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Il telefono squillò allegramente. Laura, che era sotto la doccia, si asciugò alla meglio e, senza neanche infilare un accappatoio, si affrettò a rispondere.
"Pronto?".
"Ciao, sono Carlo".
"Carlo?" esitò la ragazza, "... ah si, Carlo! Eh, ma è da un pezzo che non ti fai sentire... che fine hai fatto?".
"Diciamo pure lavoro".
"Eh, ti conosco e non me la dai a bere. Devi proprio essere a corto di materia prima se hai sentito il bisogno di riesumare il mio numero da qualche tua agenda. Ma non importa, sono contenta che tu abbia chiamato. Sai, ogni tanto ti ho pensato...".
"Anch'io e appunto per questo vorrei rivederti".
"Non me la dai a bere... ma uscirò ugualmente con te. Io sarei libera dopodomani, o meglio posso disdire un appuntamento che ho già preso".
"Per me va bene. Non posso che apprezzare l'alta considerazione in cui ancora mi tieni...".
"No, è che con te almeno non rischio di pagarmi il cinema o la cena... scherzo, dove ci si vede?".
"Passo a prenderti alle otto".
"Alle otto allora!".
Carlo, che chiamava da un telefono pubblico, abbassò la cornetta e non riuscì a trattenere un sorriso di compiacimento. Era sicuro che Laura non gli avrebbe detto di no. Era stata lei, del resto, a prendere l'iniziativa e a farsi liberamente avanti, tempo addietro. Si erano conosciuti ad una cena di lavoro, durante un congresso. Lei lo aveva notato nella grande sala dove si succedevano gli oratori; lo aveva seguito per i corridoi durante gli intervalli; lo aveva poi aspettato all'uscita e a tavola si era seduta accanto a lui. Non potevano che finire a letto, la sera stessa, a casa di lei.
La loro era stata una relazione leggerissima, ma proprio per questo, forse, per un pò era durata. Si vedevano con piacere, facevano l'amore. Non vi erano state implicazioni sentimentali, non c'erano legami da sciogliere. Così, a un certo punto, avevano smesso di frequentarsi. Non le aveva più telefonato. D'altronde non era da escludersi che, pur durante la loro storia, lei non incontrasse altri uomini.
La serata era stata banale: ristorante, cinema, anche una passeggiata. Ora lui la stava riaccompagnando a casa. Erano arrivati. "Sali a bere qualcosa?". Non poteva essere altrimenti. "Mettiti a tuo agio", disse Laura versando del liquore. Lui si tolse la giacca e si adagiò su un divano. Lei gli porge il bicchiere e si siede accanto a lui. Un brindisi interrotto dai baci, sempre più profondi, sempre più convulsi. E come tante altre volte fecero
l'amore.
"Stringimi, stringimi più che puoi...", diceva Laura. Lui portò le mani al collo di lei, che gli si offriva avido. Mimando una carezza cominciò a stringerlo. La ragazza sorrideva, ma presto il suo sorriso si trasformò in una smorfia. Spalancò gli occhi, non capiva. Lui intanto stringeva con forza, ma la ragazza non perdeva ancora conoscenza. Anzi, afferrando le mani di Carlo con le sue era ormai prossima a liberarsi. Carlo fu preso da un attimo di disperazione: non era abbastanza forte, o forse non aveva abbastanza coraggio, da strangolarla! Cercando una qualsiasi via di scampo lasciò frettolosamente la presa.
"Carlo! che ti è successo…" , sbottò Laura risentita, "mi hai fatto male!".
"Niente, è un gioco", azzardò Carlo, "l'ho visto fare al cinema". Il suo cuore batteva velocissimo.
"Ma sai che a me non piace, io ti voglio dolce dolce..." e così dicendo riprese a baciarlo.
Squillò il telefono. "Non rispondere", disse Carlo.
"Perché?" obiettò la ragazza.
"Non voglio", ribadì lui.
"Va bene", acconsentì Laura. Il telefono smise di squillare.
A Carlo venne un'idea. "Posso fare una chiamata?"
"Ma certo, non c'è da chiederlo".
Alzò la cornetta e impostò il numero. Lei intanto, ad occhi chiusi, lo sbaciucchiava sul petto. Il gesto di Carlo, per quanto maldestro, fu rapidissimo: la ragazza non ebbe il tempo di accorgersi delle sue intenzioni. Passò il filo del telefono intorno al collo di Laura e cominciò nuovamente a stringere. Ora la faccia di Carlo era una maschera d'odio, i suoi denti fremevano: "Muori puttana!", non riuscì a trattenere. La ragazza era sbiancata e lo fissava con occhi allucinati. Lui la stringeva con tutta la forza di cui era capace, ma ciò nonostante non aveva ancora la meglio. Lei si difendeva con la forza della disperazione, dimostrando una incredibile ed insospettata vitalità. Si divincolava terribilmente: lo graffiava con le unghie in tutto il corpo, riuscì addirittura a morderlo.
Non solo, nella concitazione della lotta Carlo non si era accorto che Laura era intanto riuscita ad afferrare con una mano il collo della bottiglia posta sul carrello lì a fianco. E fu con questa che lo colpì sulla testa. L'impatto non era poi stato così violento - la ragazza non ne aveva la forza - tant' è che la bottiglia non si ruppe. Il liquore però fuoriuscendo andò a riversarsi sugli occhi di Carlo, il quale vi portò istintivamente le mani, cercando di reprimere il bruciore.
Laura, approfittando del disorientamento del suo aggressore, scantonò via dal letto e volgendosi a lui gridò terrorizzata: "Carlo, tu vuoi uccidermi!". Saltò giù anche lui, ed iniziò una tragica caccia tra le mura del piccolo appartamento. Lei cercava affannosamente di guadagnare l'uscita, rifugiandosi dietro tavoli, frapponendo sedie, tirando giù armadi, gettandogli contro piccoli oggetti ornamentali. Uno di questi, un vaso in finissima porcellana, lo colpì sulla fronte, frantumandosi. Carlo ebbe un lieve stordimento, ma prontamente si riprese e scagliandosi sulla sua vittima la schiacciò a terra tappandole la bocca. Allungò l'altra mano, cercando un qualche oggetto contundente. Trovò un pesante posacenere in cristallo e con quello la colpì, dove poteva, disperatamente. Quando si sollevò, esausto, numerose ferite imperlavano il corpo della ragazza: sul collo, sul seni, sul volto, sulle cosce, sul ventre. Laura era morta e lui era tutto imbrattato di sangue, senza contare che durante la lotta anch'egli aveva ricevuto numerose ferite, seppur lievi.
Si rivestì in fretta, indossò il suo ampio soprabito e scappò via.
(continua)
1^ puntata |
3^ puntata |
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| -Laura, che era sotto la doccia, si affrettò a
rispondere... |
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| -Ciao, sono
Carlo... |
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| -Era sicuro che Laura non gli avrebbe detto di
no... |
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| -Mettiti a tuo agio- disse
Laura... |
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| -Stringimi, stringimi più che
puoi... |
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| -Mi hai fatto male! - fece la ragazza risentita... |
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