Quando il Sipario calerà

Cronaca di una vicenda tragica il cui epilogo si consumò a Canino nel 1925 (seconda parte)


prima parte  - terza parte

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di Mauro Ballerini

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E in ognuna di queste opere, Giuseppina Nistri è la protagonista assoluta, proteiforme e mutevole come tutte le grandi artiste: oggi è la giovane e ingenua innamorata e domani la pasionaria amante; oggi un'anziana duchessa astuta e scaltra, domani la ragazza che, in nome della pietà filiale, medita un piano di vendetta. E sempre lei è la madre e la figlia; la casta meretrice e la suora devota; la pazza e la paralitica. Lei è la cantante lirica reazionaria, l'omicida e la suicida, la presunta creatura demoniaca e l'incarnazione della Bellezza. A lei tutto è concesso in nome di un'arte così vibrante e vera da far dimenticare persino le più stridenti incongruenze.

Eternamente seconda è invece sua sorella Pia, ottima attrice, bella voce, ma costretta a interpretare ogni sera la parte della "rivale", di quella che il pubblico non ama, non ap­prezza e nella quale nessuno vuole identificarsi. Pia incarna la moglie devota e tradita quando il vero fulcro della scena è l'amore sanguigno dell'amante; è la frivola e leggiadra amante quando è la moglie fedele l'eroina della scena. Pia è crudele, quando il dramma si impernia sulla forza della bontà ed è docile e remissiva quando al contrario si incardina sul­le passioni più travolgenti. E giovane quando a far da padrona è la saggia vecchiezza, ed è vecchia nelle opere che  celebrano l'incorruttibile gioventù. È lei quella che, nell'intreccio, rivela segreti inconfessabili, tradisce la fiducia dell'amica, nutre sentimenti d'odio, di gelosia, d'invidia, perennemente frustrata nei suoi amori, delusa nelle sue attese. Pia che, in passato e in altre compagnie, era stata Giulietta, Tosca, Ofelia, Mila di Codra, Francesca da Rimini, ora deve rassegnarsi a essere null'altro che l'antagonista della prima attrice.

Forse non è un caso che sia così severa, mormora tra sé la gente di Canino. Quando passa per strada, sembra triste, con la fronte aggrottata e pensosa. Suona strano a tutti che due sorelle non riescano a darsi spazio l'una con l'altra, quasi fossero due rivali nella vita come sono inestinguibilmente nemiche sulla scena.

Ma neppure Leonilda, la figlia, riesce a uscire dall'ombra nella quale la madre, unico astro lucente della scena, l'ha confinata: ha già passato i vent'anni e potrebbe aspirare a ruoli ben più importanti. Sua madre, alla sua età, era già "prima attrice assoluta". E invece a lei continuano a essere riservati i ruoli da generica, piccole particine con poche decine di battute, puro riempitivo della scena e dell'opera. Il pubblico, spesso, tali ruoli li ignora o li dimentica non appena è finito lo spettacolo.

Giuseppina Nistri è una specie di Crono redivivo, pronto a divorare le sue stesse creature pur di impedire loro di spodestarla.

Ritratto di Giuseppina Nistri, primo piano americano (1941). Collezione privata Mauro Ballerini

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Ritratto a figura intera di Pia Cresseri (1920 ca). Collezione privata Mauro Ballerini

Ritratto a figura intera di Pia Cresseri (1920 ca). Collezione privata Mauro Ballerini

Locandina de La Nemica. Collezione privata Mauro Ballerini

Locandina de La Nemica. Collezione privata Mauro Ballerini

Persino il primo attore, il tanto fascinoso cav. Angelucci, deve soccombere di fronte alla sua onnipresenza: rare e sporadiche sono le serate in suo onore e ridotti a due o tre i suoi cavalli di batta­glia. Amleto, II Cardinale, Otello: ma, per il resto, le beneficiate spettano al monarca assoluto Giuseppina Nistri che, come tutti gli attori otto-novecenteschi, considera il teatro il dominio incontrastato di un solo e unico sovrano: il grande attore. E così con il passare dei giorni e delle settimane, nel paese va sempre più attenuandosi la diffidenza nei confronti dei nuovi arrivati. La padrona delle camere nelle quali alloggiano (situata in via Concordia, 13) assicura che siano gente per bene, che paga puntuale; hanno solo il difetto di dormire tutta la mattina, ma in fondo è pur vero che fino a tarda notte non rientrano mai. Ammette di provare tanta pena per quella povera Leonilda costretta a starsene sveglia tutte le sere fino all'una o alle due, e che quella è una vita contro natura.

