Il Futurismo

A cento anni dal Manifesto dei Futuristi, un anno di eventi e mostre per conoscerli meglio

 

Programma delle Manifestazioni

di Fernanda Masetti Fedi

Dissacratori, polemici, chiassosi, i Futuristi permisero all’Italia d’inserirsi nelle avanguardie internazionali. I fasti del passato erano ormai lontani per il nostro Paese che era da tempo diventato una provincia, i talenti più vivaci nei diversi campi languivano e stentavano a farsi posto e molti dovettero andare all’estero per affermarsi. L’Italia del periodo giolittiano aveva avuto una grande espansione industriale, con mutamenti sociali fortissimi, con la nascita di un proletariato urbano mai conosciuto prima, un salto in avanti che si compiva con un certo ritardo rispetto ad altre nazioni quali la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, ritardo che si rifletteva inevitabilmente nell’ambito della creatività artistica e della sua promozione.

 I Futuristi non cambiarono il mondo, il loro potenziale innovativo però fu notevole e anticipò molte delle soluzioni utilizzate da artisti e correnti successive: basti pensare all’utilizzo per le opere d’arte di materiali comuni (fili metallici, lana, seta, perline, specchi, lamine metalliche ecc.), ai congegni meccanici ed elettrotecnici, al linguaggio poetico portato vicino alla grafica, al linguaggio musicale che accetta i rumori e le casualità sonore come elementi musicali (a cui musicisti delle avanguardie successive, come l’americano John Cage hanno riconosciuto un debito sostanziale).

Il Futurismo nacque come movimento letterario e le sue premesse teoriche furono redatte dal poeta Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) e furono rese pubbliche con il celebre Manifesto del Futurismo. Molti testi riportano ancora come prima data della sua pubblicazione quella del Figarò (a spese dello stesso Marinetti) 20 Febbraio 1909, e successivamente la pubblicazione sulla rivista milanese Poesia (da lui fondata quattro anni prima), ma la mostra aperta a Bologna il 5 Febbraio scorso “5 Febbraio 1909- Bologna avanguardia futurista”, espone finalmente la copia del giornale “Gazzetta dell’Emilia” del 5 Febbraio 1909, con il testo del Manifesto del Futurismo, (15 gg prima di Parigi) pubblicato con una nota curiosa e quasi provocatoria del direttore del giornale:  “Vedremo se alle premesse e alle promesse seguiranno le idee, i libri, i fatti...”.

Umberto Boccioni - Forme uniche nella continuità dello spazio, 1913

 

Marinetti veniva da una famiglia decisamente agiata, aveva studiato a Parigi città con cui  mantenne sempre un legame intellettuale,  poteva condurre una vita da dandy che lui stesso non esitava a definire “tumultuosa, stramba, colorata”, il suo pensiero si nutriva delle teorie di volontà e potenza enunciate da Nietzsche, del socialismo libertario di Sorel, delle idee sullo scorrere soggettivo del tempo elaborate da Bergson; i suoi miti, che furono quelli dei movimento da lui fondato, erano la velocità, l’elettricità, la città moderna dai ritmi concitati, l’automobile come segno del progresso, l’uomo atletico ed eroico, la guerra…. Basta leggere queste ultime parole per provare un senso di ostile rifiuto nei suoi confronti, ma bisogna pensare che la sua posizione non era così lontana dallo spirito del suo tempo. Dopo la battaglia di Sédan, l’Europa aveva attraversato un periodo di pace e la generazione cresciuta in quegli anni non aveva vissuto gli orrori della guerra, poteva quindi immaginarla in senso patriottico, romantico addirittura, quasi mitologico. Il nobile eroe forte e coraggioso che combatte senza paura per i propri ideali ed il proprio paese… Molti artisti si lasciarono “corrompere” da questo mito quando nel 1914 si aprì lo scenario della Grande Guerra: molti vi morirono, molti subirono forti contraccolpi psicologici.

