Percorso di visita
Fra le più importanti raccolte di
antichità esistenti al mondo, le collezioni del Museo Archeologico
Nazionale di Napoli sono distribuite fra piano terra, seminterrato,
ammezzato e piano nobile.
Piano terra
Qui si trovano le sculture marmoree
greco-romane, per la maggior parte copie di età classica ed
ellenistica. Le opere qui conservate sono, spesso, l’unica
testimonianza di originali ormai perduti, capolavori dell’arte di ogni
tempo. La loro provenienza è varia: da numerose località di scavo – in
particolare dall’area vesuviana e del territorio flegreo – e da
raccolte private, in primo luogo quella Farnese.
Nel più recente allestimento, a
partire dal grande Vestibolo dei Magistrati, dove sono esposte
sculture onorarie provenienti da Pompei ed Ercolano, si succedono la
Galleria dei Marmi arcaici, con il gruppo dei Tirannicidi,
Armodio e Aristogitone, e quella delle sculture dei Grandi Maestri,
con il Doriforo di Policleto.
Notevolissimo è il nucleo di sculture
della Collezione Farnese, di età imperiale, rinvenute nel
Cinquecento dai Farnese nelle Terme di Caracalla a Roma: fra queste, le
statue colossali di Ercole (un’opera fondamentale anche per i
suoi riflessi sull’arte rinascimentale, che ad essa s’ispirò) e il
Toro Farnese.
Superata la galleria delle statue
Farnese, è possibile visitare un’altra delle collezioni storiche del
Museo, la Raccolta di gemme provenienti sia da ritrovamenti in
Campania, sia dalla raccolta Farnese. Si veda, in questo sito, la
scheda di approfondimento sulla Collezione Farnese (statue e
gemme).
Seminterrato
Dall’atrio del Museo, oltre un antico
portale seicentesco posto sulla destra di chi entra, si scende al piano
seminterrato, dove sono ospitate la sezione epigrafica e la sezione
egizia.
La Collezione epigrafica del
Museo Archeologico Nazionale di Napoli comprende oltre 2.000 documenti,
per la maggior parte in lingua latina; circa 200 sono in greco e un
centinaio nei dialetti dei popoli italici. È una delle più importanti
raccolte del genere al mondo.
Il nucleo più antico della collezione
è quello formatosi a Palazzo Farnese a Roma, via via arricchito da
rinvenimenti sporadici o provenienti da scavi sistematici, condotti a
partire dall’epoca borbonica, in particolare in Campania (Ercolano,
Pompei, Pozzuoli, Cuma) e in tutto il vasto territorio che faceva parte
del Regno delle due Sicilie.
Le iscrizioni sono ordinate per aree
culturali: la prima sezione ospita epigrafi della Magna Grecia e della
Sicilia. Di importanza fondamentale sono le Tavole di Eraclea
(relative all’amministrazione dei terreni pertinenti a due santuari) e
le Lamine d’oro di Thurii, una testimonianza notevolissima del
culto orfico.
Un settore è specificamente dedicato a
Neapolis: molte di queste epigrafi sono fondamentali per le
notizie sulle istituzioni (le “fratrie”) e i culti (di Demetra, di
Dioniso, dei Dioscuri) della città.
Segue una sezione con documenti
dell’Italia centro-meridionale, una testimonianza diretta della lingua
e della scrittura delle genti indigene della penisola e della Sicilia.
Numerose sono le iscrizioni osche provenienti da Pompei, importanti le
iscrizioni provenienti dal Santuario di Pietrabbondante.
C’è infine il settore dedicato alle
leggi e alla romanizzazione che aiutano a comprendere l’espansione del
sistema statuale romano nell’Italia antica: iscrizioni relative a leggi
giudiziarie, una legge agraria, alcuni statuti municipali ecc.
Interessanti anche i calendari (fasti), che indicavano i
giorni dell’anno e quelli dedicati agli dei, nonché le feste stabilite
dai pontefici (feriae).
L’illuminazione, di tipo radente, è studiata per far risaltare le
scritte incise.
Segue la sezione egiziana, che
testimonia i rapporti del mondo classico con l’Egitto, a partire dal IV
secolo a.C. Tra le opere esposte, la
stele funeraria dello scriba Hui, la statua di Anubi
da Cuma, mummie umane e la mummia di un coccodrillo imbalsamato.
Si veda in questo sito la scheda di approfondimento.
Piano ammezzato
Dal vestibolo del Museo si accede al
piano ammezzato, dove si trovano, a destra, una selezione delle oltre
200.000 monete della Collezione numismatica, provenienti
da numerose collezioni private e da aree di scavo della Campania e
dell’Italia meridionale e, a sinistra, i Mosaici (per i quali si
veda, in questo sito, la scheda di approfondimento) e il c.d.
Gabinetto segreto, un tempo accessibile solo con speciali permessi.
Il primo nucleo della “Raccolta pornografica”, come venne intitolata
nella sua prima esposizione del 1819, risale al Settecento. Il
materiale proveniva da Pompei e dagli scavi vesuviani. Da allora,
oggetti di uso quotidiano, come lucerne o amuleti, affreschi, marmi,
ceramiche e bronzi ritenuti di “contenuto osceno” vennero custoditi in
stanze riservate alla visita di persone di moralità ineccepibile.
Primo piano
Al piano nobile la visita comincia dal
Salone della Meridiana, inizialmente destinato a ospitare la
biblioteca borbonica, che prende il nome dalla meridiana tracciata sul
pavimento: qui è conservato il grande Atlante Farnese.
