L'Eros degli Etruschi

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Parte Quinta

di Giuseppe Moscatelli

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L'amore coniugale

Vorrei parlarvi di quello che, a mio giudizio, è il più bel sarcofago di tutta l'Etruria.
Proviene da Vulci ed è conservato a Boston, al Museum of Fine Art. Anzi a dire il vero i sarcofagi sono due, ma andiamo con ordine.
Alessandrina de Bleschamps, moglie in seconde nozze di Luciano Bonaparte, Principe di Canino, dopo la morte del marito - avvenuta nel 1840 - aveva proseguito e incrementato l'attività di scavo delle necropoli vulcenti già intrapresa con successo dal consorte.
La Principessa - come amava farsi chiamare - si dedicò agli scavi con autentico spirito imprenditoriale, mettendo a frutto le risorse profuse. La mattina del 13 febbraio 1846, in prossimità del fiume Fiora, emerse una tomba contenente due magnifici sarcofagi, diversi da tutti quelli conosciuti (e destinati per di più a rimanere unici).
In virtù della loro peculiarità lo Stato Pontificio li sottopose a vincolo, tanto che Alessandrina non poté venderli. La cosa riuscì tuttavia ai suoi eredi: con il pretesto di una mostra, nel 1883 i due sarcofagi furono trasferiti oltreoceano, appunto a Boston, e lì restarono.
Ma in cosa consiste la loro straordinarietà?
La tomba violata dalla Principessa di Canino è quella dei Tetnies, il cui gentilizio ricorre nelle iscrizioni sui sarcofagi e ci è noto anche da altre fonti. Il sepolcro custodiva le spoglie di almeno due generazioni della stessa famiglia: il sarcofago più antico, databile al 370 A.C., è quello del capostipite Arnth Tetnies e della moglie Ramtha Visnai; l’altro, più recente di una trentina di anni, appartiene a Larth Tetnies, figlio di Arnth e Ramtha, e alla moglie Thanchvil Tarnai.
A quest'ultimo, in particolare, mi riferivo all'inizio, sottolineandone la singolare bellezza. Soprattutto si presta ad esprimere compiutamente la peculiare concezione del rapporto uomo-donna in Etruria, facendo giustizia di stereotipi e luoghi comuni che in tutte le epoche hanno imperversato sugli etruschi.
La coppia coniugale vi è rappresentata morbidamente distesa sul talamo nuziale in un momento di complice intimità. Marito e moglie sono completamente nudi, teneramente abbracciati e si guardano amorevolmente negli occhi. Non è tanto la voluttà sensuale che pervade il loro sguardo, piuttosto la perfetta consapevolezza della pienezza del reciproco possesso, che è poi l'essenza stessa del matrimonio.
Sono scolpiti di profilo, in bassorilievo sul coperchio del sarcofago. I cuscini cedono lievemente sotto il peso dei corpi che un leggero lenzuolo ricopre fino al bacino. Il braccio destro dell'uomo, il cui polso è adorno di un bracciale, risalta plasticamente nell'abbraccio mentre copre delicatamente il seno della moglie, celandolo al nostro sguardo. La sua mano, che evidenzia un accurato studio anatomico, avvolge come in una carezza la spalla sinistra della donna. Quest'ultima, autentica figlia dell'Etruria, non si presta inerte all'amplesso, ma cinge con la mano destra il collo del marito, come ad attrarlo in un bacio; mentre la sua mano sinistra scende lungo il corpo dell'uomo e affonda nel lenzuolo, come a ricercare una intimità più profonda. Sorprendente l'effetto trasparenza del lenzuolo che, complice un raffinato e virtuosistico panneggio, non nasconde ma esalta la nudità dei corpi: la florida sensualità delle forme femminili e la tonica vigoria del corpo maschile.
La coppia sta per congiungersi nell'atto sessuale. I corpi non sono ancora fusi: là dove i bacini si affrontano un panneggio più accentuato vela pudicamente i genitali dei coniugi protesi nella copula, con esito di delicata sensualità. L'ignoto artista che ha scolpito il sarcofago ha - per così dire - fotografato l'amplesso coniugale, intima e gioiosa consuetudine degli sposi, perpetuandone l’abbraccio anche oltre il limite estremo della vita.
In ciò, a mio avviso, come ho meglio documentato nel mio libro “L’Eros degli Etruschi” (Scipioni Editore), consiste la specificità dell'Etruria rispetto alle civiltà coeve: in ciò la sua originalità, la sua tipicità.
