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Nella zona di Sarteano sono presenti importanti testimonianze riferibili
all'etā del bronzo, in particolare presso la grotta dell'Orso, da cui
provengono numerosi oggetti di tipo subappenninico e protovillanoviano.
La vera fioritura del territorio di Sarteano ha inizio con il VI sec. a.
C., quando i piccoli villaggi della etā del ferro, di cui conosciamo
soltanto le necropoli in localitā Sferracavalli, Albinaio, Casolimpio, si
coagulano in centri urbani di maggiore entitā. A questo periodo (VI sec.
a. C.) si riferiscono numerosi ritrovamenti effettuati presso la
necropoli di Solaia, da dove provengono molti vasi di bucchero e alcune
ceramiche attiche a figure nere. Tra il IV e il II sec. a. C. si nota il
fiorente sviluppo di alcune necropoli poste ad oriente di Sarteano; in
particolare i numerosi ipogei scoperti in localitā le Tombe testimoniano
la presenza di ricche famiglie appartenenti al ceto fondiario. Ma la
testimonianza etrusca che ha reso celebre Sarteano č
la
Tomba della Quadriga Infernale scoperta nell’autunno del 2003
nella necropoli delle Pianacce. Tale scoperta ha un carattere
eccezionale, oltre che per lo straordinario stato di conservazione delle
pitture dai colori vivacissimi, anche per l’unicitā delle scene
rappresentate, che rientrano appieno nelle tematiche tipiche della
pittura parietale etrusca del IV secolo a.C.. Soprattutto č senza
confronti la figura del demone che conduce su un carro una quadriga
formata da due leoni e due grifi, rivolto verso l’esterno della tomba
dopo aver lasciato il defunto al limite dell’Ade. Si tratta di una
versione originale di Charun, il demone dell’immaginario funerario
etrusco che accompagna il defunto nell’Oltretomba. Figura singolare e
inquietante che diventa cosė uno dei pių suggestivi e particolari
“ritratti” dell’arte etrusca. Il limite dell’Ade č simboleggiato da una
porta dorica dipinta che incornicia una nicchia. Al di lā di questa una
consueta scena di banchetto, sicuramente ambientato nell’Aldilā, con due
personaggi maschili sopra una kline che si rivolgono una straordinario e
unico gesto di affetto: si tratta o di una coppia di amanti, che rievoca
come suggestione la coppia sulla lastra nord della Tomba del Tuffatore di
Paestum, o di una coppia parentale come avviene sulle coeve tombe
orvietane, dipinte quasi sicuramente dalle stesse maestranze che hanno
operato a Sarteano. Poi, sempre sulla sinistra, nella camera di fondo, č
dipinto un grande serpente a tre teste, simbolo dei mostri che dovevano
popolare l’interno dell’Ade secondo le credenze etrusche. Anche
l’ippocampo sul frontone di fondo, pur essendo elemento consueto nella
pittura parietale, ha dimensioni eccezionali ed accentua l’ambientazione
della camera stessa come recesso dell’Oltretomba. Sotto il frontone, si
erge l’imponente sarcofago di alabastro grigio con il defunto disteso sul
coperchio, ultima dimora del proprietario della tomba.
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Ritratto
di Charun. Affresco della Tomba della Quadriga infernale a Sarteano |
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Serpente a tre teste.
Affresco della Tomba
della Quadriga infernale a Sarteano |
Il monumento ha inoltre una vicenda particolare anche in seguito alla
fase etrusca: č stato occupato, distrutto sul lato destro e
utilizzato come abitazione in epoca alto medievale, quando un recesso
nel banco di travertino poteva sembrare un’accogliente dimora. Anche
questi popoli hanno lasciato tracce del loro passaggio nelle
ceramiche da fuoco che si uniscono al corredo etrusco databile
intorno al 320 a. C., che comprende alcune belle ceramiche a figure
rosse esposte nel Museo di Sarteano. La tomba č stata restaurata dai
tecnici del Centro di Restauro di Firenze coordinati dalla
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed č ora
visitabile per un numero contingentato di persone, una volta a
settimana. Il volto inquietante di Charun nella profonditā del
sottosuolo in una necropoli con quindici monumentali tombe.
Il Museo Civico
Archeologico di Sarteano č ubicato al piano terra del
cinquecentesco Palazzo Gabrielli e raccoglie i materiali provenienti
dal territorio comunale, sviluppando il tema delle necropoli
etrusche, comprese tra la fine del IX e l'inizio del I secolo a.C..
Di particolare interesse la sezione dedicata ai canopi del periodo
orientalizzante (VII secolo a.C.) che vede la ricostruzione di una
piccola tomba a camera con un bel canopo femminile su trono di
travertino con in mano il modello di ascia bipenne, simbolo di
potere, accompagnata dalla sepoltura del figlio. Ampio spazio č
dedicato ai ritrovamenti degli ultimi anni di necropoli databili fra
la fine del VI e il IV secolo a.C., tra cui quella della Palazzina,
da cui provengono numerose ceramiche dipinte, alcune di importazione
attica, altre di produzione locale. Dopo i materiali della necropoli
delle Pianacce, si possono ammirare i reperti provenienti da edifici
termali di epoca imperiale che documentano l'occupazione senza
soluzione di continuitā del territorio di Sarteano dalla preistoria
ai nostri giorni. Il Museo svolge attivitā didattica e di ricerca,
con periodiche campagne di scavi condotta dal locale Gruppo
Archeologico Etruria, corsi di restauro organizzati all’interno dei
locali seguiti dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, e
una serie di conferenze a tema.
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