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di Giacomo Mazzuoli

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Sarteano

Nella zona di Sarteano sono presenti importanti testimonianze riferibili all'etā del bronzo, in particolare presso la grotta dell'Orso, da cui provengono numerosi oggetti di tipo subappenninico e protovillanoviano. La vera fioritura del territorio di Sarteano ha inizio con il VI sec. a. C., quando i piccoli villaggi della etā del ferro, di cui conosciamo soltanto le necropoli in localitā Sferracavalli, Albinaio, Casolimpio, si coagulano in centri urbani di maggiore entitā. A questo periodo (VI sec. a. C.) si riferiscono numerosi ritrovamenti effettuati presso la necropoli di Solaia, da dove provengono molti vasi di bucchero e alcune ceramiche attiche a figure nere. Tra il IV e il II sec. a. C. si nota il fiorente sviluppo di alcune necropoli poste ad oriente di Sarteano; in particolare i numerosi ipogei scoperti in localitā le Tombe testimoniano la presenza di ricche famiglie appartenenti al ceto fondiario. Ma la testimonianza etrusca che ha reso celebre Sarteano  č la Tomba della Quadriga Infernale scoperta nell’autunno del 2003 nella necropoli delle Pianacce. Tale scoperta ha un carattere eccezionale, oltre che per lo straordinario stato di conservazione delle pitture dai colori vivacissimi, anche per l’unicitā delle scene rappresentate, che rientrano appieno nelle tematiche tipiche della pittura parietale etrusca del IV secolo a.C.. Soprattutto č senza confronti la figura del demone che conduce su un carro una quadriga formata da due leoni e due grifi, rivolto verso l’esterno della tomba dopo aver lasciato il defunto al limite dell’Ade. Si tratta di una versione originale di Charun, il demone dell’immaginario funerario etrusco che accompagna il defunto nell’Oltretomba. Figura singolare e inquietante che diventa cosė uno dei pių suggestivi e particolari “ritratti” dell’arte etrusca. Il limite dell’Ade č simboleggiato da una porta dorica dipinta che incornicia una nicchia. Al di lā di questa una consueta scena di banchetto, sicuramente ambientato nell’Aldilā, con due personaggi maschili sopra una kline che si rivolgono una straordinario e unico gesto di affetto: si tratta o di una coppia di amanti, che rievoca come suggestione la coppia sulla lastra nord della Tomba del Tuffatore di Paestum, o di una coppia parentale come avviene sulle coeve tombe orvietane, dipinte quasi sicuramente dalle stesse maestranze che hanno operato a Sarteano. Poi, sempre sulla sinistra, nella camera di fondo, č dipinto un grande serpente a tre teste, simbolo dei mostri che dovevano popolare l’interno dell’Ade secondo le credenze etrusche. Anche l’ippocampo sul frontone di fondo, pur essendo elemento consueto nella pittura parietale, ha dimensioni eccezionali ed accentua l’ambientazione della camera stessa come recesso dell’Oltretomba. Sotto il frontone, si erge l’imponente sarcofago di alabastro grigio con il defunto disteso sul coperchio, ultima dimora del proprietario della tomba.

 

Ritratto di Charun. Affresco della Tomba della Quadriga infernale a Sarteano

Serpente a tre teste. Affresco della Tomba della Quadriga infernale a Sarteano

Il monumento ha inoltre una vicenda particolare anche in seguito alla fase etrusca: č stato occupato, distrutto sul lato destro e utilizzato come abitazione in epoca alto medievale, quando un recesso nel banco di travertino poteva sembrare un’accogliente dimora. Anche questi popoli hanno lasciato tracce del loro passaggio nelle ceramiche da fuoco che si uniscono al corredo etrusco databile intorno al 320 a. C., che comprende alcune belle ceramiche a figure rosse esposte nel Museo di Sarteano. La tomba č stata restaurata dai tecnici del Centro di Restauro di Firenze coordinati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed č ora visitabile per un numero contingentato di persone, una volta a settimana. Il volto inquietante di Charun nella profonditā del sottosuolo in una necropoli con quindici monumentali tombe.

Il Museo Civico Archeologico di Sarteano č ubicato al piano terra del cinquecentesco Palazzo Gabrielli e raccoglie i materiali provenienti dal territorio comunale, sviluppando il tema delle necropoli etrusche, comprese tra la fine del IX e l'inizio del I secolo a.C.. Di particolare interesse la sezione dedicata ai canopi del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) che vede la ricostruzione di una piccola tomba a camera con un bel canopo femminile su trono di travertino con in mano il modello di ascia bipenne, simbolo di potere, accompagnata dalla sepoltura del figlio. Ampio spazio č dedicato ai ritrovamenti degli ultimi anni di necropoli databili fra la fine del VI e il IV secolo a.C., tra cui quella della Palazzina, da cui provengono numerose ceramiche dipinte, alcune di importazione attica, altre di produzione locale. Dopo i materiali della necropoli delle Pianacce, si possono ammirare i reperti provenienti da edifici termali di epoca imperiale che documentano l'occupazione senza soluzione di continuitā del territorio di Sarteano dalla preistoria ai nostri giorni. Il Museo svolge attivitā didattica e di ricerca, con periodiche campagne di scavi condotta dal locale Gruppo Archeologico Etruria, corsi di restauro organizzati all’interno dei locali seguiti dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, e una serie di conferenze a tema.

 
   
   
 
 
   
   
 
 
 
 
 
 
 

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