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di Giacomo Mazzuoli

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Fratte di Salerno

Il centro antico di Fratte, si trovava in una favorevolissima posizione geografica, una sorta di snodo viario verso la piana del Sele a sud, l'agro nocerino-sarnese a nord-ovest e l'avellinese a nord-est. La sua collocazione in una zona pianeggiante e fertile e la vicinanza del fiume Irno, la cui foce funzionò probabilmente da porto, furono certo elementi che ne favorirono lo sviluppo. Nel VI sec. a.C. Fratte è legata ai commerci delle vie di transito dell'Etruria interna che in quel periodo riprendono vigore sotto l'impulso politico ed economico di Chiusi. L'intensificazione dei rapporti con l'Etruria convive con la ricezione dei fenomeni di maggiore ellenizzazione tramite il contatto con i centri greci costieri, così come si evince dalla documentazione materiale (vasi attici, vasi di bucchero e di bronzo di tipo etrusco). La posizione conflittuale della presenza etrusca verso l'ambiente greco, si chiude dopo l'inizio del V sec. a.C., con la battaglia di Cuma del 474 a.C. dando inizio all'irreversibile declino etrusco. Non a caso pertanto, anche il centro antico di Fratte subisce la cosiddetta "invasione sannitica", la quale altro non è se non la lenta penetrazione verso la costa, dalle zone interne e montuose del Sannio, delle popolazioni sabellico-sannitiche le quali erano già da tempo entrate in contatto con il mondo greco dell'Italia meridionale, dando vita ad un processo dinamico tale da generare notevoli trasformazioni anche nel loro stesso ambito comunitario.

I primi rinvenimenti archeologici a Fratte risalgono alla fine del secolo scorso quando, nel 1879, durante la costruzione degli stabilimenti delle Manifatture Cotoniere Meridionali, in proprietà Wenner, si rinvenne un piccolo gruppo di tombe databili al IV sec. a.C.

Soltanto mezzo secolo dopo, nel 1927, in seguito al rinvenimento di frammenti di ceramica nella proprietà Mari, si iniziò, ad opera di A. Marzullo, una esplorazione sistematica che durò fino al 1929.

Nel 1947, in seguito allo sbancamento per le fondazioni delle costruende case popolari, immediatamente ad est dell'attuale piazza M. Galdi, e relativo rinvenimento di frammenti di interesse archeologico, si eseguì, ad opera di C. P. Sestieri, una campagna di scavi.

Nel 1955, ad opera di V. Panebianco, al quale si devono anche le successive campagne di scavo, fu indagata in località Scigliato la bassa collinetta terminante in un pianoro che attualmente costituisce l'unica area archeologica visitabile dei centro antico di Fratte.

Negli anni 1963-'64 fu esplorato un altro tratto della necropoli arcaica, indagine che portò alla scoperta di altre 82 tombe.

Negli anni 1971-'74, fu condotta una campagna di scavi, ancora in proprietà Mari, nella località detta Cappelle, che portò alla luce altre 148 tombe, ancora databili nei secc. VI e V a.C.

Nell'estate del 1985 l'Università degli Studi di Salerno, d'intesa con la Direzione dei Musei Provinciali e la Soprintendenza Archeologica, ha eseguito nel settore orientale dell'area archeologica una serie di saggi volti ad evidenziare, attraverso le sequenze stratigrafiche, i momenti di occupazione della zona, a partire dai livelli preistorici.

 

 

Particolare della necropoli di Fratte Deinos a figure nere. Museo Archeologico di Salerno

Kalpis a figure rosse. Museo Archeologico di Salerno

Testa di cinghiale. Museo Archeologico di Salerno

 

 

 


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