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Dieci o venti anni fa
nessuno avrebbe scommesso sulla nascita di un Museo
Archeologico in Mugello. Infatti i reperti archeologici
ritrovati soprattutto nella Val di Sieve e nel Mugello
Orientale davano sì testimonianza di una presenza etrusca
in questo territorio, ma in un primo momento si era
pensato che essa fosse sporadica, non di prima importanza.
Il fatto più eclatante che lega il Mugello agli Etruschi è
legato a un paio di ritrovamenti (o serie di ritrovamenti)
avvenuti in un passato abbastanza remoto. Parlo
dell’Idolo, forse una statuetta di Giove, rinvenuta in
località “Vulcano” del Peglio di Firenzuola (ora al Museo
Etrusco di Cortona, prov. di Arezzo), e, successivamente
nel sec. XIX, il massiccio accumulo di offerte votive
ritrovate in una località quasi alla sommità del Monte
Falterona.
Qui esisteva un
laghetto le cui acque, per la presenza di alcuni alberi
dalla scorza medicamentosa, i salici, erano capaci di
guarire alcune malattie infettive. Per questa ragione il
lago era considerato sacro dalle popolazioni locali, le
quali gettavano periodicamente nelle acque offerte votive
(ex voto) per ottenere o, anche per aver ottenuto, la
guarigione da certi mali. Sul Monte Falterona, a breve
distanza dal Lago degli Idoli, sicuramente si ergeva un
tempio etrusco, oppure un santuario con aree sacrificali
per il culto. Falterona (in etrusco “fal thruna”)
significava “Trono degli Dei.
Durante gli anni
relativi ai secoli XVIII-XIX risalgono i primi
ritrovamenti sul Poggio di Frascole, nei pressi di
Dicomano. Alcuni ex-voto, alcune lapidi sepolcrali del
tipo fiseolano, materiale fittile e acroteriale vario.
Anche per questa località si è pensato alll’esistenza di
un tempio o di un santuario etrusco, proprio a causa di
tali ritrovamenti. Per il momento è difficile formulare
delle ipotesi precise su Poggio Frascole, Io, in un
recente articolo, apparso anche su un giornale locale ho
ipotizzato, che nel luogo detto Il Poggio, sempre in
località Frascole, a breve distanza dalla omonima villa,
vi potesse essere stata una grande tomba a tumulo del tipo
di quelle fiorentine della Montagnola, di Montefortini
risalenti al VII sec. a.C., ma che i materiali lapidei di
questa possano essere stati utilizzati per altri scopi in
periodo longobardo o successivo, per una fortificazione,
per una torre di avvistamento, ecc.
Rinvenimenti di una
certa importanza sono stati fatti anche su un altro
poggio, nel comune di Vicchio, sulle colline ubicate
sull’altra sponda del fiume Sieve (rispetto a Frascole) e
si tratta dell’agglomerato agricolo-pastorale di Poggio
Colla. Qui oltre alla cinta muraria in grossi massi
squadrati, sono state ritrovate le fondamenta di alcune
abitazioni in muratura, che farebbero pensare, a un
villaggio agricolo del periodo medio della storia
etrusca, forse fine VI- innizio IV secolo a.C. Numerosi
reperti in terracotta e anche in bucchero sono stati
ritrovati in questi scavi portati avanti, ormai da vari
anni, da una Università Metodista Americana. Gli scavi
sono tutt’ora in corso, ed è ipotizzabile che altre cose
interesanti potranno venire alla luce. Alcuni cippi in
pietra sono stati rinvenuti nelle zone di Contea (l’antica
Contea del Pozzo) e nela zona di Montebonello (Rufina).
Altri rivenimenti etruschi sono venuti fuori nella zona di
San Piero a Sieve, nei pressi della Fortezza Medicea, la
quale fu realizzata dalla Famiglia Medici, originaria di
questi luoghi, nel 1500, su un’altura che domina il paese,
probabilmente sulle rovine di una precedente fortezza
longobarda.
