IL GRANDE BUSINESS DELLE ACQUE MINERALI

 

di Giacomo Mazzuoli

In Italia le acque minerali sono uno dei maggiori investitori pubblicitari: 379 milioni di euro spesi nel 2005 per convincerci a comperare “l’acqua da bere”.
Se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, probabilmente nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarle.
In vent’anni i consumi di acqua in bottiglia nel nostro Paese sono triplicati (e così le bottiglie di plastica, e i viaggi dei camion su e giù per il Paese).
Di questo passo finirà che nessuno più berrà l’acqua del rubinetto. Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune come ha riconosciuto anche l’Antitrust nel 2004 nel caso “Mineracqua contro Acea”.

La cosa paradossale è che se le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico, 14 Regioni su 20 non ricevono un euro per l’acqua imbottigliata dalle imprese. A novembre 2006, però, la Conferenza Stato-Regioni le ha invitate a uniformare la propria legislazione a quella di Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Basilicata e Sicilia, che già chiedono un “canone di imbottigliamento”.
Dove esistono, oggi le tariffe variano tra 0,0003 euro per litro (in Basilicata) e i 0,003 euro per litro (in Veneto, per effetto di un emendamento alla Finanziaria regionale 2007 approvato a fine gennaio).
Alcune regioni prevedono uno sconto per chi sceglie di imbottigliare nel vetro.
La Provincia autonoma di Trento, la Toscana e la Campania sono “produttori” importanti, ma gli imbottigliatori non pagano altro che un “canone di coltivazione”, in pratica l’affitto del terreno.
In Trentino Nestlé imbottiglia l’acqua “Pejo”, pagando al comune di Peio meno di 30 mila euro l’anno per 90-110 milioni di litri (nel 2005, secondo l’Annuario delle acque minerali 2006/2007 di Beverfood). La Regione Toscana -dove si produce oltre il 10% dell’acqua imbottigliata in Italia- si è dotata nel luglio 2004 di una legge (la 38/2004) che prevede il pagamento di una canone di concessione commisurato ai prelievi. Da due anni e mezzo manca il regolamento attuativo. Intanto Panna e Uliveto (il nono marchio più venduto, quasi 400 milioni di litri nel 2005) continuano a pagare 46 mila euro (la prima) e 20 mila euro (la seconda).

I consumi di acqua minerale crescono di pari passo con l’aumento degli investimenti pubblicitari.
Nel 2005 le aziende hanno investito in spot, cartellonistica e inserzioni 124 milioni di euro (al netto della scontistica applicata dai concessionari di pubblicità. Il “conto” ai prezzi di listino sarebbe di 379 milioni di euro), senza contare testimonial -come Del Piero per Uliveto- e sponsorizzazioni -come quella della Nazionale di calcio, sempre per Uliveto, o Miss Italia, per Rocchetta-.
Sempre nel 2005 ogni italiano ha bevuto, in media, 188 litri di acqua in bottiglia. Mezzo litro al giorno a testa, più di ogni altro al mondo e quasi otto volte la media mondiale (che è 24 litri pro capite).
Nel 1990 l’investimento pubblicitario (netto) del settore era di 31 milioni di euro e consumavamo 110 litri pro capite di “minerale” all’anno; cinque anni dopo, con 50 milioni di euro spesi dagli “imbottigliatori” in pubblicità, ogni italiano beveva 138 litri d’acqua in bottiglia. Nel 2000 -con la pubblicità per la prima volta oltre quota 100 milioni di euro- i consumi erano saliti a 167 litri pro

 

Hit parade delle aziende produttrici di acque minerali

Consumi di acqua minerale in Italia e investimenti pubblicitari

 

 

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