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di Giacomo Mazzuoli

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Orbetello


Non si conosce il nome etrusco di Orbetello nè le sue origini. Un primo agglomerato urbano si è formato tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C., come scalo marittimo la cui economia doveva essere fondata principalmente sulla pesca e sul commercio. Nei primi tempi il centro  appartenne forse a Marsiliana (Caletra), ma entrò ben presto nella zona d'influenza di Vulci.  Dalla metà del VI secolo a.C. la città conobbe un  periodo di fioritura economica, tipica dei centri marittimi dell'Etruria e documentata dai corredi funerari in cui cominciano a comparire, accanto ai buccheri, ceramica attica a figure nere, ceramica a fasce di tipo orvietano e altre pregevoli suppellettili di importazione. Le costruzioni medievali e moderne si sono sovrapposte alla topografia dell'Orbetello più antica, di cui, perciò, non sappiamo praticamente niente; tuttavia la documentazione delle necropoli induce a ritenere che la città, dall'inizio del VI secolo a.C., dovette diventare un porto vero e proprio, con un quartiere commerciale assai sviluppato per lo smistamento delle merci da e verso l'Etruria settentrionale. Nella prima metà del V secolo a.C. si riscontra un calo improvviso e notevole della documentazione archeologica, che riflette un periodo di crisi comune  alla maggior parte dei centri costieri etruschi. Una ripresa della città verso la metà del IV secolo a.C. è invece dimostrata dalla solida cinta muraria che taluni datano alla seconda metà del IV secolo, quindi in piena epoca etrusca  che, lunga in origine quasi due chilometri, circondava Orbetello sui suoi quattro lati. Di queste mura si è conservato assai bene fino a oggi un tratto sul lato ovest, verso la laguna. Esse sono costruite in opera poligonale con grandi blocchi di arenaria e, uniche in tutta l'Etruria, fungevano sia da mura cittadine che da mura portuarie. Tali mura sono state forse precedute da una cinta più antica e probabilmente erano dotate di tre porte. Va notato che esse non poggiano sott'acqua direttamente sul fondo melmoso, bensì su una doppia serie di pilastri di legno di quercia e di pino (oggi rinforzate con colate di cemento).

 

Tratto delle mura di probabile origine etrusca di Orbetello

Particolare delle mura in opera poligonale

Ricostruzione del frontone del Tempio di Talamone

Veduta aerea di Orbetello

Nei primi decenni del III secolo a.C., in seguito alla caduta di Vulci e alla deduzione della colonia di Cosa, cominciò la lenta decadenza, anche se l'area urbana continuò a essere occupata, come indicano i resti di alcuni luoghi di culto dell'avanzato II secolo a.C. trovati all'interno delle mura. L'acropoli era collocata forse nei pressi della Porta Medina Caeli.  Le necropoli si estendono a est, sulla penisola, lungo circa tre chilometri. Le principali sono situate nelle località il Brilletto, il Sale e Poggio alla Campana. Le tombe, scavate nella roccia o costruite a forma di camera o di cassone, furono esplorate fin dall'Ottocento e nella maggior parte furono trovate già gravemente depredate. A Orbetello è allestito il Museo Archeologico Comunale, nei locali della ex polveriera Guzman, che raccoglie materiali ritrovati nelle necropoli del circondario. Si segnalano dei frammenti di sfingi, espressione della statuaria funeraria arcaica di stile vulcente; il rivestimento di uno scudo circolare con un gorgoneion nel centro circondato da un fregio di animali in lotta; un cinturone bronzeo del VII secolo a.C. con disegni graffiti, oltre a statuette votive, specchi di bronzo e una serie di terrecotte ellenistiche votive e architettoniche. In Piazza della Repubblica, in un locale appositamente destinato, è esposto il famoso frontone del tempio di Talamone rinvenuto tra i resti di un tempio etrusco di età ellenistica in cui è rappresentato il mito dei Sette contro Tebe.

 
   
   
 
 
   
   
 
 
 
 
 
 
 

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