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Il Principe tombarolo
L'archeologia fu la sua grande passione: entusiasmi, successi e cantonate di Luciano Bonaparte, Principe di Canino |
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Parte:
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di
Giuseppe Moscatelli |
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Adorabile gaffeur
(segue)
Decisamente più grave, un autentico abbaglio, l'aver ritenuto tout
court etruschi tutti i vasi figurati attici e corinzi che
riportava alla luce, ricomponeva e diligentemente catalogava.
Imperdonabile, al punto da suscitare più ilarità che sconcerto tra
gli studiosi del suo tempo, la sua interpretazione di un famoso
vaso con soggetto mitologico attualmente conservato al
Antikensammlungen di Monaco. Si tratta di una kylix attica a figure
nere sulla quale è rappresentato Dioniso seduto al centro di una
barca e contornato da tralci di vite con grappoli d'uva (nella
parte superiore) e da delfini (in basso). Bene, secondo il nostro
si sarebbe trattato della raffigurazione di Noè (sì, quello
dell'arca, per altro noto bevitore…) celebrato come "inventore" del
vino… spiegazione che suscita imbarazzo già solo a ricordarla.
Tant'è. Questo era l'uomo.
Luciano, adorabile gaffeur, è passato alla storia come un predatore
di tombe, anche se questo giudizio appare eccessivamente
ingeneroso. Il suo amore per le antichità fu genuino, non a caso fu
il più grande collezionista della sua epoca. Certo non disprezzò il
mercato, ma conservò per sé i pezzi più belli. La sua collezione
andrà tuttavia dispersa ad opera dei suoi eredi.
Alla morte di Luciano, infatti, gli scavi non si interrompono… anzi
subiscono una definitiva sterzata sul versante
affaristico-mercantile. E' a questo punto che compare sulla scena
un personaggio rimasto fino ad ora nell'ombra, ma che probabilmente
aveva già influenzato, se non decisamente orientato, le scelte del
Principe di Canino: si tratta di Alessandrina de Bleschamps, vedova
di Luciano.
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Disegni del
Valadier che rappresentano la Kylix attica a figure nere in
cui è rappresentato il Dio Bacco (Dioniso) su una nave
circondato da delfini e grappoli d’uva. Al di là degli errori
di interpretazione di Luciano Bonaparte, occorre sottolineare
l’importanza e la bellezza di queste immagini e la certosina
opera di catalogazione del Principe di Canino. |
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Alessandrina de
Bleschamps |
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La señora
delle tombe
Alessandrina de Bleschamps, seconda moglie di Luciano, personaggio
discreto, defilato, quasi appartato, fu invece l'autentica Tomb
Raider della Tuscia.
Alla morte del marito, piuttosto che ritirarsi nel lutto per la
prematura perdita di tanto consorte, si rimboccò le maniche e,
presa decisamente in mano la situazione, pensò bene di non
lasciarsi sfuggire tanta abbondanza.
Ammantata nel suo titolo simil-regale - si faceva chiamare da tutti
semplicemente "la Principessa" - e liberatasi da ogni residuo alibi
o scrupolo pseudo-culturale, gestì l'industria degli scavi con
criteri managerial-militari, puntando a conseguire il maggior lucro
possibile.
Quando il Dennis visitò Vulci nel 1842 Luciano Bonaparte era morto
da un paio d'anni, ma l'industria degli scavi era nel suo pieno
fervore, sotto la guida energica della vedova. Il Dennis fu anche
testimone dei metodi alquanto spicci con i quali la señora, da
autentica predatrice, portava avanti i suoi programmi: una squadra
di scavatori lavorava alacremente sotto la sorveglianza armata di
uno sgherro munito di fucile, uomo di fiducia della "Principessa",
pronto a sparare nella pur improbabile ipotesi che qualche pezzo
venisse trafugato. La tomba veniva aperta e rapidamente
perlustrata; ogni frammento dipinto era raccolto e riposto
accuratamente in una cesta; tutto il restante vasellame veniva
sistematicamente distrutto e triturato; dopodiché la tomba veniva
nuovamente chiusa e interrata, e si passava alla successiva.
Il Dennis, colpito da tanta efferata insensibilità nei confronti di
così antiche testimonianze storiche e artistiche, chiese al
"capoccia" che dirigeva i lavori di poter avere almeno uno di quei
vasetti di nessun valore destinati al macero. Ma questi gli rispose
che era ordine tassativo della Principessa che nessuno di quei
reperti venisse risparmiato. Al punto che l'illustre viaggiatore
lasciò Vulci senza portare con sé neanche un souvenir!
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Prima però
si recò in visita al castello di Musignano, residenza della vedova
Bonaparte, dove fu accolto dal genero della stessa, anche lui
evidentemente coinvolto nell'impresa di famiglia: qui la catena di
montaggio dell'industria degli scavi aveva il suo terminale. La
casa e il giardino erano infatti letteralmente invasi da una gran
quantità di reperti alla rinfusa. Dennis poté constatare le serie
dei vasi pronti per essere esportati ed un restauratore all'opera
nella delicata operazione di ricomposizione dei frammenti.
Ciò nondimeno la Principessa, imprenditrice rampante ma oculata,
non si lasciò sedurre del tutto dalle sirene della new
economy archeologica, ma tenne nel debito conto la ricchezza
tradizionale di famiglia, vale a dire l'agricoltura. Per cui gli
scavi venivano effettuati nelle pause dei lavori agricoli
(dall'autunno alla primavera), le tombe venivano quindi
accuratamente reinterrate per non compromettere la coltivazione dei
fondi. Quando si dice agricoltura intensiva!
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Kyathos attico
a figure rosse,
Dioniso ed i giganti
(Antikensammlung di Berlino) |
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