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E’ una di quelle
notizie che fanno accapponare i pori della pelle e che
anch’io stento a crederci. Il San Martino, il “Santo dei
poveri” per eccellenza, colui il quale cedette, in un
inverno rigidissimo del IV sec. d.C. la metà del proprio
mantello, si trova, molto vicino a noi, nella Pieve di San
Giovanni Battista a Monteloro (Firenze).
Veniamo ai fatti e ai
documenti. Nel Martirologio Romano di Papa Gregorio XIII,
Roma Stamperia della Rev. Com. Apostolica, 1636, al giorno
7 dicembre leggiamo la seguente ricorrenza: “Nel Santonge
in Francia S. Martino Abate, alla cui sepoltura per una
divina virtù, si fanno frequentissimi miracoli”. Sempre
nello stesso libro a pag. 244 al giorno 24 ottobre si
legge: “A Colonia S. Evergisto vescovo e martire”. Poi in
una nota, riferentesi alla stessa ricorrenza (punto c),
stampata a margine si legge: “Circa il 403 come successore
di San Severino, che sopravvisse a San Martino di Turon (Tours
n.d.R.) il quale morì nel 397”. Fin qui tutto concorda con
l’agiografia ufficiale del Santo.
“Questo modello di
carità” come è definito in uno studio di Léon Papin Dupont
“c’était Martin (era Martino)” e fu sepolto nella celebre
basilica del taumaturgo, che la Rivoluzione Francese,
aveva distrutto nell’ultimo quarto del XVIII secolo. Verso
la metà del 1800 per opera di un nobile francese,
originario della Martinicca (colonia francese), fu
intrapresa, con grandissime difficoltà, la ricostruzione
della Basilica, senza tuttavia avere la speranza di
ritrovare la tomba del Santo. Invece, un giorno, dopo
diverse ore di lavoro, gli operai “si trovarono in
presenza dei due muri paralleli del piccolo caveau o
sepolcro del Santo, nel quale, dopo i saccheggi degli
Ugonotti, si erano raccolte poche delle restanti reliquie,
fra le quali un piccolissimo lembo del mantello”. Gli
Ugonotti li troviamo in Francia durante le guerre
fratricide di religione, fra il secolo XVI e XVII. Gli
stessi fecero del Movimento religioso anche un partito
politico: “Aderente alla riforma religiosa in Francia, il
movimento cominciato sotto Francesco I si estese e assunse
carattere politico, divise la Francia lungamente, la gettò
in sempre nuove guerre civili nella seconda metà del sec.
XVI” (Dizionario Garzanti alla voce: Ugonotti).
Chi era San Martino di
Tours? La storia comincia a Ligugé, in Francia con
l’arruolamento di questo soldato nelle Legioni romane. Era
nato, molto probabilmente a Sabania di Pannonia (attuale
Ungheria) e servì nell’esercito dall’età di 17 anni
all’età di 40 anni. Fu molto vicino, per suo
temperamento, a Sant’Ilario di Poitiers, che gli aveva
affidato la funzione di esorcista. Su consiglio del Santo
si installò a Ligugé in una vecchia villa romana
abbandonata e in rovina, dove visse modestamente in questa
specie di “monastero” del quale sono state ritrovate le
vestigia, e che è senza dubbio il primo monastero della
Gallia. Martino ebbe reputazione di taumaturgo e il suo
biografo Sulplicio Severo gli attribuì dei miracoli, in
particolare la riserrezione di due morti.
La notizia di questo
potere soprannaturale di Martino si divulgò in tutta la
Regione. Alla morte del vescovo Saint Liodore, il “monaco”
Martino fu condotto quasi “manu militare” a Tours per
essere eletto vescovo di quella città. Per la sua
semplicità e per gli abiti dismessi che spesso usava,
Martino era spesso criticato dai vescovi delle zone
vicine. Tuttavia San Martino prese molto a cuore le nuove
funzioni episcopali, ma per la sua naturale semplicità e
amore alla povertà egli preferì alloggiarsi in una cella
nei pressi della sua chiesa.
Per “radicare”
velocemente la religione cristiana, e rompere
definitivamente con il paganesimo, San Martino non esitò a
rovesciare e a spezzare via in prima persona le statue
degli idoli, e diede man forte alla distruzione dei luoghi
di culto delle antiche divinità. Lottò inoltre contro le
eresie, l’idolatria e la supremazia. San Martino morì il
giorno 11 novembre del 397, in circostanze che la storia
fa un po’ fatica a provare. Si sa che alle esequie
parteciparono folle da tutte le parti del vicinato e dai
luoghi più remoti. Fu sepolto in un cimitero privato e poi
nelle future basiliche.
