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di Giacomo Mazzuoli

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Saturnia


Necropoli del Puntone, tomba etrusca

Saturnia, oggi conosciuta come rinomato centro termale, è stata un' importante città etrusco-romana. Tuttavia pochissime tracce sopravvivono alla sistematica distruzione a cui è stata sottoposta nel corso dei secoli, sia nell'abitato che nelle necropoli. Il centro abitato si trovava all'incrocio tra la strada etrusca Heba (Magliano)- Sovana e la Via Clodia, che proseguiva, su tracciato etrusco, per Roselle. Doveva trattarsi di un modesto centro che gravitava sotto l'influenza della vicina Caletra (Marsiliana) che comunque, nel VI secolo a.C.,  assunse un ruolo notevole nel territorio dell' Agro Caletrano, tra il Fiora e l'Albegna, sfruttando la posizione di nodo di comunicazione e collegamento tra il territorio di Vulci, l' area volsiniese-tiberina e i territori dell'Amiata e di Chiusi. La  vittoria riportata nel 280 a.C. dal console romano Tiberio Coruncanio sui Vulcenti e i Volsiniesi, comportò, per Vulci, la confisca di buona parte dell'area costiera, dove nel 273 a.C. fu dedotta la colonia di Cosa, e porzioni del territorio settentrionale, dove furono istituite le praefecturae di Saturnia e di Statonia.

I reperti etruschi di Saturnia provengono quasi completamente dalle vaste necropoli, prevalentemente situate a nord e a nord-est della città, sulle due rive dell' Albegna. Al di qua del fiume ci sono le aree cimiteriali più antiche, utilizzate dall'VIII al V secolo a.C. (Sede di Carlo, Costone degli Sterpeti e Pancotta). Il periodo tardo Villanoviano (VIII secolo a.C.) è rappresentato, in località Sede di Carlo, da tombe a pozzetto rotonde chiuse da lastre di travertino (per le incinerazioni) e da tombe a fossa delimitata da lastre di pietra (per le inumazioni). Al di là dell' Albegna, sul Pian di Palma (a Campo delle Caldane, Puntone e Pratogrande) sono tuttora visitabili aree sepolcrali le cui tombe coprono un arco cronologico compreso tra il VII e la metà del v secolo a.C. A Capo delle Caldane ci sono i resti di tombe a camera per lo più crollate (dai corredi si datano al VII-VI secolo a.C.), i cui tumuli potevano raggiungere un diametro dai 10 ai 20 metri ed erano verosimilmente coronati dai cippi funerari, di varie forme e con diverse decorazioni. Le necropoli di Pratogrande e di Poggio di Pancotta presentano una seconda tipologia tombale, a cosiddetta camera seminfossata, delimitata da lastroni verticali, con dromos d' accesso e copertura a falsa volta; il tumulo risulta elevato con terra di riporto. I corredi di tutte queste tombe arcaiche, non particolarmente significativi, sembrano indicare che la Saturnia etrusca godette di una certa importanza soltanto nel periodo della sua fioritura (VI secolo a.C.). 

Porta Romana e l'antico tracciato della via Clodia

 
Saturnia è oggi un importante centro termale. Nella foto la zona termale del Vecchio Mulino  
Sezione e pianta di una tomba a camera con tumulo. Necropoli delle Caldane
   
   
 
 
 
 
 
 
 

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