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di Giacomo Mazzuoli

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Spina e Ferrara

Resti di palizzate in legno dove sorgeva l'abitato di Spina

La città di Spina fu fondata poco prima della fine del VI secolo a.C. Era il momento di transizione obbligato affinchè i traffici commerciali con la Grecia partissero dall'Adriatico e non più dal Tirreno, ormai fuori dal controllo delle flotte etrusche. La sua posizione -allora situata alla confluenza di vie di comunicazione fluviali, marittima e terrestri (Reno, Po e Adriatico)- la rendeva il luogo ideale per la fondazione di un porto-emporio. Tramite il porto di Spina salpavano verso la Grecia carni salate di suino e bovino, legname, l’ambra del nord, i bronzi etruschi e forse anche pelli, cuoio, schiavi e i famosi cavalli veneti.
Il rapporto privilegiato che legava Atene a Spina parrebbe dovuto alla ricerca di approvvigionamento di materie prime, soprattutto grano, da parte della città greca che non era economicamente autosufficiente. Dopo il declino dovuto alle invasioni galliche la città fu inghiottita dalle acque. Menzionato da numerose fonti latine e greche, il sito di Spina fu individuato solo nel 1922 quando i lavori di bonifica della Valle Trebba portarono in luce i primi oggetti attribuiti alla necropoli della città etrusca. Gli scavi recuperarono 1213 tombe, a cui se ne aggiunsero altre 200 circa venute in luce tra il 1962 e il 1965. Negli anni ’50, il prosciugamento di Valle Pega, a sud di Valle Trebba, evidenziò la presenza di un altro settore di necropoli ricco di 2650 tombe.
La zona dell’abitato fu messa in luce negli anni ’60 durante la bonifica della Valle del Mezzano. Dapprima tornò alla luce la necropoli di Valle Trebba (anni 1922-1935), in seguito la necropoli di Valle Pega (anni 1954-1960), infine l’abitato (bonifica della Valle del Mezzano, 1960). La città sorse sulla sponda destra del Po, sfruttando la irregolare conformazione di un dosso di modesta estensione. Nei sepolcreti, il duplice rituale della cremazione e della inumazione portava a interrare i defunti in fosse a volte contraddistinte da un segnacolo tombale privo di epigrafe in marmo o calcare (cippi, colonnette, più frequentemente ciottoli fluviali); soltanto la dimensione un poco più ampia della fossa e il numero o il pregio degli oggetti che accompagnavano il morto nel suo viaggio verso l’Oltretomba.
La ricchezza di questi sepolcri sta  nei loro “corredi”, ove alla preponderante presenza di vasellame attico figurato e non di V e di IV sec. a.C. si accompagnano bronzi fusi e laminati (candelabri e vasi ), balsamari in pasta vitrea e gesso alabastrino, ambre e oreficerie, i prodotti ceramici più modesti ma non per questo meno significativi delle manifatture locali nonché le suppellettili che a Spina giunsero da altre aree peninsulari (il Veneto, il Meridione e la Sicilia, l’Etruria) e greche (Corinto e la Beozia). La storia di Spina, breve e intesa, si compie in meno di tre secoli; sorta infatti verso la fine del VI sec. a.C. e all’apice del proprio sviluppo economico nel periodo che intercorre tra la seconda metà del V e il primo quarto del IV sec. a.C. decadde irrimediabilmente con il III sec. a.C., ultimo baluardo, nell’Etruria settentrionale, a cedere dinnanzi alla pressione delle popolazioni Galliche

Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.  E' stato inaugurato il 20 ottobre 1935, nel Palazzo Costabili . Vi si trovano conservate ed esposte le testimonianze archeologiche ritrovate nella provincia di Ferrara, prime tra tutte quelle di Spina. Nelle sale del Museo attualmente aperte al pubblico sono visibili alcuni dei corredi ritrovati nelle necropoli della città (necropoli di valle Trebba e di Valle Pega), ovvero i gruppi di oggetti -talora veramente impressionanti per bellezza e ricchezza- che accompagnavano il defunto nel viaggio verso l’oltretomba. Tra tali oggetti e manufatti, l’elemento più rilevante è costituito dalla ceramica attica figurata che, nelle ripetute associazioni funzionali che ruotano attorno al cratere, evoca principalmente (e soprattutto nelle sepolture di rango) i rituali del convito e del simposio.

Il palazzo Costabili di Ferrara. Sede del Museo Archeologico Nazionale

Cratere del pittore dei satiri villosi. Ferrara Museo Archeologico Nazionale Kylix del pittore di Pentesilea. Ferrara Museo Archeologico Nazionale
 
 
   
   
 
Pelike del pittore di Berlino. Ferrara Museo Archeologico Nazionale Statuetta in bronzo. Ferrara Museo Archeologico Nazionale
 
 
 
 

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