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Il
centro antico di Fratte, si trovava in una favorevolissima posizione
geografica, una sorta di snodo viario verso la piana del Sele a sud,
l'agro nocerino-sarnese a nord-ovest e l'avellinese a nord-est. La sua
collocazione in una zona pianeggiante e fertile e la vicinanza del fiume
Irno, la cui foce funzionò probabilmente da porto, furono certo elementi
che ne favorirono lo sviluppo. Nel VI sec. a.C. Fratte è legata ai
commerci delle vie di transito dell'Etruria interna che in quel periodo
riprendono vigore sotto l'impulso politico ed economico di Chiusi.
L'intensificazione dei rapporti con l'Etruria convive con la ricezione
dei fenomeni di maggiore ellenizzazione tramite il contatto con i centri
greci costieri, così come si evince dalla documentazione materiale (vasi
attici, vasi di bucchero e di bronzo di tipo etrusco). La posizione
conflittuale della presenza etrusca verso l'ambiente greco, si chiude
dopo l'inizio del V sec. a.C., con la battaglia di Cuma del 474 a.C.
dando inizio all'irreversibile declino etrusco. Non a caso pertanto,
anche il centro antico di Fratte subisce la cosiddetta "invasione
sannitica", la quale altro non è se non la lenta penetrazione verso la
costa, dalle zone interne e montuose del Sannio, delle popolazioni
sabellico-sannitiche le quali erano già da tempo entrate in contatto con
il mondo greco dell'Italia meridionale, dando vita ad un processo
dinamico tale da generare notevoli trasformazioni anche nel loro stesso
ambito comunitario.
I
primi rinvenimenti archeologici a Fratte risalgono alla fine del secolo
scorso quando, nel 1879, durante la costruzione degli stabilimenti delle
Manifatture Cotoniere Meridionali, in proprietà Wenner, si rinvenne un
piccolo gruppo di tombe databili al IV sec. a.C.
Soltanto mezzo secolo dopo, nel 1927, in seguito al rinvenimento di
frammenti di ceramica nella proprietà Mari, si iniziò, ad opera di A.
Marzullo, una esplorazione sistematica che durò fino al 1929.
Nel
1947, in seguito allo sbancamento per le fondazioni delle costruende case
popolari, immediatamente ad est dell'attuale piazza M. Galdi, e relativo
rinvenimento di frammenti di interesse archeologico, si eseguì, ad opera
di C. P. Sestieri, una campagna di scavi.
Nel
1955, ad opera di V. Panebianco, al quale si devono anche le successive
campagne di scavo, fu indagata in località Scigliato la bassa collinetta
terminante in un pianoro che attualmente costituisce l'unica area
archeologica visitabile dei centro antico di Fratte.
Negli
anni 1963-'64 fu esplorato un altro tratto della necropoli arcaica,
indagine che portò alla scoperta di altre 82 tombe.
Negli
anni 1971-'74, fu condotta una campagna di scavi, ancora in proprietà
Mari, nella località detta Cappelle, che portò alla luce altre 148 tombe,
ancora databili nei secc. VI e V a.C.
Nell'estate del 1985 l'Università degli Studi di Salerno, d'intesa con la
Direzione dei Musei Provinciali e la Soprintendenza Archeologica, ha
eseguito nel settore orientale dell'area archeologica una serie di saggi
volti ad evidenziare, attraverso le sequenze stratigrafiche, i momenti di
occupazione della zona, a partire dai livelli preistorici.
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| Particolare della
necropoli di Fratte |
Deinos a figure
nere. Museo Archeologico di Salerno |
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Kalpis a figure
rosse. Museo Archeologico di Salerno |
Testa di
cinghiale. Museo Archeologico di Salerno |
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