Gli etruschi erano un popolo aperto e permeabile alle influenze dei popoli stranieri con cui venivano a contatto, tanto da assorbirne usanze, tradizioni, riti, canoni artistici e modelli culturali: dall'alfabeto all'abbigliamento, dalla religione alla mitologia, dall'organizzazione politica agli stili di vita. Quello che però rimase immutato nei dieci secoli di esistenza della nazione etrusca fu questa persistente concezione della peculiarità e inviolabilità - sacralità si direbbe - del rapporto esclusivo tra un uomo e una donna, cristallizzato nella forma del matrimonio.
Quello tra i coniugi etruschi era un rapporto sostanzialmente paritario, fondato sull'uguaglianza e sul rispetto: straordinariamente moderno quindi. Mi vengono in mente le parole del nostro testo costituzionale a proposito della famiglia: "società naturale fondata sul matrimonio" che, a sua volta, "è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi", come si legge nell'art. 29. Ecco, io penso che gli etruschi siano stati i primi nella storia a volgere le vele verso questo orizzonte culturale.
Quanto all'uguaglianza morale vorrei sottolineare il simbolismo implicito nel gesto dell'abbraccio muliebre, che sovente ricorre nell'iconografia etrusca: nei sarcofagi come pure nelle raffigurazioni parietali delle tombe. La donna, non solo nell'intimità familiare, offre al suo uomo rifugio e protezione. La questione dell'uguaglianza giuridica - ampiamente discussa - è ormai pressoché pacifica. Ricorderemo solo che la donna conservava nel matrimonio e trasmetteva agli eredi il suo cognome; aveva diritto ad una propria tomba ed era titolare di atti di compravendita e di successione ereditaria…
Quanto finora detto sulla concezione del matrimonio presso gli etruschi, a ben vedere, non si discosta poi tanto - anche se questa affermazione potrà scandalizzare qualcuno - dalla nozione di matrimonio tramandataci dalla tradizione cristiana: vale a dire l'unione definitiva tra un uomo e una donna, tendenzialmente indissolubile.
Esisteva in Etruria il divorzio? Non abbiamo elementi per dirlo, ma la domanda non appare ben posta. Presso i popoli antichi (semplificando) non possiamo parlare di divorzio quanto di ripudio (tutt'oggi praticato in alcuni paesi islamici). L'uomo esercita il suo dominio sulla donna, che non ha capacità giuridica ed è perciò assimilabile ad un bene suscettibile di proprietà, anche allontanandola dalla propria abitazione. Quando si parla di divorzio si presuppone invece una parità tra i soggetti interessati ad accedere a questa opportunità; il ripudio, al contrario, è un atto di carattere esclusivamente unilaterale e maschile.
Io credo che il matrimonio in Etruria fosse fondato, se non sull'indissolubilità, almeno sulla persistenza e sulla protezione del vincolo. E quindi, se di divorzio si deve parlare, questo va inteso nella sua accezione moderna: vale a dire come un mezzo per garantire la libertà e la parità di trattamento dei coniugi.
Le considerazioni svolte finora sembrano trovare conferma e sostegno nell'altro sarcofago della tomba dei Tetnies, quello della coppia più anziana: più antico e, a detta di molti, più pregiato.
La coppia è distesa di fianco su un letto più semplice, poco più che un giaciglio. I coniugi, ben più anziani rispetto ai precedenti, sono anch'essi nudi (o forse la donna indossa una leggera camicia) e coperti da un lenzuolo. L'effetto trasparenza è più limitato, il panneggio meno elaborato. Le forme che emergono sotto il lenzuolo sono meno definite: appena abbozzate quelle dell'uomo, più nitide ma pur sempre "castigate" quelle della donna. Uno dei seni risalta sotto la camicia.
Gli anziani coniugi, amorevolmente abbracciati, sono colti in un momento di affettuosa intimità: le teste sono ravvicinate, le labbra socchiuse come se stessero parlando. La donna cinge con entrambe le braccia il marito che a sua volta le poggia una mano sulla spalla. Non vi è sensualità nel loro abbraccio, solo un'antica appagante consuetudine di vita. Se prima i giovani corpi fremevano nell'attimo che precede la copula, ora si distendono quieti in un dialogo continuo che neanche la morte può interrompere.
