LA CERAMICA ETRUSCA

di Anzio Risi

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore


  Presso gli Etruschi la terracotta ebbe grande diffusione soprattutto nella scultura, nella produzione di maschere, di sarcofagi, di vasi per uso domestico e funerari.
  La maggior parte della splendida ceramica rinvenuta nelle necropoli etrusche era importata essenzialmente dalle città della Grecia e della Magna Grecia, nell'ambito della fitta rete di scambi commerciali che essi avevano, anche se, accanto a questa troviamo produzioni locali d'imitazione, soprattutto di quelle in stile corinzio ed attico. Questo processo è legato probabilmente a fattori economici, dato che è ragionevole ritenere che le imitazioni italiche avessero un prezzo decisamente minore di quello degli originali greci, non essendo d'altronde sempre e necessariamente di qualità così nettamente inferiore rispetto a questi ultimi.
  Gli Etruschi inizialmente fabbricavano a mano, impastando argilla poco raffinata, vasi di uso domestico dalle forme piuttosto rozze e con qualche decorazione geometrica incisa o graffiata prima della cottura. In seguito alcuni vasai greci (come Demarato di Corinto) aprirono botteghe specializzate nelle principali città etrusche, diffondendo i loro sistemi di lavorazione: insegnarono a depurare e impermeabilizzare l'argilla, introdussero l'uso del tornio, fecero conoscere nuove forme di vasi e la decorazione dipinta con colori minerali. Anche lo stile in cui sono realizzati si richiamano a quello greco; abbiamo perciò vasi in stile geometrico e stilizzato, vasi di carattere naturalistico, vasi ispirati a episodi mitologici.

  Caratteristica peculiare della ceramica etrusca era il bucchero, fabbricato con un particolare sistema d'impasto, di cottura e colorazione. Il bucchero è una ceramica a base di argille molto raffinate, a grana fine e ricche di ferro. Fragile e porosa, di colore nero o grigio scuro diventa brillante se lucidata a stecca. Si cuoceva in ambiente fumoso ed in mancanza di ossigeno, la porosità dell'oggetto veniva ridotta perché si impregnava delle particelle di carbone, mentre avveniva la trasformazione chimica dei composti ferrici rossi in ferrosi neri parzialmente vetrificati.
  Questo tipo di lavorazione non era in assoluto una novità essendo già in uso presso altre culture, ma gli Etruschi seppero portarla al massimo grado di perfezione usando argille più raffinate e ottenendo un nero più uniforme. La parola "bucchero" deriva dal vocabolo spagnolo "bucaro" che indicava un tipo di terra nerastra utilizzata per la produzione di vasi nell'America Latina; questi vasi vennero importati in Italia pressappoco nel medesimo periodo in cui i primi scavi di necropoli etrusche portavano al rinvenimento di una vasta classe ceramica di colore nero, da allora appunto indicata, per antonomasia, come "bucchero".

  I manufatti ceramici che oggi possiamo ammirare nei Musei di tutto il mondo, e che da tutti sono considerati delle vere e proprie opere d’arte, nel momento in cui furono realizzati avevano una funzione “pratica” legata alle attività economiche, alla vita quotidiana, ai rituali. E’ in questa ottica che ci accingiamo a presentare le tipologie ceramiche rinvenute nelle necropoli etrusche, che attraverso le loro “forme” ci svelano l’uso a cui erano destinate.

 



ALABASTRON
 
 

ANFORA
 
 

ARYBALLOS