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Tanto
per cominciare bisognerebbe dare una definizione del
concetto di storia. Tralasciando le umoristiche
definizioni come ad esempio quella di Oscar Wilde, il
quale candidamente definisce la storia come “l’arte di
scrivere i fatti che non sono mai accaduti”, si potrebbe
tentare di darne una definizione accettabile, seria. Prima
però dovremmo cercare di classificare se essa sia o no una
scienza.
Meglio
sarebbe definire o meno se la stessa sia una scienza
esatta. Possiamo dire che la matematica è una scienza
esatta in quanto nessuno può confutare il fatto che due
più due faccia quattro. E’ questa una verità che può
essere provata tutte le volte che vogliamo. E’ un luogo
comune dire che “la matematica non è un’opinione”.
Possiamo
dire lo stesso per la storia?
In
teoria, si vorrebbe fare della stessa una scienza esatta:
“la storia è storia”, come dire la matematica è
matematica, la chimica è la chimica, la fisica è la
fisica, ecc. Ma questa equazione è giusta?
Secondo
una teoria, affermatasi nel tempo, la storia non sarebbe
affidabile in quanto “scritta sempre dai vincitori”.
Già
questa teoria metterebbe seriamente in dubbio la
scientificità della storia. Ma è proprio vero che la
storia viene sempre scritta dai vincitori?
Pare
proprio di sì. Questo è avvenuto nel passato ma avviene
anche nel presente. Ad esempio le grandi battaglie
combattute dai Romani e dai loro valorosi condottieri,
come ad esempio Cesare contro i Galli, sono narrate in
libri storici, come il “De bello gallico”, studiato tutt’oggi
nelle nostre scuole. Lo stesso possiamo dire di tutte le
altre guerre combattute nel passato: Sumeri, Hittiti,
Babilonesi, Greci, Cartaginesi, ecc. ecc. Venendo a tempi
più recenti, durante il Rinascimento, ad esempio, la
famosa battaglia di Anghiari, vinta dai Fiorentini contro
i Senesi e immortalata in affreschi da Michelangelo e
Leonardo da Vinci sulle pareti di Palazzo Vecchio, sarebbe
stata nient’altro che un “bluff”, dove al posto di
migliaia di guerrieri uccisi dai fiorentini, ci sarebbe
stata una sola vittima, morta per cause accidentali.
Eppure
anche in questo caso i vari storici fiorentini hanno
scritto fiumi di inchiostro, pagine su pagine,
magnificando questo e quell’aspetto della battaglia.
La
Rivoluzione Francese è una tragica pagina di storia
avvenuta verso la fine del 1700, esattamente nel 1789. Chi
ha scritto in questo caso la storia di questi avvenimenti?
Sicuramente i vari Marat, Danton, Robespierre, coadiuvati
dai rivoluzionari e dai popolani.
Si
potrebbe continuare per molto, sarebbe un elenco
lunghissimo.
Ma a noi
cosa interessa sapere? Soprattutto se la storia sia o no
una scienza esatta, come la matematica, come la fisica,
tanto da giustificare il detto “C’è scritto nella storia”.
La
ricerca storica si fa tanto più difficile quanto più si va
indietro nel tempo. In particolare, la ricerca storica
diventa particolarmente dura e difficile nel periodo
longobardo, periodo in cui i documenti storici sono rari.
Insomma, il panorama storico per uno studioso dell’alto
medioevo, è paragonabile a un gigantesco puzzle, in cui
mancano migliaia e migliaia di tessere. Lo storico, con
pazienza, tenacia, competenza deve essere all’altezza,
come un vero e proprio detective, di saper ricomporre le
tessere, una ad una, fino a completare le parti mancanti.
A questo
punto dobbiamo chiederci: “Quanto è obiettiva la storia?”
Questa è
una domanda veramente difficile. Possiamo comunque
rispondere che la storia è tanto più affidabile, quanto è
fondata su documenti. Ad esempio potremo valutare un fatto
avvenuto nel Medioevo, nel Rinascimento, ecc. se di questo
fatto noi saremo in grado di rintracciare la
documentazione scritta,ad esempio in un Archivio Storico,
in una Biblioteca, ecc. Una fonte scritta, per
l’attendibilità è sempre preferibile aduna fonte non
scritta, ad esempio, una fonte basata sulla tradizione
orale.
Una
volta ritrovata la fonte scritta dobbiamo però chiederci
se essa sia autentica o meno. Un documento è autentico se
risale veramente al tempo cui è riferito l’avvenimento ed
anche se è stato redatto dall’autore che materialmente
l’ha redatto, o l’ha fatto redigere.
Una
volta accertato che il documento è autentico ci sono da
fare una serie di valutazioni. Prima di tutto bisogna
scendere nel merito. Cioè, i fatti documentati sono stati
raccontati con obbiettività? Quale interesse aveva il
redattore a scrivere una cosa al posto di un’altra? Il
redattore è stato obiettivo? Oppure ha raccontato i fatti
secondo il proprio interesse? In quest’ultimo caso, pur
essendo il documento autentico, esso sarebbe inficiato in
quanto invalidato da interessi personali.
Abbiamo
visto, per quanto riguarda i documenti storici, come essi
possano essere più o meno attendibili a seconda
dell’autenticità e dell’obiettività.
A queste
difficoltà se ne aggiungono altre e riguardano gli storici
stessi e la loro obiettività. Oggi si direbbe che un certo
avvenimento storico è visto con un taglio di destra, di
sinistra, centrista, specialistico, ecc.
Prendiamo in esame la storia recente, ad esempio la storia
dello scorso secolo. Essa è senz’altro affidabile dal
punto di vista dei documenti storici, lo è un po’ meno dal
punto di vista obiettivo.
Tutto
questo per concludere che l’affermazione “L’ha detto la
storia” non deve essere preso troppo alla lettera.
©
Paolo Campidori
www.paolocampidori.it |