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Φersu “maschera, attore,
personaggio, persona” deriva dal greco ”prósopon” “faccia, viso,
aspetto” e ne è derivato il lat. ‘persona’ (TECT 80) (iscrizione
dipinta accanto alle figure di uomini mascherati su una parete
della “Tomba degli Auguri”. Vedi Persu, Φersnals (Massimo Pittau
– Dizionario della lingua Etrusca – Dessì Editore, Sassari,
2005).
“Phersu è il dio dell’Averno,
nel suo originario significato di “scissione”, “divisione”,
“parte” e si pensa all’italiano “’partire’ che denota
allontanarsi: per chi sa dove?” (Giovanni Semerano –Il popolo
che 2003)
Ho messo a confronto la
traduzione della parola “phersu” fatta da due eminenti studiosi
linguisti ed etruscologi di fama internazionale: il Prof.
Massimo Pittau e il Prof. Giovanni Semerano. Entrambi sono stati
allievi di linguisti altrettanto famosi i cui nomi li ritroviamo
sui dizionari della lingua italiana usati dai nostri studenti
delle scuole medie e superiori. Sia l’uno che l’altro hanno dato
però una traduzione diversa della stessa parola. Per il Pittau
la parola Фersu (Phersu) deriverebbe dal greco (prosopón) ed
avrebbe i significati “maschera”, “attore”, “personaggio”,
“persona”. Per Giovanni Semerano “Phersu” sarebbe il dio dell’Averno
(Inferno) nel suo originario significato di “scissione”,
“divisione”, “parte”.
Фersu (Phersu) è un
personaggio dipinto nella Tomba degli Auguri di Tarquinia
(Monterozzi) che ha il volto coperto da una maschera e accanto a
questa figura c’è scritta la parola etrusca “Phersu”. Io ho
avuto l’occasione di visitare questa tomba la scorsa estare
estate con un gruppetto di soci e simpatizzanti di Archeoclunb
Italia, Sede di Fiesole, Mugello, Alto Mugello e Valdisieve,
Sede della quale io ricopro la carica di Presidente.
Sempre secondo il Pittau
“Persu” (con la P maiuscola) sarebbe anche un gentilizio
maschile da confrontare con quello latino “Personius” (M. Pittau,
op.cit.).
Il Semerano afferma che
Phersu, il dio dell’Averno, nel suo originario significato
viene tradotto con “scissione, divisione,
parte”. Lo studioso aggiunge: “…..e si pensa all’italiano
‘partire’ che denota allontanarsi: per chi sa dove? Teniamo
a mente quest’ultima frase.
Qual è l’origine esatta della
parola “Φersu” (phersu) secondo il Semerano? Lo studioso (di
origine sarda, come il Pittau nato nel 1911 e deceduto nel 2005)
fu allievo dell’ellenista Ettore Bignone all’Università di
Firenze, di Giorgio Pasquali, del semitologo Giuseppe
Furlani, di Giovanni Devoto e di Bruno Migliorini. Con tale
bagaglio culturale e con un certo umorismo (tipico di questo
studioso) Semerano, dall’alto della sua cattedra e forte dei
suoi titoli accademici, afferma che “Φersu” deriva dal
Babilonese che in italiano significa “divisione”,
“separazione”, dal verbo “parasu” (“a” sormontata da una
piccola linea) “separare, fare in parti” da cui ha origine anche
“parsu” (diviso), in latino “pars”. Dalla base
semitica sorge anche l’ebraico “paras” nel senso di
“dividersi”, “separarsi”.
Detto ciò e viste le
traduzioni così diverse dei due studiosi riguardo alla parola
Фersu, mi vengono in mente alcune parole italiane alle quali si
potrebbero riconnettere ipotetici significati di cui abbiamo
parlato sopra:
-
Partorire
– non significa forse separare il bimbo dalla madre mediante il
taglio del cordone ombelicale?
-
Partire
non ha il significato di allontanamento dalla propria famiglia,
da un amico, dalla propria terra e quindi non ha forse il
significato di dividersi?
-
Paramento
non ha forse il senso di parare, occultare alla vista,
nascondere e di conseguenza separare due cose dalla reciproca
vista? (Paramento sacro è un abito o un tendaggio che separa il
sacro dal profano)
-
Paracarro
non è forse il muretto che divide in due la carreggiata della
strada per proteggere i pedoni nell’attraversamento della
stessa?