Marinetti è stato definito in mille modi, da ciarlatano esaltato a genio, di sicuro fu un uomo di capacità notevoli, sempre fedele a se stesso, con una spiccata capacità provocatoria e sicuramente grandi doti da leader (ampiamente sostenute dai suoi mezzi economici). Le sue “Parole in Libertà” o “Parolibere” erano composizioni fatte incollando frammenti di giornali e quindi molto vicine ad un esperimento grafico e quasi tipografico. Di certo egli comprese assai per tempo il potere della pubblicità, dei metodi di propaganda, fu il primo esponente delle Avanguardie a rivolgersi ad un pubblico anche non colto e specializzato. Fu poeta ma fu attore, agitatore, istrionico instancabile promotore di se stesso, compì azioni fuori dalla norma, invaghito dell’idea di arte totale pensò persino di delineare “come dorme un futurista - come mangia un futurista come cammina un futurista” fu personaggio insomma nell’accezione più ampia del termine e questo è inscindibile dalla sua opera letteraria, alla quale hanno comunque riconosciuto un tributo scrittori quali James Joyce, Thomas S. Eliot, Ezra Pound.

  Umberto Boccioni - Strada che entra nella casa, 1911   Umberto Boccioni - Materia, 1912   Carlo Carrà - Manifestazione interventista,1914   Giacomo Balla - Bambina che corre sul balcone,1912
Umberto Boccioni - Strada che entra nella casa, 1911 Umberto Boccioni - Materia, 1912 Carlo Carrà - Manifestazione interventista,1914 Giacomo Balla - Bambina che corre sul balcone,1912

 

Come detto Marinetti esordì con il linguaggio letterario ma ben presto si rese conto che le arti visive avevano un più ampio potere di diffusione e coinvolgimento soprattutto a livello internazionale, essendo indipendenti dalla lingua specifica, e rapidamente, con un’azione degna di uomo di marketing dei nostri giorni, radunò intorno a se a Milano, giovani pittori e scultori: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla (viveva a Roma) e Gino Severini che abitava a Parigi. A un anno di distanza dal primo Manifesto uscì sulla rivista Poesia, Il Manifesto della pittura futurista  (firmato da Boccioni, Balla, Russolo, Severini e Carrà), a cui seguirono Il Manifesto tecnico della pittura Futurista ed Il Manifesto della scultura. Questi scritti teorici sono importanti perché consentono di comprendere come in questo movimento vi fossero germi e spunti importanti che sono stati poi espressi nell’arte del dopoguerra internazionale.

Due rapporti sono stati particolarmente importanti per il Futurismo:

- quello con le foto sequenziali scattate da Marey e Muybridge, foto realizzate per cogliere i corpi in movimento. Marey faceva queste foto aprendo e chiudendo ritmicamente l’otturatore dell’obiettivo, registrando su una stessa lastra la sequenza di un movimento, mentre Muybridge fotografava gli animali in movimento posizionando una serie di macchine fotografiche a distanza regolare sul percorso, le varie immagini rimesse in sequenza davano il senso del dinamismo.  Quadri come “Dinamismo di un cane al guinzaglio”,  “Bambina che corre sul balcone”, “Volo di rondini” di Balla, realizzate con la tecnica delle immagini sovrapposte, gli sono senz’altro debitori… (però permettetemi una divagazione: nel tempio di Abu Simbel in Egitto, una biga reca cavalli con molte gambe…dando proprio la stessa riproduzione del movimento…);

- e quello con il Cubismo imposto all’attenzione degli amici proprio da Severini che viveva a Parigi.

Il Cubismo insegnò loro ad infrangere gli oggetti rappresentati, a superare il puntinismo, ad usare colori meno sgargianti, ma i Futuristi rimasero sempre legati ad un valore metaforico dei loro dipinti, sia che dipingessero persone, macchine o lampioni, inoltre cercarono sempre di rappresentare la forza del movimento, inteso non solo come movimento degli oggetti, ma anche il movimento interno dei soggetti, ossia lo stato d’animo di chi percepisce. Se i cubisti erano impegnati nei problemi formali legati al rinnovamento della rappresentazione e quindi prediligevano quadri statici come nature morte o ritratti, i futuristi amavano la velocità, e lo scontro di forze, preferendo quindi soggetti come la città, le macchine o la vita dei boulevards.

