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Schema di casa etrusca del VI secolo a.C. |
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Ricostruzione del Palazzo di Poggio Civitate a Murlo ( VI
secolo a.C.) |
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Tegola dipinta, da Acquarossa |
Coppo con protome, da Acquarossa |
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La scoperta dell’abitato di Marzabotto, città fondata nel V
secolo a.C. allorché gli Etruschi avevano perduto il controllo
delle rotte sul Tirreno e avevano spostato il loro baricentro di
interessi commerciali verso l’Adriatico, fornisce preziose
indicazioni sull’evoluzione della casa e della città etrusca
dell’epoca. Le case sono riunite in isolati che si trovano lungo
strade – alcune anche di 15 metri di larghezza – che si incontrano
ortogonalmente. Le unità abitative comprese in ciascun isolato
possono essere fino a sette-otto. Naturalmente gli accessi di
ciascuna abitazione si trovano sulla strada e dà su un corridoio
che conduce direttamente al cortile interno sul quale si affacciano
i vani che compongono l’abitazione. L’alzato, di mattoni crudi,
doveva essere di un solo piano. Il tetto, di laterizi appoggiati su
un’intelaiatura lignea, doveva essere a spiovente unico con la
parte più bassa verso l’interno per raccogliere l’acqua piovana.
Come si è detto la casa con atrio e tablino, diventerà canonica,
almeno per i ceti medio-alti, anche in epoca romana. L’atrio,
ovvero il cortile interno, era molto importante per la vita
all’interno della casa: oltre che per la raccolta delel acque
piovane, forniva luce e aria agli ambienti interni, immetteva nel
tablino e nei cubicoli. Era anche il luogo di raccolta dei servi
domestici, in modo che il loro chiasso non disturbasse i padroni.
Dalla metà del V secolo fino alla romanizzazione le
testimonianze di case in Etruria sono decisamente scarse. Dai pochi
esempi, soprattutto riferiti a Roselle, si può registrare una
qualche innovazione tecnica: alzato in pietra e pavimento in
cocciopesto anziché in terra battuta.
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Foto aerea dei resti dell'abitato etrusco di Marzabotto |
Pianta di due case di Marzabotto |
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