Dicevamo che nella
ricostruzione della basilica del Santo a Tours nel sec.
XIX, distrutta dalla Rivoluzione Francesce, fu ritrovata
la cella, priva però del corpo del Santo, che era stato
messo al sicuro, forse, durante le guerre di
religione degli Ugonotti, dopo che questi avevano razziato
la cripta del Santo a Tours.
Non sappiamo quante
peripezie abbiano fatto i resti del Santo per essere
protette dai Protestanti, in guerra con i Cristiani. Di
certo sappiamo che “Monteloro dal 1654 custodisce le
venerate spoglie del glorioso martire San Martino in onore
del quale, ogni 25 anni, celebra solenni festeggiamenti
dal 4 all’11 settembre. Da ciò si può arguire, con una
certa sicurezza, che non si trattava di un Santo
qualunque, tantopiù che San Martino non è il patrono di
Monteloro che invece è San Giovanni Battista.
L’immagine del Santo è
riprodotta in un vecchio Santino usato per la devozione
nella Chiesa di Monteloro. Egli viene raffigurato in abiti
dell’esercito romano con la corazza e l’elmo e calzato con
lunghi stivali all’uso dei soldati romani. Sopra la corona
il santo indossa un grande mantello (simbolo del dono al
povero),e tiene nelle mani una croce e un rametto di palma
o di olivo. La teca con i resti del santo è invece
conservata in una saletta trecentesca annessa alla Pieve.
Ci si chiederà perché
le spoglie del Santo siano state portate proprio a
Monteloro? Noi sappiamo che nella Diocesi di Fiesole,
sulla sinistra e sulla destra del fiume Sieve, esitono
molte chiese intitolate a San Martino. Fra queste c’è la
chiesa di San Martino in Poggio, chiesa paleo-cristiana,
costruita sui resti di un precedente edificio, forse una
torre o una fortezza. Tale torre apparteneva ai Guidi di
Porciano, i quali avevano buona parte dei loro possessi
nella Diocesi di Fiesole. I Guidi da Porciano erano
parenti stretti dei Guidi da Modigliana, che discendevano
dai Longobardi, di Legge Ripuaria o Renana (Germania) i
quali, forse, si imparentarono, più tardi, con i Franchi
che discesero dalla Gallia. I Longobardi si erano
convertiti al cristianesimo, già nei loro luoghi di
origine, però si dicevano “Ariani”, in quanto, secondo una
teoria di Ario, non credevano nella divinità di Gesù
Cristo. Essi amavano in particolar modo San Martino
poiché, pur essendo soldato romano, era originario delle
loro parti. Pare che alcuni membri della Famiglia Guidi
siano giunti qui al seguito dell’’Imperatore, quindi erano
famiglia potentissima.
A questo punto è
lecito, e non è del tutto azzardato, fare l’ipotesi che i
Guidi stessi abbiamo portato dalla Gallia il loro Santo
“preferito” nei loro possessi e in particolare nella
Contea del Pozzo, fra Dicomano e Casentino. E’
consequenziale che gli stessi abbiano fatto costruire
una specie di Santuario con le spoglie di San
Martino proprio nella chiesetta proto-cristiana di San
Martino in Poggio, presso Dicomano, situata a poca
distanza dal loro Palatium, in località detta Podio
(poggio). Infatti detta chiesa, ritenuta a torto
romanica, è opera longobarda del VI-VII secolo d.C. Lo
testimonierebbero diverse caratteristiche: le mura che
non sono costruite con la tecnica del filaretto, ma
secondo una tecnica più antica (e anche più primitiva e
più rozza); la mancanza dell’abside semicircolare,
presente in tutte le chiese romaniche, e altri elementi
che mi sembrano altrettanto primitivi, come il sagrato in
lastre di pietra e il pavimento dello stesso materiale. La
chiesa sembrerebbe costruita secondo l’uso liturgico
antico, con la parte riservata ai fedeli e una rialzata
riservata ai prosbiteri e orientata sull’asse est-ovest.
Sul fondo, come si vede chiaramente nel disegno del
libretto: “Sulle vie degli Etruschi – Percorsi
archeologici in Val di Sieve – Ischetus 2001, pag. 9” la
chiesa termina con una specie di abside, o meglio,
“scarsella” di forma rettangolare, caratteristiche tutte
queste molto più vicine a un tempio etrusco che a una
chiesa cristiana. Ma il “mistero” degli edifici di
Frascole, e anche delle reliquie continua….per grazia di
San Martino!
Paolo Campidori
© Paolo Campidori
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