Di loro si parla anche nella trattoria dove ogni sera, attori e attrici si radunano dopo lo spettacolo: sono persone di buonumore — assicura l'oste —, che hanno voglia di ridere. E così, dopo che ha finito di risistemare i tavoli e la sala, si siede con loro e li ascolta narrare le loro storie. Anche le donne sono stranamente loquaci e socievoli. Dai loro racconti sembra che abbiano visitato ogni parte d'Italia, anzi forse tutto il mondo, e di ogni luogo parlano come se parlassero di casa loro. E ovunque siano stati, hanno collezionato un indicibile numero di avventure: incontri, separazioni, fughe di giovani amanti; di continuo fanno il nome di altri attori, talvolta di artisti noti in tutta Italia, e mentre ne parlano infarciscono quei loro resoconti con battute tratte da commedie e tragedie... Lo fanno con disinvoltura, come se venisse loro spontaneo confondere teatro e realtà. Non si capisce se sia più vero quello che raccontano a tavola o quello che recitano sulle tavole del palcoscenico. Quelli che alla sera rimangono in loro compagnia dicono che se uno li sente parlare a cena, non ha più bisogno di andarli a sentire in teatro: è uno spettacolo già quello!

La gente ascolta ora i resoconti della padrona di casa, ora quelli dell'oste e a poco a poco comincia a sentirli più familiari. Ogni pomeriggio li vede recarsi compattamente alle prove, in perfetto ordine ed estrema puntualità. Pia e Leonilda fanno lunghe passeggiate, l'una a braccetto dell'altra, come due amiche e confidenti. Pia, addirittura, si è data disponibile nell'accudire anziani e malati del paese qualora ce ne fosse bisogno. E un'anima santa, commentano con tono quasi orante le beghine riunite in chiesa. Se però qualcuno volesse penetrare nel loro mondo per conoscerli più da vicino, troverebbe un muro invalicabile: gli attori se ne stanno per lo più tra loro, volontariamente isolati dal resto della comunità. Sembra che non vogliano confondersi con chi è irriducibilmente estraneo alla loro gente. Per loro il mondo intero non pare essere altro che pubblico e questo contribuisce a renderli ancor più impalpabili ed evanescenti.

 

Questo loro snobismo li rende invece decisamente graditi ai notabili del paese. Per loro i Nistri sono veri artisti che riabilitano il nome dell'arte drammatica fin troppo spesso corrotta da insopportabili guitti e dilettanti. E così capita talvolta che la prima attrice, sua sorella e suo marito ottengano il massimo degli onori: essere invitati a cena dalle persone che contano.

E fu proprio durante una di queste serate a casa del dottor Bonanni, che lui venne a co­noscenza del loro passato: quelle due donne discendevano da una antica dinastia di tea­tranti, tale da renderle a tutti gli effetti vere e autentiche figlie d'arte. Ma cosa mai vo­lesse dire quel titolo, nessuno in realtà avrebbe saputo spiegarlo. Lo si capì con il tempo, a forza di sentirle parlare delle loro famiglie: erano figlie, nipoti e pronipoti di comme­dianti e nella loro vita non avevano mai visto altro che palchi, loggioni, tende a pan­neggio, scenari, platee, copioni... Erano salite in scena, per la prima volta, neonate, poi verso i sei anni nei ruoli ingenui e da quel momento non vi era più stata sera, festa o ricorrenza durante la quale il sipario non si fosse aperto di fronte a loro. Giuseppina Nistri ricordava di essere nata in Francia, a Mentone, mentre i suoi genitori si trovavano lì a recitare; raccontava che la sera stessa in cui sua madre l'aveva partorita — e la cosa era accaduta identica anche per sua sorella Pia — era salita sul palcoscenico con le poche forze residue. Con fierezza vantava che sua nonna, nel 1861, era prima attrice nella compagnia dei fratelli Duse e aveva tenuto in braccio Eleonora (quell'Eleonora!) quando aveva soli tre anni. Che suo nonno aveva avuto l'onore di lavorare per anni con la più grande diva di ogni tempo, la marchesa Adelaide Ristori. Che un suo zio, fratello di sua madre, tal Carlo Cola, nell'ultimo trentennio dell'Ottocento aveva solcato i più grandi palcoscenici d'Italia insieme ai mostri sacri del teatro italiano (da Virginia Mari­ni a Giovanni Emanuel, da Alamanno Morelli a Virginia Reiter) ed era stato accolto con regali preziosi e ovazioni persino a Madrid, Barcellona e Lisbona. Che il fratello di sua nonna, Antonio Feoli, era stato così famoso che il pubblico di Roma e Bologna lo aveva celebrato donandogli ben due ritratti litografici. A sentirla vantare così illustri natali, l'ospite si sentiva onorato e allo stesso tempo intimorito, quasi in soggezione. Quei nomi che, da sempre e per tutti, appartenevano alla leggenda del teatro nazionale, venivano sciorinati, uno dopo l'altro, come fossero vecchie amicizie con le quali si ha intimità e confidenza. Nella mente dell'ascoltatore iniziò a farsi sempre più chiaro che cosa volesse dire essere figlio d'arte e ne comprese l'orgoglio con il quale si attribuivano quel titolo.

