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Ora Carlo era decisamente più calmo.
Durante la lotta più volte si era sentito perduto. Prima quando non riusciva a strangolarla; poi quando, inseguendola per la casa, lottavano l'uno per la morte, l'altra per la vita.
Si rese conto di aver corso un rischio enorme: era anche abbastanza strano che nessuno fosse intervenuto, che nessuno avesse sentito niente. La risposta doveva trovarla il giorno dopo sui giornali: la ragazza, appassionata di impianti hi-fi, aveva fatto insonorizzare le pareti della propria abitazione, per ascoltare la musica in pace, senza disturbare i vicini.
La polizia rilevò nell'appartamento un gran numero di impronte digitali, di parecchie persone diverse. Carlo non ebbe in particolare da temere, visto che era incensurato. Gli inquirenti attribuirono il delitto ad uno degli occasionali compagni della ragazza. Si indagava sul movente.
"Complimenti, non c'è che dire... complimenti...", commentò Alberto, cercando di respingere una fitta di inquietudine, e quasi non riuscendo a credere che Carlo l'avesse scampata anche questa volta. "Penso di meritarmeli tutti…" celiò Carlo, arginando malamente un moto di istintivo compiacimento.
E venne così il fatidico ultimo giorno. L'appuntamento era sulla piazza antistante il vecchio mattatoio, alle ventitré.
Quando Carlo arrivò, Alberto era già sul posto. Fu proprio quest'ultimo a rompere il ghiaccio.
"Allora, caro amico, non c'è che dire, sei stato veramente abile... In più di un'occasione hai dato prova di autentica efferatezza, sono pronto a riconoscerlo. Ma purtroppo, purtroppo per te, non sei riuscito a portare a termine il tuo compito. Riconosco che l'impresa era ardua, quasi impossibile. Ma il gioco è gioco, e tu hai perso. Per un soffio, ma hai perso. Ho qui con me in questa borsa il mio testamento, secondo i patti, ma sarai tu a dovermi consegnare il tuo".
"Ti sono grato" rispose Carlo "per le tue parole di sincero apprezzamento. Anch'io ho con me nella mia borsa, secondo i patti, il mio testamento. Ma non è ancora scoccata la mezzanotte e c'è ancora tempo per un altro delitto".
"Un altro delitto?" replicò baldanzoso Alberto "e dove sta la vittima?".
"La vittima sei tu". Così dicendo Carlo estrasse dalla borsa una rivoltella e con tre colpi lo freddò.
"E' fatta!" gioì dentro di sé Carlo. "E' fatta, ho vinto! Sei delitti in sei modi diversi nel giro di tre mesi! Certo l'ultima mossa non può considerarsi propriamente ortodossa, ma i patti non la escludevano. E poi è sicuro che Alberto sarebbe stato per tutto il corso del gioco altrettanto leale? E se avesse avuto intenzione, alla peggio, di denunciarmi? Ma basta, ho commesso sei delitti, ho vinto io".
Carlo raccolse frettolosamente la borsa che Alberto aveva ai suoi piedi, cercando di forzarla. Ma non appena fece scattare il fermaglio che la chiudeva una violenta esplosione lo investì, dilaniandolo. Anche Alberto, evidentemente, aveva ritenuto di dover prendere qualche precauzione.
La mattina dopo un passante segnalò l'insolito spettacolo. La polizia, svolti gli accertamenti di rito, fece rimuovere i cadaveri.
FINE
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