Si accede di qui alla Collezione della
Campania preistorica e preromana, dove è documentata – fra
l’altro – la storia della colonia greca di Cuma dal periodo della
fondazione fino all’epoca romana. Si veda, in questo sito, la relativa
scheda di approfondimento.
Segue la Collezione della Magna
Grecia, con i reperti da Locri, Ruvo (celebre la lastra tombale con
Danza di donne), Taranto, Paestum, Canosa.
Si visita quindi la sezione dedicata
alla Campania di età romana: oltre a Pompei, Ercolano e Stabia,
sono ampiamente rappresentate le testimonianze archeologiche di Baia,
Pozzuoli, Napoli, Sorrento e Capua, con la bella Afrodite che ne
decorava l’Anfiteatro.
Sempre dal Salone della Meridiana si
può accedere alla Collezione degli affreschi (si veda in questo
sito la scheda di approfondimento) cui fanno seguito le cinque
sale dedicate alle decorazioni del Tempio di Iside a Pompei. La
scoperta del tempio pressoché intatto, durante i primi scavi di Pompei,
ebbe un’eco straordinaria e determinò il primo grande afflusso di
viaggiatori stranieri, al tempo del Grand Tour.
Notevoli, per il valore di
documentazione di resti ormai danneggiati, i disegni e le incisioni
commissionati da Carlo di Borbone. I Rami incisi provengono
dalla Stamperia Reale Borbonica, istituita per produrre le lastre delle
Antichità di Ercolano, un’impresa editoriale cui l’Accademia
Ercolanese attese per circa cento anni.
La visita prosegue nelle sale dedicate
alla Villa dei Papiri, fastosa residenza ercolanese dei Pisoni
dalla quale provengono sculture, bronzi e i celebri papiri con testi
greci, oggi conservati nella Biblioteca Nazionale. La villa, che
attualmente è ancora sepolta sotto venti metri di materiale vulcanico,
fu esplorata, attraverso una rete di cunicoli, tra il 1750 e il 1765
sotto la direzione di Carlo Weber, che ne disegnò la pianta indicando
l’ubicazione dei rinvenimenti. È qui esposta una delle macchine
escogitate per srotolare i circa 1800 papiri rinvenuti, schiacciati e
semicarbonizzati, senza danneggiarli. Si adottò, dopo alcuni tentativi
iniziali disastrosi, il metodo ideato nel 1753 dall’abate Antonio
Piaggio, utilizzato fino al 1906. Il metodo prevedeva che i rotoli di
papiro fossero sottoposti a trazione, in tempi lunghissimi, per mezzo
di una macchina come quella esposta (per srotolare completamente il
primo manoscritto ci vollero quattro anni). Occorreva inoltre impiegare
una speciale colla, sia per agevolare lo srotolamento dei papiri, sia
per fissarne i frammenti su tele o su una speciale pellicola, ottenuta
dalla vescica di maiale o di pecora.
Nell’altra ala del Museo, rispetto al
Salone della Meridiana, si trova la Collezione vascolare, con
significativi esemplari della ceramografia greca e italiota: vasi
attici, eseguiti nelle tecniche delle “figure nere” e delle “figure
rosse”, e vasi prodotti dalle officine dell’Italia meridionale.
Seguono le collezioni di argenti,
per lo più provenienti da abitazioni pompeiane ed ercolanesi; notevole,
per la varietà di tipi e per la qualità delle decorazioni, il servizio
da tavola proveniente dalla casa del Menandro a Pompei.
Nella sala successiva gli oggetti
di avorio e osso e le terrecotte invetriate – lucerne,
vasellame, plastica decorativa – di fabbrica o di tipo egizi
testimoniano alcuni aspetti della vita quotidiana di Pompei ed Ercolano.
La raccolta dei vetri comprende
un nucleo appartenente alla collezione Farnese e oggetti provenienti da
diverse località della Campania e dell’Italia meridionale. Da Pompei
provengono tre pregevoli opere realizzate con la tecnica del
vetro-cammeo: due pannelli figurati di soggetto dionisiaco e il famoso
“Vaso blu” con amorini vendemmiatori.
L’itinerario di visita prosegue verso
il grande Plastico di Pompei realizzato in sughero (in scala 1 :
100) fra il 1861 e il 1879 che documenta (con qualche parziale
aggiornamento successivo) lo stato degli scavi nell’antica città
vesuviana all’inizio del periodo post-unitario. Il plastico – eseguito
per volontà di G. Fiorelli, il nuovo direttore degli scavi del Regno
d’Italia – costituisce un documento prezioso della museografia
ottocentesca ed è esemplare per la minuziosa rifinitura di ogni
particolare. Grazie a questo plastico abbiamo, in qualche caso, l’unica
riproduzione di pitture e mosaici ormai perduti. Fiorelli diede
un’impostazione scientifica agli scavi di Pompei suddividendone la
pianta in quartieri (regiones) e isolati (insulae)
e mettendo a punto la tecnica per ottenere i calchi in gesso degli
abitanti sepolti dalla pioggia di cenere e lapilli.
Di fronte alla sala del plastico si
trovano gli ambienti dedicati alla Sezione degli affreschi: la
collezione è costituita in massima parte dagli intonaci dipinti che,
dalla metà del Settecento fino a quasi tutto l’Ottocento, furono
distaccati dalle pareti degli edifici sepolti dall’eruzione del Vesuvio
del 79 d.C.