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di Giacomo Mazzuoli

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Sovana




La Tomba Ildebranda (III-II sec. a.C.) In origine era composta da due scalinate che conducevano al podio su cui trovavano alloggio 12 colonne rastremate e scanalate. Le colonne sorreggevano un importante fregio decorato con elementi fitomorfi e zoomorfi. I capitelli invece presentavano una raffinata decorazione antropomorfa e floreale

Sovana, situata poco sopra l'attuale confine tra Lazio e Toscana, fece parte della Lucumonia di Vulci fino alla conquista da parte dei romani avvenuta nel 278 a.C. I primi abitanti di Sovana furono piccoli gruppi di agricoltori e pastori, come dimostrano le tombe risalenti al VII secolo a.C. che, riunendosi, dettero vita alla città sullo sperone tufaceo posto tra i torrenti Folonia e Calesine dove ancora oggi si trova la deliziosa cittadina. Strade etrusche la collegavano con Statonia, Saturnia e con i territori di Chiusi e Cetona. Il periodo della massima prosperità fu raggiunto tra il IV e il I secolo a.C., quindi anche dopo la conquista romana. In questo periodo le necropoli si arricchiscono di monumentali tombe rupestri.

Vari i nuclei tombali che si distribuirono lungo i cavoni, specialmente verso le propaggini meridionali e nord-orientali oltre il torrente Calesina. Le necropoli più importanti si trovano però a Campo delle Caldane e a Pratogrande, al di qua del fiume Albegna; nonchè a Sede di Carlo, Costone Sterpeti e Pancotta, dove furono invece scavate sepolture a partire dal periodo Villanoviano sino all'età classica (VIII-V secolo a.C.), con tombe a camera, ipogee e a tumulo durante il VII e VI secolo a.C. Lungo la strada che collega Sovana a San Martino del Fiora fu scoperta una necropoli  alla metà del XIX secolo.

 

Notevole è la varietà di tipi tombali che comprende tombe a camera (la Tomba Pisa), a tempio (Tombe Ildebranda, Pola), a timpano con portico (Tomba del Tifone), a edicola (Tombe del Sileno e della Sirena), a dado e a semidado (a Sopraripa, nelle adiacenze Tomba del Tifone, a Poggio Grezzano e a Stanziale), a cassone (in direzione di Poggio Buco, ma risalenti al VII secolo a.C.), a nicchia (a Poggio Stanziale, a Poggio Grezzano: si tratta di tombe destinate ad accogliere olle cinerarie), a loculo (tipiche del periodo tardo, nei pressi della Tomba del Tifone), colombari (periodo ellenistico-romano: a Calesine e Poggio Grezzano).A Sovana sono presenti numerose strade strusche scavate nel tufo, utilizzate anche nel corso dei secoli successivi. Il più spettacolare è il cosidetto Cavone.Si tratta della più grande e suggestiva strada etrusca di Sovana che collegava la città con i contrafforti dell’Amiata. Al suo sbocco nella vallata si trova un altare ex-voto. Alla sommità della strada si trovano tombe etrusche, a metà circa si notano delle nicchie probabilmente medioevali a dimostrazione del fatto che il fondo stradale si sia abbassato nel corso del tempo.
 



La via cava di Poggio Prisca, strada etrusca scavata nel tufo

L'esterno della tomba della Sirena Il frontone scolpito della tomba Ildebranda

                                                                                                                                               La facciata della tomba della Sirena ripete lo schema della facciata della casa etrusca. Sopra la porta si trova il frontone che è decorato con sculture ad altorilievo rappresentanti una sirena che stringe tra le sue due code due giovanetti.

 
La tomba Pola

 

La tomba del Tifone

Originariamente la tomba Pola possedeva un peculiare prospetto colonnato: le otto colonne erano a sostegno della trabeazione. Il pronao è decorato a cassettoni. Anche l'ingresso era colonnato, mentre appare probabile che la facciata fosse in origine stuccata e dipinta.

L'interno della tomba Ildebranda

Sull'alto podio della tomba Ildebranda, accessibile mediante una doppia scalinata, c'era una fronte di ben dodici colonne di tipo tuscanico con capitelli decorati  che immettiva a un pronao con soffitto cassettonato. Il loggiato a colonne sosteneva un fregio animato che correva sui tre lati, sovrastato a sua volta da altrettanti frontoni scolpiti.

 
La tomba a colombario

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