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Spina e Ferrara |
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Resti di palizzate in legno dove sorgeva
l'abitato di Spina |
La città di Spina fu fondata poco prima della fine del VI secolo a.C. Era
il momento di transizione obbligato affinchè i traffici commerciali con
la Grecia partissero dall'Adriatico e non più dal Tirreno, ormai fuori
dal controllo delle flotte etrusche. La sua posizione -allora situata
alla confluenza di vie di comunicazione fluviali, marittima e terrestri
(Reno, Po e Adriatico)- la rendeva il luogo ideale per la fondazione di
un porto-emporio. Tramite il porto di Spina salpavano verso la Grecia
carni salate di suino e bovino, legname, l’ambra del nord, i bronzi
etruschi e forse anche pelli, cuoio, schiavi e i famosi cavalli veneti.
Il rapporto privilegiato che legava Atene a Spina parrebbe dovuto alla
ricerca di approvvigionamento di materie prime, soprattutto grano, da
parte della città greca che non era economicamente autosufficiente.
Dopo il declino dovuto alle invasioni galliche la città fu inghiottita
dalle acque. Menzionato da numerose fonti latine e greche, il sito di Spina fu
individuato solo nel 1922 quando i lavori di bonifica della Valle Trebba
portarono in luce i primi oggetti attribuiti alla necropoli della città
etrusca. Gli scavi recuperarono 1213 tombe, a cui se ne aggiunsero altre
200 circa venute in luce tra il 1962 e il 1965. Negli anni ’50, il
prosciugamento di Valle Pega, a sud di Valle Trebba, evidenziò la
presenza di un altro settore di necropoli ricco di 2650 tombe.
La zona dell’abitato fu messa in luce negli anni ’60 durante la bonifica
della Valle del Mezzano. Dapprima tornò alla luce la necropoli di Valle
Trebba (anni 1922-1935), in seguito la necropoli di Valle Pega (anni
1954-1960), infine l’abitato (bonifica della Valle del Mezzano, 1960). La
città sorse sulla sponda destra del Po, sfruttando la irregolare
conformazione di un dosso di modesta estensione. Nei sepolcreti, il
duplice rituale della cremazione e della inumazione portava a interrare i
defunti in fosse a volte contraddistinte da un segnacolo tombale
privo di epigrafe in marmo o calcare (cippi, colonnette, più frequentemente
ciottoli fluviali); soltanto la dimensione un poco più ampia della fossa
e il numero o il pregio degli oggetti che accompagnavano il morto nel suo
viaggio verso l’Oltretomba. |
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La ricchezza di questi sepolcri sta nei loro “corredi”, ove
alla preponderante presenza di vasellame attico figurato e non di V e
di IV sec. a.C. si accompagnano bronzi fusi e laminati (candelabri e
vasi ), balsamari in pasta vitrea e gesso alabastrino, ambre e
oreficerie, i prodotti ceramici più modesti ma non per questo meno
significativi delle manifatture locali nonché le suppellettili che a
Spina giunsero da altre aree peninsulari (il Veneto, il Meridione e
la Sicilia, l’Etruria) e greche (Corinto e la Beozia). La storia di
Spina, breve e intesa, si compie in meno di tre secoli; sorta infatti
verso la fine del VI sec. a.C. e all’apice del proprio sviluppo
economico nel periodo che intercorre tra la seconda metà del V e il
primo quarto del IV sec. a.C. decadde irrimediabilmente con il III
sec. a.C., ultimo baluardo, nell’Etruria settentrionale, a cedere
dinnanzi alla pressione delle popolazioni Galliche
Il Museo
Archeologico Nazionale di Ferrara. E' stato inaugurato il
20 ottobre 1935, nel Palazzo Costabili . Vi si trovano conservate ed
esposte le testimonianze archeologiche ritrovate nella provincia di
Ferrara, prime tra tutte quelle di Spina. Nelle sale del Museo
attualmente aperte al pubblico sono visibili alcuni dei corredi
ritrovati nelle necropoli della città (necropoli di valle Trebba e di
Valle Pega), ovvero i gruppi di oggetti -talora veramente
impressionanti per bellezza e ricchezza- che accompagnavano il
defunto nel viaggio verso l’oltretomba. Tra tali oggetti e manufatti,
l’elemento più rilevante è costituito dalla ceramica attica figurata
che, nelle ripetute associazioni funzionali che ruotano attorno al
cratere, evoca principalmente (e soprattutto nelle sepolture di
rango) i rituali del convito e del simposio. |

Il palazzo Costabili
di Ferrara. Sede del Museo Archeologico Nazionale |
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Cratere
del pittore dei satiri villosi. Ferrara
Museo Archeologico Nazionale |
Kylix del
pittore di Pentesilea. Ferrara Museo
Archeologico Nazionale |
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Pelike del
pittore di Berlino. Ferrara Museo
Archeologico Nazionale |
Statuetta
in bronzo. Ferrara Museo Archeologico
Nazionale |
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