Pensiamo alla celebre “La città che sale” di Boccioni, oppure alla “Strada che entra nella casa”  in cui l’artista rappresentò la madre affacciata al balcone, cercando di rendere non solo ciò che la finestra permette di vedere, ma anche tutte le sensazioni percepite dal pittore che sta sul balcone, come il brulichio soleggiato della strada.  Sui Manifesti era scritto in proposito “ I nostri corpi entrano nei divani ed i divani entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le quali a loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano”.  Ancora un esempio in “Materia”: già il titolo nella comune radice lessicale di tre termini quali “madre, materia, matrice” suggerisce un profondo valore simbolico, il centro del quadro sono le mani intrecciate che spingono il nostro sguardo verso i lati del dipinto, che sembrano fondersi confondendo il rapporto tradizionale fra figura e sfondo, le braccia formano un cerchio sopra il quale è appoggiata la testa (realizzata secondo la scomposizione cubista), mentre la scena urbana disegna un cerchio alle sue spalle. Ne risulta una compenetrazione fra spazio interno, figura e spazio esterno proprio come enunciato nelle teorie del Manifesto Tecnico delle Pittura Futurista.

  Giacomo Balla - Lampada, 1909

  I futuristi - La celebre foto di Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni, Severini a Parigi, 1912

  Umberto Boccioni - La città che sale, 1910

Giacomo Balla - Lampada, 1909

I futuristi - La celebre foto di Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni, Severini a Parigi, 1912

Umberto Boccioni - La città che sale, 1910

E ancora, di Carlo Carrà “Manifestazione Interventista” , opera che si ricollega alle Parolibere di Marinetti. In essa l’autore affermò di aver voluto rappresentare il volteggiare di volantini lanciati in aria da un aereo su Piazza del Duomo a Milano. La vediamo come un vortice centrifugo di segni che sono resi dinamici dalla disposizione a raggiera di linee rette, suggerisce quasi l’impressione dell’onda sonora che si diffonde nell’aria, mentre i colori contribuiscono a dare questo senso di espansione partendo dal nero del centro per arrivare ai toni giallastri e rosati dei bordi. L’opera era nata con il titolo Dipinto Parolibero (realizzata a pochi giorni di distanza dall’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando) e fu pubblicata sulla rivista Lacerba il giorno in cui la Germania dichiarò guerra alla Russia,  ovviamente per i Futuristi l’interventismo irredentistico era troppo ghiotta occasione…da cui il cambio di nome.

Paradossalmente fu proprio la Grande Guerra a smorzare la carica rivoluzionaria e creativa del Futurismo, quella guerra che loro avevano cantato e idealizzato, ma che alla sua fine, dopo la cruda e dolorosa esperienza, si tradusse in uno smembramento del movimento che, persa la coesione, (nel 1914 già molti di loro cambiavano stile) si risolse in una serie di manifestazioni locali, trainate da persone molto diverse fra loro. Fra queste realtà è giusto segnalare almeno l’Aeropittura, protagonista della quale fu la resa della visione dall’alto, il mito dell’aereo esploso durante la Grande Guerra e ormai avviato ad essere affascinante strumento di trasporto per i civili.

Il Futurismo bruciò rapidamente, come un grande fuoco d’artificio, ma sottovalutarlo sarebbe un errore, è stato un potente crogiuolo d’idee ed intuizioni, molte delle quali sono giunte fino a noi: se si cerca un antenato delle opere d’arte recenti che si espandono in interni d’ambienti e persino in discoteche, luoghi nati per sollecitare e amplificare le emozioni attraverso il pulsare di luci e suoni, possiamo trovarlo nelle idee e nelle decorazioni d’interni futuriste.