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In un articolo precedente ho parlato
del cippo confinario che si trova murato su una parete
presso l’ingresso del Museo Fiesolano. Ora vorrei parlare
di un altro cippo, molto interessante, che si trova
esposto all’interno dello stesso museo e che io ho avuto
modo di vedere più volte di persona. Tale reperto potrebbe
essere di epoca “recente” e risalire al II-I sec. a.C.,
quando i Romani avevano, da tempo assoggettato gli
Etruschi e “colonizzato” le loro terre. La scritta sul
cippo in questione è decifrabile così: “TULAR AU PAP A
CURS”. Alcune lettere sono abrase dal tempo, comunque
questa lettura sembrerebbe quella giusta, e la traduzione
suonerebbe così: “CONFINE FRA I TERRENI DI AULO PAPSENNA
(Origine Etrusca) e AULO (?) CORSINIO (Origine Romana?).
Ma altri studiosi non concordano con questa traduzione. Ad
esempio il Pittau la traduce così: “I CONSOLI AULO
PAPSENNA E AULO CORSINI HANNO STABILITO QUESTO CONFINE”.
Tuttavia, il cippo in questione è
importante, dal punto di vista storico, poiché non precisa
se si tratti né di un confine della città-stato (Fiesole):
“TULAR SPURAL”, né di un confine della Confederazione
Etrusca: “TURAL RASNAL”, ma semplicemente “TULAR”.
A me sembra che la traduzione:
“terreni di Aulo Papsenna e A. Corsinio” sia più corretta.
Come dicevo, c’è da notare che due persone, confinanti di
terreno, nella Fiesole, ormai divenuta Etrusco-Romana,
hanno deciso secondo le regole del buon vicinato, di
stabilire, una volta per sempre, ciò che appartiene a
Tizio e ciò che appartiene a Caio. Come dire,
dimentichiamo il passato, ciò che è stato è stato, fino a
ieri i terreni erano miei (direbbe Papsenna etrusco), oggi
li devo dividere con un “invasore” (Corsini o Corsinio
romano). Allora, mettiamoci una bella pietra sopra
(direbbe sempre Pasenna), anzi mettiamo una bella pietra
nei confini delle proprietà con una bella scritta che
significhi: “da una parte i Papsenna, dall’altra i Corsini”.
(Se poi questo Corsinio o Corsini sia un antenato della
nobile famiglia Corsini, che tutti conosciamo, è cosa
tutta da vedere).
Mi viene un dubbio, nella scritta del
cippo, molto stringata e molto abbreviata troviamo per i
nomi propri Aulo: “Au” e “A”. Quasi sicuramente “Au” sta
per Aule o Aulo, nome tipicamente etrusco, ma “A” ha
ancora per significato Aule? Perche sarebbe stata
tralasciata la “U”? Le abbreviazioni dovrebbero essere
identiche. Allora potrei pensare che “A” non sta per Aule,
ma un altro nome, Antonio, ad esempio o qualsiasi altro
nome che inizi con la lettera A. Poi “Curs” mi sembra un
nome “etrusco-romanizzato”, tradotto dal Pittau con “Corsinio”.
E’ logico pensare, che dopo un certo tempo le due società
(invasori e invasi) si siano amalgamate ed una abbia preso
dall’altra e viceversa. Comunque come si può notare anche
l’iscrizione etrusca più semplice può sollevare tanti
interrogativi.
Ma le difficoltà non finiscono qui.
Noi troviamo nella lingua etrusca due parole che, alla
prima sembrano simili o sinonimi, ma non è così. Si tratta
di “TUL” e “TULAR”. Alcuni linguisti affermano che “tul”
sia l’abbreviazione di “tular”. In realtà “tul” significa:
“solleva, prendi” (Vedi Massimo Pittau – Vocabolario della
lingua Etrusca – Dessì Editore). Personalmente non sono
del tutto d’accordo con questa traduzione. Secondo me (e
secondo il Pittau) “tul” ha un preciso significato, che è
quello di “prendere”, per cui “tul” nella forma imperativa
significherebbe “prendi” e non c’è nessun accostamento con
“tular”, che significa un’altra cosa. In latino abbiamo
una parola simile a questa: “tellus-telluris,ecc.” (“della
terra”, “tellurico”). Data questa affinità, tutto ci
farebbe pensare che “tular” significhi “terra-terreni” e
non “confine”. Per cui “Tular Au Pap A Curs”
significherebbe “Terre di Aulo Papsenna e di A Corsinio”.
La traduzione “tular=cippo” confinario deriva dal fatto
che la parola “tular”, per la funzione che svolge, cioè
quella di delimitare i confini, è sempre scritta su cippi
di pietra, per questo motivo, penso, che molti sono stati
tratti in inganno. Ma “tular”, secondo la mia modesta
opinione significherebbe “terra o terreni” e non
“confine”.
Vorrei citare, ma proprio per una
curiosità linguistica, che “tul”, imperativo presente, in
romagnolo (balzarotto) significa “prendi” e “tulé o tulì”,
sempre nello stesso dialetto, significa “prendete”. Ora se
sia possibile fare un accostamento di questo genere e cioè
fra dialetto romagnolo (balzarotto) e lingua etrusca mi
sembra un po’ azzardato…..però gli Etruschi abitavano
anche quelle parti ai confini dell’Emilia-Romagna e
Toscana, che corrisponde alla Valle d’Idice con Monzuno,
Monterenzio, Monte Bibele, con la Valle del Santerno:
Firenzuola e con la Valle del Senio: Palazzuolo, ecc. In
tutte queste località sono state ritrovate consistenti
tracce di vita etrusca!
Azzardare dunque è sbagliato? Non si
sa mai!
© Paolo Campidori |