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Questa volta parliamo di
qualcosa che ci porta agli anni di poco precedenti l’Unita’ d’Italia
visto che per tutto il 2011 ne sarà ricordato il 150’ anniversario
L’occasione me la da una
mail inviatami da Genova da Sergio Paglieri , l’autore del
bellissimo libro “Guerrieri di polvere” . In questa mail si parla
dell’affondamento del Polluce , un piroscafo della società Rubattino*
, la stessa che fornì le due navi a Garibaldi per partire da Quarto
e, con i suoi mille , sbarcare a Marsala in Sicilia dove comincio’
la liberazione del regno delle due Sicilie.
Premetto che e’ una
storia strana e con tante versioni diverse , proverò a descriverne
alcune:
Questo piroscafo era
partito da Napoli nel giugno del 1841 dove si erano imbarcati
molti nobili napoletani decisi a portare via i loro tesori dalla
città scossa dalle rivolte contro Ferdinando IV di Borbone. Gli
storici dicono che c’erano 100000 monete d’oro e 70000 d’argento
proveniente dalle colonie spagnole del peru’, venezuela etc ,
c’erano preziosi di ogni tipo e addirittura una carrozza placcata in
oro della contessa Della Torre. Questa versione pare che non
regga perche’ nel 1841 Napoli non era investita da nessuna
ribellione ed inoltre a quei tempi sul trono c’era Ferdinando
secondo (8 novembre 1830 – 22 maggio 1859) e non Ferdinado IV.
Sembra altresi’ che il tesoro non fosse dei ricchi e nobili
napoletani , ma si trattasse di una colletta fatta anche dagli
inglesi per aiutare i mazziniani di Genova gia’ operativi per
liberare l’Italia dall’Austria . Quando il piroscafo arrivò davanti
all’isola d’Elba fu speronato da un altro battello, il Mongibello
partito anch’esso da Napoli e dove molto probabilmente qualcuno era
a conoscenza dell’immenso tesoro che era a bordo. La sfortuna
volle che la nave Polluce in quindici minuti colò a picco con
tutto quel ben di Dio , comunque si salvò tutto l’equipaggio e pare
che ci sia stata solo una vittima .
Per capire quanto è
complessa questa storia altre fonti dicono che invece la colpa
dello speronamento fu del comandante del Polluce e non del
Mongibello comandato da Cafiero . Ci fu un processo a Livorno e i
giudici condannarono la società Rubattino al pagamento delle spese
processuali pari a 1389 ducati, di questo processo esiste la
cartellina , ma dentro non si e’trovato niente perche ‘e’ andato
perduto nell’alluvione di Firenze del ’66. La società’ Rubattino,
che aveva pagato quella nave circa 500000 mila lire, cercò di
recuperarla con un tentativo molto audace per quei tempi e sembra
che fossero a buon punto quando un argano cedette e la nave ripiombo
‘nel buio del mare a 103 metri di profondità , il tentativo era
costato 270.000 lire, più della metà del costo della nave stessa. La
società rinunciò definitivamente al recupero del relitto .
Altri tentativi di
recupero furono fatti nel 1920 poi nel 1930 e nel 1936, ma quello
che fruttò’ più di tutti fu quello fatto da certi cercatori franco
–inglesi di tesori sommersi . Essi chiesero il permesso alle
autorità italiane di recuperare l’alluminio presente nel mercantile
inglese “ Gean Logan “affondato durante la prima guerra mondiale
da un sottomarino tedesco, quando chiesero l’autorizzazione
inserirono le coordinate del Polluce . Ottenuto il permesso, con un
battello munito di una grossa benna cominciarono a recuperare
materiale distruggendolo totalmente; riuscirono a portar via
molte monete ed altro che cercarono di vendere ad un asta a Londra
dove pero a seguito di indagini dei carabinieri furono scoperti e
denunciati . Allora si organizzarono finalmente i recuperi legali
fatta da una società di sommozzatori insieme alla Sovrintendenza
della regione Toscana. Furono portati alla luce altre monete e molto
altro materiale che recentemente e’ stato esposto al palazzo San
Giorgio di Genova , proprio davanti all’acquario.
Perchè ho scritto tutto
ciò’? Il motivo e’ che il prof. Paglieri mi disse che a bordo del
Polluce, in quel suo ultimo viaggio, c’era un caninese ,
esattamente Carlo Bonaparte , il figlio primogenito di Luciano ,
fratello di Napoleone.
In realtà, dopo ricerche
piu’ approfondite si seppe che il Bonaparte non era sul Polluce ma
sul Mongibello e cioè il piroscafo che aveva provocato
l’affondamento.,
Questa tesi mi e’ stata
confermata da un personaggio che partecipò alle ultime operazioni
di recupero e che io ho rintracciato grazie ad un ufficiale della
Marina Militare di Genova , che però ha aggiunto un altro
rompicapo: durante il recupero del Polluce insieme a tanto altro
materiale si è recuperata anche una piccola teca con i capelli di
Napoleone Bonaparte , probabilmente appartenuta a Carlo Bonaparte ,
uno degli eredi legittimi del grande generale . Come sia finita sul
Polluce non si sa, forse nelle fasi di abbordaggio , questo e’ un
mistero che rimarrà per sempre irrisolto come la vera storia di
questa sfortunata nave.
Lo scopo di questo mie
poche righe è quello di cercare qualcuno che mi dia una mano per
poter organizzare una mostra a Canino per la prossima sagra
dell’olio , ho già preso contatti con la dottoressa Anna Conti che
gestisce il museo di San Francesco per poter contattare la
Sovrintendenza della Toscana per farci prestare per alcuni giorni
la teca con i capelli di Napoleone , perchè probabilmente parte di
quel piccolo tesoro , e sicuramente quella apparteneva a un caninese
doc, Carlo Bonaparte suo legittimo erede.
* Raffaele
Rubattino (1809-1881) fu il primo armatore italiano di vascelli a
vapore (pironaviglio): nel 1838 fondò la Società di navigazione De
Luchi Rubattino.
Nel 1839,
iniziò i collegamenti tra Genova, Marsiglia, Livorno e Napoli, che
potenziò con i piroscafi Polluce e Castore. Nel 1851 la Compagnia
Rubattino ebbe l'autorizzazione per collegare regolarmente Genova
con la Sardegna. Negli anni seguenti stipulò un accordo con l'
armatore siciliano Florio, con cui fondò la Navigazione Generale
Italiana.
Di Rubattino
erano anche i due piroscafi su cui s’imbarcarono i Mille,, il
Piemonte e il Lombardo, acquistati grazie alla mediazione di Giovan
Battista Fauchè, un dipendente della Compagnia. Dopo l'apertura del
canale di Suez (1869), Rubattino estese i suoi interessi commerciali
fino in Abissinia, dove qualche decennio dopo si esercitarono le
prime mire imperialistiche del regno d'Italia.
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