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Necropoli del Puntone, tomba etrusca |
Saturnia, oggi
conosciuta come rinomato centro termale, è stata un' importante città
etrusco-romana. Tuttavia pochissime tracce sopravvivono alla sistematica
distruzione a cui è stata sottoposta nel corso dei secoli, sia
nell'abitato che nelle necropoli. Il centro abitato si trovava
all'incrocio tra la strada etrusca Heba (Magliano)- Sovana e la Via
Clodia, che proseguiva, su tracciato etrusco, per Roselle. Doveva
trattarsi di un modesto centro che gravitava sotto l'influenza della
vicina Caletra (Marsiliana) che comunque, nel VI secolo a.C.,
assunse un ruolo notevole nel territorio dell' Agro Caletrano, tra il
Fiora e l'Albegna, sfruttando la posizione di nodo di comunicazione e
collegamento tra il territorio di Vulci, l' area volsiniese-tiberina e i
territori dell'Amiata e di Chiusi. La vittoria riportata nel 280
a.C. dal console romano Tiberio Coruncanio sui Vulcenti e i Volsiniesi,
comportò, per Vulci, la confisca di buona parte dell'area costiera, dove
nel 273 a.C. fu dedotta la colonia di Cosa, e porzioni del territorio
settentrionale, dove furono istituite le praefecturae di Saturnia
e di Statonia. |
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I reperti etruschi
di Saturnia provengono quasi completamente dalle vaste necropoli,
prevalentemente situate a nord e a nord-est della città, sulle due
rive dell' Albegna. Al di qua del fiume ci sono le aree cimiteriali
più antiche, utilizzate dall'VIII al V secolo a.C. (Sede di Carlo,
Costone degli Sterpeti e Pancotta). Il periodo tardo Villanoviano (VIII
secolo a.C.) è rappresentato, in località Sede di Carlo, da tombe a
pozzetto rotonde chiuse da lastre di travertino (per le
incinerazioni) e da tombe a fossa delimitata da lastre di pietra (per
le inumazioni). Al di là dell' Albegna, sul Pian di Palma (a Campo
delle Caldane, Puntone e Pratogrande) sono tuttora visitabili aree
sepolcrali le cui tombe coprono un arco cronologico compreso tra il
VII e la metà del v secolo a.C. A Capo delle Caldane ci sono i resti
di tombe a camera per lo più crollate (dai corredi si datano al
VII-VI secolo a.C.), i cui tumuli potevano raggiungere un diametro
dai 10 ai 20 metri ed erano verosimilmente coronati dai cippi
funerari, di varie forme e con diverse decorazioni. Le necropoli di
Pratogrande e di Poggio di Pancotta presentano una seconda tipologia
tombale, a cosiddetta camera seminfossata, delimitata da lastroni
verticali, con dromos d' accesso e copertura a falsa volta; il
tumulo risulta elevato con terra di riporto. I corredi di tutte
queste tombe arcaiche, non particolarmente significativi, sembrano
indicare che la Saturnia etrusca godette di una certa importanza
soltanto nel periodo della sua fioritura (VI secolo a.C.). |

Porta Romana e
l'antico tracciato della via Clodia |
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