-
Paraclito
non è il soffio vitale che si è separato da Dio per raggiungere
gli uomini? Esso è detto anche Spirito Paraclito o Spirito
Santo. Ecc.
Gli esempi potrebbero
continuare….Ma prima di chiudere questa carrellata mi preme
sottolineare alcune cose. Mi sembra che la tesi di Giovanni
Semerano, emerito linguista, sia molto interessante e mi
sentirei di avallarla. Lo stesso studioso afferma che il
significato originario di “Phersu” è anche “parte”, però poi
aggiunge “…e si pensa all’italiano ‘partire’: per chi sa dove?”.
Lo studioso esclude perciò che Phersu abbia originato
anche “partire”, e qui sta l’equivoco.
Io sono convinto che un buon
filologo della lingua etrusca (mi si perdoni l’ardire) oltre a
conoscere bene l’italiano, e oltre a conoscere bene le lingue
antiche come il latino, il greco antico, l’aramaico, il
babilonese, il sumero, l’ittita, ecc, dovrebbe conoscere bene
anche il toscano, e meglio ancora, se gli studiosi della
lingua etrusca fossero nati in Toscana. Ma non è tutto,
lo studioso filologo etrusco dovrebbe conoscere il toscano
“popolare”, la parlata dei vecchi contadini, dei paesani, ecc.
Purtroppo ci sono dei fiorentini e toscani, che conoscono solo
il toscano ‘colto’, quello che si parla nei salotti letterari,
nelle università, negli ambienti del giornalismo ‘di livello’,
negli ambienti artistici e museali, ecc. Il popolo toscano
parla ancora una lingua derivata direttamente dall’Etrusco e
difficilmente un linguista potrà comprendere appieno il vero
senso delle parole della lingua etrusca, se non conosce bene la
‘lingua’ toscana.
Il toscano “partire”
viene usato nelle zone (che conosco meglio) come il Mugello
(dove io sono nato da genitori Alto-mugellani), la Val di Sieve
e il Chianti fiorentino-senese. Esso non significa solo partire
con il treno, con l’autobus, ecc. Un vero toscano dovrebbe
sapere che “partire” ha anche un altro significato ben
preciso. Io, quando ero piccolo, e i miei genitori parlavano
il romagnolo, sentivo dire dai miei compagni (più toscani di me)
dai loro genitori: “Beppa si parte il pane?”, oppure “si parte
il prosciutto?”. Ecco che il “partire il pane” dei Toscani
DOC significa, “cominciare”, “dividere” il pane in fette o
in pezzi (il “filone” di pane senza sale per i toscani)
e “partire” il prosciutto (presciutto per i toscani) o il
salame significa iniziare a dividere il salume in fette.
L’errore del Semerano è stato
quello di pensare solo al significato che la parola
“partire” ha nella lingua italiana italiano tralasciando di
analizzare il significato della stessa nella ‘lingua’ toscana (che
è cosa diversa dai dialetti delle altre Regioni, Roma e Lazio
compresi) e si sarebbe reso conto che quest’ultimo modo di
dire dei toscani “partire” il pane (un po’ antiquato per la
verità), il prosciutto, ecc” sarebbe stata che conferma alla sua
tesi. Purtroppo non ha tenuto conto di questo aspetto
importante.
Una nota critica che vorrei
idealmente fare al Semeraro (idealmente poiché è deceduto nel
2005), sempre nel suo libro (citato) mi è parsa fuori luogo la
sicurezza assoluta con la quale sentenzia tutte le sue
affermazioni. Ho sempre detto che in Etruscologia nessuno
può dire una parola definitiva su ciò che tutt' ora viene
chiamato il ”Mistero Etrusco”. In particolar modo non sono
d’accordo con lui quando, con troppa fretta e con senso
sprezzante di superiorità, liquida il lavoro di emeriti
linguisti di metà Ottocento come lo Stickel e il Tarquini che
per primi asserirono che la lingua degli Etruschi derivava da
lingue orientali come l’aramaico, il babilonese, e da quella di
altri popoli Medio Orientali, o meglio della Mesopotamia. Ma
si sa a ogni poeta…manca un verso! Forse al Semeraro è mancata
un poco di umiltà, doverosa in queste materie così oscure e così
difficili.
© Paolo Campidori
www.paolocampidori.com
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Tarquinia Tomba degli Auguri - Lottatori e personaggio
con maschera |
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La
Copertina del libro di
Giovanni Semerano
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Tarquinia tomba degli
Auguri Giochi particolari
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