
Veduta aerea del
Palazzo Farnese di Piacenza dove è allestito il Museo Archeologico |
Lo spazio "sacro", orientato e suddiviso, riguardava il
cielo o un'area terrestre consacrata - il recinto di un santuario, di una
città, di un'acropoli - oppure anche una superficie assai più piccola, ad
esempio il fegato di un animale utilizzato per le pratiche divinatorie,
purché sussistessero le condizioni dell'orientamento e della partizione
secondo il modello celeste.
Si immaginava che la volta celeste fosse divisa secondo gli assi
cardinali in quattro parti, ciascuna delle quali, suddivisa in quattro,
dava luogo a sedici settori minori, nei quali erano le abitazioni degli
dei celesti, terreni ed inferi.
Questo schema appare riflesso nelle caselle del bordo esterno (appunto in
numero di sedici) e nelle caselle interne (ad esse corrispondenti,
seppure in maniera non del tutto chiara) del fegato di Piacenza.
Tra i numi dei sedici campi celesti citati da Marziano
Capella, e i nomi degli dei inscritti sul fegato esistono indubbie
concordanze, anche se non corrispondenza assoluta a causa di una
presumibile alterazione delle fonti da parte del tardo scrittore romano.
Le grandi divinità superiori, tendenzialmente favorevoli, abitavano
dunque le plaghe orientali del cielo, specie nel settore nord-est; le
divinità della terra e della natura erano collocate verso mezzogiorno; le
divinità infernali e del fato, paurose e inesorabili, occupavano le
tristi regioni dell'occaso, in particolare il settore nord-ovest,
considerato il più nefasto.
Il Museo Archeologico è
allestito a Palazzo Farnese dove sono attualmente aperte le prime due
sezioni : “La prima pietra”, dedicata alle fasi più antiche
della preistoria (100.000 anni fa - metà del IV millennio a.C.), e
“Dal fuoco il metallo”, relativa alla vita delle comunità in possesso
della metallurgia (3400-900 a.C.).
Il percorso, che si snoda nei sotterranei della Cittadella Viscontea,
è scandito da un ricco apparato didattico che fa da filo conduttore
dell’esposizione, integrando le informazioni fornite dai reperti.
Nella sezione iniziale, dopo un inquadramento generale dei problemi
inerenti la ricerca preistorica, il plastico del territorio documenta
la distribuzione del popolamento nella provincia di Piacenza dalla
comparsa dell’ uomo fino all’epoca della romanizzazione, avviata nel
218 a.C. con la fondazione della colonia di Placentia.
Nel torrione, in posizione appartata, è allestito il fegato etrusco,
il reperto più noto e prestigioso delle collezioni civiche. Il
modello in bronzo di fegato ovino, rinvenuto nel 1877 a Ciavernasco
di Settima, in comune di Gossolengo (PC)
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