Molti tuttavia, nel paese, continuavano a guardarli con estrema diffidenza. Sul conto dei Nistri giravano, infatti, voci di ogni tipo. Si sussurrava che si fossero uniti tra consanguinei, che avessero vissuto amori incestuosi e collezionato matrimoni da cui erano poi nati figli non riconosciuti che portavano doppi cognomi... Si mormorava che Arturo Nistri fosse stato in passato un giocatore d'azzardo e che, per colpa del gioco e delle donne, avesse dilapidato interi patrimoni.

E forse per questo che la gente di Canino quell'uomo non riesce proprio ad amarlo: il suo corpo sembra es­sersi modellato sulle dissolutezze di cui si è di volta in volta macchiato. Tratta con disprezzo chiunque cer­chi di avvicinarlo, fatta unica eccezione di sua figlia Leonilda. La sorveglia ovunque lei vada, la segue con quei suoi occhi cerulei come una guardia carceraria fa con il proprio detenuto. Più che un padre amorevole, tuttavia, sembra il suo aguzzino, l'orco guardia­no della sua castità. Sono molti nel paese i ragazzi che vorrebbero corteggiarla: è pur sempre un'attrice e questo crea intorno a lei un alone di mistero e fascino. Ma poi nessuno osa farsi avanti perché teme di incrociare anche solo lo sguardo di quell'uomo, pie­trificante come quello di Medusa.

 

Canino, Via Concordia. Sotto l'arco c'è il civico n. 13 dove alloggiava la compagnia teatrale Nistri

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Locandina de Il cardinale. Archivio storico comune di Tarquinia

Locandina de Il cardinale. Archivio storico comune di Tarquinia

E poi sarebbe disdicevole avere una relazione con un'"attricetta"! Appartiene pur sempre a un mondo di senza Dio ai quali, fino a non molto tempo addietro, la madre Chiesa rifiutava persino la sepoltura in terra consacrata. Questo almeno è quanto pensa don Tromboni, curato di Santa Croce, il quale, ogni santo giorno, con benevola carità cristiana, ripete tale monito alle sue devote parrocchiane.

Altro che disdicevole, sentenziano inorriditi taluni vecchi: giurano di aver visto i maschi della compagnia passare ore intere di fronte allo specchio a truccarsi gli occhi, disegnarsi nei, a spalmarsi il cerone sul viso e a incipriarsi le gote. Ma queste sono cose concesse tutt'al più alle donne e non certo alle donne per bene! Ma a far dimenticare ogni pregiudizio, dubbio o sospetto, c'è la forza dell'illusione tea­trale, capace di trasportare centinaia di per­sone in un altrove non solo mai visto prima, ma mai neppure immaginato o supposto. Da uno spettacolo all'altro, gli occhi ingenui e increduli dei caninesi assistettero a vicende che hanno luogo ora a Parigi, ora a Madrid; storie che si ambientano nelle remote terre di Danimarca o di Svezia; nei salotti aristocra­tici della belle époque oppure nelle case nobiliari della Roma ottocentesca; nella nordica Elsinore o nella primordiale terra d'Abruzzo; in città borghesi, con gente che veste alla moda, ma anche in una imparruccata e inci­priata Venezia cinquecentesca, con ricercati e sontuosi abiti d'epoca.

 

  Ritratto di Arturo Nistri (1941)

Ritratto di Arturo Nistri (1941)

 

   

 

 

 

 

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