Questo
lenzuolo funerario( m. 4,36 x 1,1) di lino, tessuto a spina di
pesce, è il più eloquente “corpus delicti” di cui gli studiosi si
sono serviti per ricostruire il fatto delittuoso che racchiude: la
morte di croce. E’ quella di un uomo, sottoposto prima della
condanna a morte, ad una singolare flagellazione, ad un tipica
coronazione di spine ( mai registrata dagli storico per altri
cruciari), segnato all’emitorace destro da una ferita di lancia e
avvolto nudo nel lenzuolo senza essere stato prima lavato e unto con
gli oli resinosi. L’impronta sfumata ci fa intuire che quel cadavere
non conobbe la corruzione che inevitabilmente avrebbe compromesso
anche la integrità del lenzuolo.
Contro le tesi del
corpo del Signore, rubato dai discepoli, oltre la testimonianza del
Vangeli, sta anche l’esame morfologico delle impronte del sangue,
che, come mostra la Sindone, hanno la caratteristica del sangue vivo
e postmortale, coagulato l’uno e rappreso l’altro, perfettamente
decalcati secondo il processo di fibrinolisi, verificatosi in un
periodo di tempo ben preciso: circa 36 ore di contatto.
Le ore che, secondo la Fede cattolica, Cristo
passò nel sepolcro prima della risurrezione.
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| La Sindone, con il
linguaggio del sangue, rivela due interessanti particolari che
consentono una minuziosa ricostruzione di questa dolorosa andata
al sepolcro. La prima documentazione riguarda la zona delle
reni, dove il corpo dell'Uomo della Sindone è segnato da rivoli
di sangue, in direzione trasversale, così da far pensare ad un
deflusso del sangue, causato dalla posizione orizzontale assunta
dal s. corpo nel tragitto dal Calvario al sepolcro.
La colorazione di questo sangue, che si
rivela ricco di plasma, è tale da consentire di
qualificarlo come « effetto della sedimentazione post - mortale
delle emazie nella cavità cardiaca, perforata dal colpo di
lancia » (dott. Giordano).
E' naturale,
infatti, che dalla ferita del costato, ponendo il corpo supino,
il sangue della parte inferiore del corpo, rimasto ancora nei
vasi dopo la ferita del soldato, (mentre quello della parte
superiore del corpo era uscito subito dopo 1' apertura della
lanciata) è naturale, dico, che uscisse abbondantemente e si
localizzasse nella zona delle reni. |
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Deflusso del sangue postmortale
nella zona dei reni, causato dalla posizione orizzontale assunta
dal corpo dopo la deposizione dalla croce |
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Una seconda documentazione, ancora più
commovente, si nota ai piedi, particolarmente al piede
sinistro. Si tratta di impronte digitali di uno dei
fortunati portatori del corpo di Gesù. Queste furono causate
da quel sangue, che doveva uscire, dai fori dei piedi,
schiodati di recente, a causa dell'edema insorto o intra
vitam «per insufficienza circolatoria, o post mortem, per
ipostàsi cadaverica » (dott. Giordano).
Il
sangue scendendo si concentrava nella zona dei talloni dove
ha lasciato dei segni strani che hanno permesso una perfetta
ricostruzione delle mani con le dita arcuate, in posizione
contratta, che rivelano lo sforzo per un peso che hanno
portato. Il mignolo, l'anulare e il medio della mano
sinistra, a contatto con la superficie del piede, furono
circondati dal sangue che scendeva dal foro del piede
sinistro nel tallone sinistro, (meno chiaro è per la mano
destra, nel tallone destro).
Dalla
Sindone, dunque, è evidente che nel portare il s. corpo alla
sepoltura, i portatori, camminavano in modo da far precedere
i piedi.
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Tallone sinistro dell'Uomo della Sindone con
impronta di tre dita di una mano |
Seguendo
fedelmente i margini di quella
impronta
si può ricostruire questa immagine.
Si tratta
precisamente del mignolo, dell'anulare
e del medio in una mano sinistra,
in
posizione
contratta, tipica di chi
sostiene un peso.
Il pollice e l'indice per dare forza
alla presa, sono
naturalmente localizzati
nella parte
superiore del piede |
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