Diversi i protagonisti, diverse le età, diverse le occasioni, ma unico è il senso: il rapporto esclusivo tra moglie e marito, rigoglioso nell'età giovanile e alimentato dalla passione, non sfiorisce per il passare degli anni e riserva alla maturità i suoi frutti migliori: affetto, intesa, complicità, sicurezza, premura, calore umano. Il trascorrere del tempo non corrompe il rapporto e non scalfisce l'amore coniugale: l'estremo viaggio troverà i coniugi ora come allora in colloquio, e abbracciati.
Ciò che, tuttavia, rende questo sarcofago unico e oltremodo calzante ai nostri fini è la scena rappresentata su uno dei lati lunghi della cassa: una autentica cerimonia nuziale in Etruria.
E' abbastanza sorprendente che questo dato iconografico sia stato alquanto trascurato o sottovalutato da storici e critici d'arte. Questa, per quanto mi risulta, è l'unica scena di celebrazione di matrimonio presso gli etruschi che ci sia pervenuta o comunque quella più chiara e dettagliata.
I coniugi occupano la posizione centrale e sono affiancati ciascuno dal proprio seguito. Bella e significativa la posizione ravvicinata e congiunta degli sposi, mentre tutti gli altri personaggi (quattro per parte) procedono separati. L'uomo stringe nella mano sinistra un lungo bastone, simbolo della sua posizione sociale di preminenza . Una specie di toga gli ricopre le spalle e i fianchi, discendendo lungo le gambe, ma lasciando scoperti il busto e la pancia, invero un po’… fuori forma. Questo doveva essere lo smoking dell'epoca… La donna indossa un abito lungo e riccamente drappeggiato: se avesse anche il velo e magari il bouquet potrebbe ben figurare in una moderna passerella.
L'uomo è accompagnato da quattro servitori che portano le insegne della sua carica di magistrato. Cominciando da destra incontriamo: una giovane musicista con un flauto doppio in una mano e una ghirlanda nell'altra (forse per incoronare lo sposo); un suonatore che trasporta a spalla un grande corno ricurvo; un giovane littore che regge con la mano sinistra una verga munita di scure (fascio littorio, simbolo del potere coercitivo del magistrato) e stringe nella destra una verga più piccola o forse una pergamena arrotolata (per redigere l'atto di matrimonio?); infine un servitore con una sedia pieghevole (una sella curule simbolo di appartenenza al potere giudiziario). La donna è affiancata a sua volta (cominciando da sinistra) da una ragazza con lira e plettro (evidentemente una musicista); da un'altra che porta un grande ventaglio e un piccolo vaso; troviamo quindi una donna che trasporta sulla testa un contenitore con manici tenendolo con la mano sinistra mentre con la destra sostiene una piccola brocca; infine, vicino alla sposa, un giovane con una lanterna sospesa sopra un bastone.
Ma veniamo alla celebrazione vera e propria, di cui possiamo apprezzare interessanti dettagli. L'uomo stringe con la mano destra il polso destro della donna che a sua volta cinge con il suo braccio sinistro le spalle dell'uomo. I due si guardano negli occhi come a scambiarsi la promessa di fedeltà. Non sappiamo se i gesti fossero accompagnati da una formula verbale. Io ritengo di si. Si trattava, come oggi, dell'espressione di un consenso libero e incondizionato.
Questo rilievo ci mostra, con ogni evidenza, i particolari rituali della cerimonia nuziale che si svolgeva all'aperto e in pubblico, com'è naturale. Abbiamo cioè l'opportunità di osservare, come in un video, un matrimonio in Etruria del quarto secolo a.C. E, ci sembra, con un'ottima risoluzione.
 
 
 
 
Sarcofago di Larth Tetnies e della moglie Thanchvil Tarnai,
340 A.C., da Vulci
 

Matrimonio in Etruria, sarcofago dei Tetnies, 370 A.C., da Vulci

 

 
 
Sarcofago di Arnth Tetnies e della moglie Ramtha Visnai, 370 A.C., da Vulci
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
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