Per quanto riguarda
l’Alto Mugello (altrimenti detto Romagna Toscana), io ebbi
modo di ritrovare nei pressi di Cornacchiaia (Firenzuola),
su segnalazione di un amico esperto della zona, le
fondamenta di quello che poteva essere un edificio o un
agglomerato molto antico, riutilizzato anche durante il
Medioevo e in epoca posteriore. Per tale edificio (così
come si vede adesso) si potrebbe ipotizzare una fabbrica
di terrecotte e una specie di emporio che, pare, abbia
avuto il suo massimo sviluppo durante i secoli XIII-XVI.
Tuttavia, sotto questa coltre del fiume Santerno,
periodicamente, con le piene invernali, affiorano poi
nella bella stagione, quando il fiume va quasi in secca,
dei piccoli reperti di ceramica nera, ascrivibili, secondo
le testimonianze delle genti del posto, a ceramiche simili
al bucchero. Oltre a questi, sono stati ritrovati ingenti
accumuli di argilla. Io stesso ho ritrovato (senza
bisogno di scavare) frammenti di ceramica di epoca però
posteriore (secc. XVI-XVI). Da questa località Campiglia,
passava l’antica strada etrusca che scendeva dal Passo
dell’Ospedaletto (divenuto poi Passo dell’Osteria
Bruciata), che scendeva da Rocopiano e risaliva al Peglio
e Pietramala, poi valicava il Colle di Canda (Pietramala)
e Sasso di San Zanobi per raggiungere la Valle dell’Idice
dove esistevano gli abitati etruschi di Monte Bibele e
Monterenzio (quest’ultima località possiede un museo
etrusco di particolare importanza, poiché gli scavi
condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Bologna
documentano in tutta la loro evidenza la “fusione”
avvenuta fra le genti di queste località (autoctone): gli
etruschi, e le popolazioni celtiche, scese dal Nord
Europa per colonizzare l’Italia del nord e parte
dell’Italia centrale.
Scavi importanti sono
stati fatti poi nel comune di Palazzuolo in territorio
detto Il Nevale dove vi erano attestate popolazioni
etrusche dell’area adriatica dedite alla pastorizia e alla
transumanza del bestiame. Il Museo di Palazzuolo (Firenze)
possiede un suo museo interessantissimo in cui sono
esposte queste raccolte, che documentano la vita passata
di queste popolazioni.
Il Museo di Dicomano,
recentemente inaugurato, dopo una diatriba durata anni, e
dopo aver risolto annosi conflitti di interessi e di
competenze, ma anche dopo moltissimo e utile lavoro
portato avanti dalla Soprintendenza Archeologica di
Firenze e dagli Enti locali, nonché Provincia e Regione
Toscana, occupa alcune sale del Palazzo Comunale ed
espone nelle ampie e luminose vetrine alcuni dei
principali reperti venuti alla luce in Val di Sieve e nel
Mugello Orientale e Centrale. Si tratta di un primo passo
molto importante per la conoscenza e la salvaguardia di
reperti che testimoniano in maniera tangibile il legame
delle popolazioni odierne a quelle dell’antica Etruria. Il
museo di Dicomano, concepito con criteri moderni permette
al visitatore di toccare quasi con mano e di esaminare
con la massima “leggibilità” queste testimonianze, poiché
esposte secondo criteri e metodologie museali scientifiche
d’avanguardia. Questo museo, vanto del Mugello e della Val
di Sieve, si pone, per la sua importanza e per la sua
unicità, fra i più imporrtanti musei territoriali dell’Etruria
settentrionale e, sicuramente, dovrà per forza diventare
una tappa obbligata per tutti coloro, studiosi e non, che
amano la storia etrusca (che sarebbe poi la storia dei
nostri antenati) e la storia più recente di questo
territorio.
Come sappiamo il
Mugello, la Val di Sieve e l’Alto Mugello sono stati amati
e decantati dai maggiori e inarrivabili artisti, come
Dante Alighieri, Giotto, Cimabue, Beato Angelico e Andrea
del Castagno. Non tralascerei un altro grande, nostro
contemporaneo toscano e fiorentino d’adozione, il
grandissimo Pietro Annigoni (Canonicus Maximus) che ci ha
lasciato nella chiesa di San Godenzo (Val di Sieve)
un’opera importantissima, forse il suo capolavoro
assoluto, “la Crocifissione” con a lato la Madonna e San
Giovanni Apostolo. Un’opera grande, assolutamente da non
perdere!
© Paolo Campidori
www.paolocampidori.it |