La Casa degli Etruschi

parte terza
 


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di Giacomo Mazzuoli

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Nel VI secolo a.C. si assiste ad un ulteriore modello delle case etrusche: l'articolazione è ora in due, tre, quattro o eccezionalmente, anche più vani. Lo sviluppo è sempre in lunghezza e le divisioni trasversali, ma non mancano esempi di case che si sviluppano in larghezza: due o tre vani allineati, talvolta preceduti da un vestibolo  o da un portico che corre per tutta la lunghezza e sul quale si trova l'entrata. I vani posteriori, più piccoli, servivano probabilmente per dormire (lat. cubicula) i più grandi per mangiare ( lat. tablinum) o per i lavori femminili quali la tessitura e la filatura. Come si vede l’assetto sta diventando molto simile a quella che sarà la tipica casa romana.

A questo periodo risalgono anche le residenze signorili venute alla luce a Murlo e Acquarossa. La pianta è quadrangolare. Numerosi vani danno sul cortile interno con colonne e qui sono state rinvenute lastre fittili a rilievo con scene realistiche, come l’assemblea d famiglia, scene di caccia e di banchetto o temi mitologici. I tetti erano strutturati a spiovente unico verso il cortile interno per lasciar confluire l’acqua piovana ( lat. compluvium). Nelle immediate vicinanze del palazzo, ad Acquarossa, sorgeva un piccolo edificio, probabilmente a carattere sacro.


 

Schema di casa etrusca del VI secolo a.C.

Ricostruzione del Palazzo di Poggio Civitate a Murlo ( VI secolo a.C.)


 
   
Tegola dipinta, da Acquarossa Coppo con protome, da Acquarossa

 

La scoperta dell’abitato di Marzabotto, città fondata nel V secolo a.C. allorché gli Etruschi avevano perduto il controllo delle rotte sul Tirreno e avevano spostato il loro baricentro di interessi commerciali verso l’Adriatico, fornisce preziose indicazioni sull’evoluzione della casa e della città etrusca dell’epoca. Le case sono riunite in isolati  che si trovano lungo strade – alcune anche di 15 metri di larghezza – che si incontrano ortogonalmente. Le unità abitative comprese in ciascun isolato possono essere fino a sette-otto. Naturalmente gli accessi di ciascuna abitazione si trovano sulla strada e dà su un corridoio che conduce direttamente al cortile interno sul quale si affacciano i vani che compongono l’abitazione. L’alzato, di mattoni crudi, doveva essere di un solo piano. Il tetto, di laterizi appoggiati su un’intelaiatura lignea, doveva essere a spiovente unico con la parte più bassa verso l’interno per raccogliere l’acqua piovana.

Come si è detto la casa con atrio e tablino, diventerà canonica, almeno per i ceti medio-alti, anche in epoca romana. L’atrio, ovvero il cortile interno, era molto importante per  la vita all’interno della casa: oltre che per la raccolta delel acque piovane, forniva luce e aria agli ambienti interni, immetteva nel tablino e nei cubicoli. Era anche il luogo di raccolta dei servi domestici, in modo che il loro chiasso non disturbasse i padroni.

Dalla metà del V secolo fino alla romanizzazione le testimonianze di case in Etruria sono decisamente scarse. Dai pochi esempi, soprattutto riferiti a Roselle, si può registrare una qualche innovazione tecnica: alzato in pietra e pavimento in cocciopesto anziché in terra battuta.

 

 

Foto aerea dei resti dell'abitato etrusco di Marzabotto

Pianta di due case di Marzabotto

Foto aerea dei resti dell'abitato etrusco di Marzabotto

Pianta di due case di Marzabotto

 

 

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