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di Giacomo Mazzuoli

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Marzabotto


Particolare dell'abitato di Marzabotto con ricostruzione di un tetto a tegole

 

Marzabotto è una delle rare località in cui si siano rinvenuti resti di abitato di epoca etrusca. Questa città, posta a poco più di venticinque chilometri a sud di Bologna, sorse per intero nel VI secolo a.C., all'epoca della cosiddetta seconda colonizzazione etrusca quando fu edificata Spina e venne rifondata Bologna. In questo periodo l'asse del commercio etrusco si spostò dal Tirreno all'Adriatico e Marzabotto divenne un importante crocevia dei percorsi commerciali tra l'Etruria e i popoli del Mediterraneo e dell'Europa centrale. La città è organizzata su di una sola via orientata in senso Sud-Nord  larga 15 metri e da tre strade ortogonali di eguale larghezza e fra loro equidistanti . Tutte le strade sono limitate da canalette, destinate allo scolo delle acque e a segnare il confine tra aree stradale pubbliche e quelle private. Anche i templi dell’Acropoli sono orientati come le strade e questo fa ritenere che furono costruiti contemporaneamente, seguendo i rituali classici dell'aruspicina etrusca All’estremità orientale e settentrionale del pianoro sono dislocati due sepolcreti, entrambi separati dall’area urbana da una porta che nel caso del sepolcreto orientale conserva parti consistenti dell’alzato.

Le necropoli si dispongono senza alcun ordine, destinate al seppellimento singolo e non familiare, che si riallaccia alla tradizione villanoviana. In entrambi i sepolcreti sono documentati diversi tipi di tombe: a fossa cineraria per i cremati; a cassone di lastre di travertino, sempre per i defunti cremati.

 

Il Museo nazionale etrusco di Marzabotto è ospitato in un moderno edificio in località Pian di Misano, nei pressi dell'area archeologica. Fu realizzato come diretta conseguenza alle prime campagne di scavo affidate a Giovanni Gozzadini, finanziate dai conti Aria, allora proprietari dell’intero Pianoro.
Il nucleo iniziale si arricchì poi negli anni successivi grazie alle campagne di scavo che portarono alla luce una cospicua quantità di materiali.
La prima sala è stata allestita con l’intento di offrire un inquadramento geografico e geologico della Valle del Reno e dell’area di Marzabotto esponendo campioni d’argille, pietre usate per la costruzione e reperti faunistici. Le restanti vetrine della sala contengono i pochi materiali superstiti dell’incendio che danneggiò il Museo nel 1944, tutti provenienti dalle necropoli nord ed est, e i disegni delle uniche oreficerie rinvenute a Marzabotto, rubate nel 1911.  I corredi funerari erano in genere costituiti da vasi attici a figure rosse, vasellame prodotto localmente, oggetti in osso e ambra, unguentari in alabastro, paste vitree, suppellettili di bronzo come specchi, fibule e bronzetti.
Al di fuori delle vetrine sono visibili cinque segnacoli funerari, distinti per forma e materiale dai semplici ciottoli fluviali usati nella maggior parte delle sepolture. Quattro sono, infatti, i cosiddetti cippi a cipolla, mentre il quinto segnacolo, proveniente dal sepolcreto est, è costituito da una stele figurata – l’unica rinvenuta a Marzabotto – su cui è scolpita la defunta collocata su podio.
Nella seconda sala è esposto sia materiale proveniente dagli scavi più vecchi avvenuti in abitato come vasellame d’importazione e di produzione locale, frammenti di parapetti cilindrici da pozzo e una gran quantità d’oggetti d’uso quotidiano come rocchetti, fusaiole e pesi in pietra riferibili alle attività di filatura e tessitura sia materiali provenienti dall’acropoli e dal santuario fontile, in particolare statuette di devoti in bronzo, ex voto anatomici e vasellame locale.
La terza grande sala mostra un’ampia campionatura d’elementi di decorazione architettonica: tegole dipinte a motivi geometrici e vegetali, antefisse rinvenute sia in acropoli sia in area urbana e il rivestimento fittile di una colonna. Di particolare interesse per l’archittettura domestica di V secolo a.C. sono le ricostruzioni parziali di tetti con tanto d’impluvio e lucernario, e la ricostruzione di fondazioni di ciottoli a secco su cui è posata una conduttura di tubi fittili.
Al centro della sala si trova la bella testa di kouros di marmo pario rinvenuta in una canaletta della strada A, con pettinatura resa con piccoli boccoli e volto realizzato a grandi volumi arrotondati, forse prodotta in area ionica attorno al 500 a.C. e importata in Etruria padana dal porto di Spina.
Inoltre sono esposti reperti provenienti dalle case: tenaglie (da ricollegare all’attività metallurgica esplicata in piccole officine all’interno delle case) fibule, bronzetti, elementi di mobilio, gioielli, e numerosi vasi di piccole e grandi dimensioni.


 

 

Veduta aerea dell'area archeologica di Marzabotto

Altare dell'acropoli

La necropoli con tombe a cassone
Bronzetto con due dischi. Museo Archeologico di Marzabotto Bronzetto. Museo Archeologico di Marzabotto Balsamario.Museo Archeologico di Marzabotto
 
 
     
     
 
Cippo a cipolla. Museo Archeologico di Marzabotto Una delle sale del museo Archeologico di Marzabotto
 
 
 
 

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