di Giuseppe Moscatelli

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Ana Maria di Santa Cruz, la pasión

  Arrivato a Madrid Luciano prese casa a Palazzo San Bernardino, residenza abituale dell'ambasciatore di Francia. Il palazzo apparteneva a Don Giuseppe Gioacchino de Silva Bazan, anziano ex dignitario di corte, che ne abitava una parte con la seconda moglie, l'affascinante marchesa Ana Maria di Santa Cruz.
Luciano si vide così presentare la preda più deliziosa servita su un piatto d'argento. La marchesa di Santa Cruz, ben più attempata rispetto a Luciano essendo ormai prossima ai quaranta, era nondimeno di una bellezza irresistibile. Di antica nobiltà austriaca, aveva tuttavia acquisito le caratteristiche precipue della donna mediterranea. Estroversa, fascinosa, seduttiva, in altre parole caliente, aveva già visto cadere ai suoi piedi il predecessore di Luciano, l'ambasciatore Guillemardet.
Un ritratto di Andrea Appiani, di cui fu modella e allieva, ci rivela le sue incantevoli fattezze. Grandi occhi neri e un naso affilato si inseriscono nell'ovale perfetto di un viso florido su un collo slanciato. La bocca vezzosa e un piccolo mento sovrastano un seno algido e generoso. Le chiome nere, avvolte da un velo, incorniciano un incarnato perlaceo che fa risaltare le gote rosee. Luciano perse la testa per lei. Oltretutto la marchesa rappresentava quel tipo di donna moderna ed emancipata che esaltava l'animo rivoluzionario di Luciano: colta, raffinata, poliglotta, si dilettava non senza qualche talento di pittura. Luciano, innamoratissimo, portava appeso al collo un medaglione con il suo ritratto, con tanto di ciocca di capelli intrecciati alla catena, come era allora in gran voga tra gli amanti.
 

 
 


Ritratto di Marianna Waldestein di Santa Cruz
(Andrea Appiani, Accademia di San Luca, Roma)
 
 

 
 
 
 
 

 
 
 

  
  Il fatto che la bella marchesa fosse stata intima del suo predecessore, avrebbe forse dovuto insospettire Luciano. A maggior ragione quando Ana Maria tra le lenzuola o nelle immediate vicinanze perorò un prestito per il marito in croniche ristrettezze finanziarie, al punto da dover affittare parte della loro stessa residenza. Luciano, folle d'amore, si lasciò scucire dai Santa Cruz la somma favolosa di mezzo milione di franchi, che nell'odierno gergo bancario definiremmo una "sofferenza", nel senso che non riuscì più a farseli restituire. A questo punto riesce difficile pensare che l'anziano marito non fosse a conoscenza della tresca e magari, visti gli esiti, non l'avesse in qualche modo favorita.
L'amore per la nobildonna spagnola infiammò tutta la permanenza di Luciano a Madrid: la grande differenza d'età (ben tredici anni!) non costituì certo un problema, e del resto anche la prima moglie di Luciano, Cristina Boyer, era più grande di lui di tre anni. Occorre tuttavia sottolineare che il futuro principe di Canino, nella sua incontenibile voracità sessuale, non riservò certo alla marchesa l'esclusiva, perseverando nelle sue abitudini galanti.
La relazione tra i due continuò anche a Parigi, dopo la fine delle ambasciate. Ana Maria fu presentata ai familiari di Luciano e cercò di stuzzicare la sua gelosia riferendogli che anche Napoleone aveva mostrato interesse per lei.
 

  Dei due amanti ci è rimasta una cospicua e appassionata corrispondenza: Luciano le giurava fedeltà e Ana Maria, scrivendo vezzosamente in spagnolo, lo gratificava con espressioni come "mi vida" e "mi alma".
Questa passione che sembrava inestinguibile ben presto tuttavia si spense. Luciano era già vedovo di Cristina, la sua prima moglie, e nel frattempo era morto anche Don Gioacchino de Silva Bazan, marito di Ana Maria: le porte del paradiso sembravano spalancarsi per i due amanti che avrebbero potuto convolare a nozze... Ma non fu così, perché nel frattempo una nuova tenebrosa figura di donna aveva occupato il corpo e la mente di Luciano: Alessandrina di Bleschamp vedova Jonberthon...

 
 

 
 

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