Gli scavi archeologici a Vulci
 di Luciano Bonaparte

Luciano Bonaparte >> Gli scavi archeologici a Vulci di Luciano Bonaparte >> Parte Terza


Parte:  1 | 2

Stampa

di Giacomo Mazzuoli

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore


  Oggi viene criticato in modo un pò agiografico per i metodi di selezione del materiale in quanto salvò solo i reperti considerati di maggior pregio e gli altri li fece distruggere, e per aver disperso il tutto vendendo a musei e collezioni private di tutto il mondo. Quel che è certo è che Luciano conferì rigore scientifico e metodo alle sue ricerche archeologiche, inusuali per l’epoca, ordinando con precisione i materiali che venivano recuperati, spesso frammentati, ed allestì nel castello di Musignano un vero e proprio laboratorio di restauro ed in seguito anche un vero e proprio museo. Non solo, un altro suo grande merito è quello di aver catalogato e descritto i reperti ritrovati nel Catalogo Generale degli scavi in cui i vasi venivano descritti minuziosamente, con forma, decorazione, misure, luogo e data del rinvenimento e documentati graficamente con disegni dell’artista Luigi Maria Valadier. Diede inoltre l’imprimatur a varie pubblicazioni che la comunità scientifica mostrò comunque di apprezzare, data la rilevanza qualitativa e quantitativa delle scoperte.

 
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Collana d'oro.
(Antikensammlungen di Monaco)
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Sarcofago in alabastro con coppia di sposi rinvenuto nella tomba die Tetnie. (Boston, Museum of Fine Arts)
 
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Sarcofago in nenfro con coppia di sposi rinvenuto nella tomba dei Tetnie. (Boston, Museum of Fine Arts)
 
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Hydria a figure rosse.
(Londra, British Museum)
 
Clicca per ingrandire l'immagine

Anfora attica a figure nere. (Antikensammlungen di Monaco)
 
 


  Alla prima campagna di scavi del 1828, in cui vennero alla luce circa 2000 vasi, ne seguirono altre con cadenza annuale, fino alla morte di Luciano che avvenne a Viterbo nel 1840. Dopo una breve pausa la vedova Alexandrine riprese le ricerche che si protrassero con alterni risultati fino al 1846 con la rilevante scoperta della tomba dei Tetnie e dei suoi bellissimi sarcofagi. Non dobbiamo dimenticare che il fine del Bonaparte era quello di risanare le sue finanze, costantemente in crisi, e se non riuscì nell’intento ottenne comunque dei buoni risultati se Stendhal, che frequentò la famiglia del Principe di Canino in quanto all’epoca era console di Francia a Civitavecchia, scrisse nel 1840 che i Bonaparte avevano già guadagnato, dal commercio dei vasi etruschi, la cifra di 1.200.000 franchi dell’epoca. La dispersione del materiale avvenne principalmente tramite aste e vendite private, soprattutto all’estero, tant’è che oggi la maggior parte dei reperti provenienti da Vulci li troviamo al Louvre, al British Museum, all’Antikensammlungen di Monaco ed al Museo di Berlino.

 

Parte:  1 | 2

TORNA SU