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di Giacomo Mazzuoli

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Volterra

La Porta dell'Arco

Statuetta in bronzo denominata "L'ombra della sera". Volterra, Museo Guarnacci

La città di Volterra (in etrusco Velathri) sorge sulla sommità di una collina posta fra le valli dei fiumi Era  e Cecina. Il luogo era già abitato in epoca eneolitica e con l'epoca villanoviana vide il sorgere di numerosi villaggi con annesse le relative piccole necropoli. La prima fase di sviluppo urbanistico della città avvenne intorno al VI-V secolo a.C. ma il vero grande sviluppo demografico ed economico arrivò nel IV secolo, quando le popolazioni etrusche della Valle Padana ripiegarono a Sud a causa dell'espansione celtica e contemporaneamente l'Etruria meridionale soffriva la spinta espansionistica di Roma. E' di questo periodo la costruzione di un'imponente cinta muraria che copriva un perimetro di circa 7 chilometri e racchiudeva circa 116 ettari di abitato. Si possono ancora ammirare numerosi tratti di queste poderose mura, oltre alle due porte di Diana e dell'Arco. Quest'ultima è quello che meglio conserva, pur avendo subìto numerosi rimaneggiamenti nel tempo, la sua originaria struttura con chiave di volta e tre teste di divinità che ornano le estremità dell'arco. Lo straordinario sviluppo di questo periodo è provato anche dal fatto che la città comincia a battere moneta. Anche nel corso del III sec. a. C. Volterra fu interessata da una intensa attività edilizia, che portò alla creazione di un quartiere in cui prevalevano gli edifici a destinazione religiosa. In una prima fase, databile agli inizi del III sec. a. C., fu costruito il Tempio chiamato "H". Nel corso del II secolo a.C. la città diveniva romana.

Tipiche del territorio volterrano furono le stele funerarie, diffuse nel VI secolo a.C. Si tratta di lastre rettangolari con la raffigurazione del defunto di profilo e un'iscrizione con il suo nome. La produzione più caratteristica di Volterra è rappresentata però dalle urnette cinerarie, inizialmente in tufo e con un coperchio a doppio spiovente che nel corso del III secolo a.C. viene sostituito dalla figura del defunto semisdraiato.

 La cassa dell'urna era decorata da bassorilievi rappresentanti perlopiù il viaggio agli inferi. Ancora più tardi, verso il 230 a.C. il tufo viene gradualmente sostituito dall'alabastro. La produzione di queste piccole urne cinerarie (la dimensione media era di circa 60 cm di lunghezza) fu enorme, nella sola tomba Inghirami, scoperta nel 1861, ne sono state rinvenute 53, conservate presso il museo Guarnacci di Volterra. Il Museo Guarnacci è uno dei più antichi Musei pubblici d’Europa: nasce nel 1761 quando il nobile abate Mario Guarnacci (Volterra 1701-1785) dona il suo ingente patrimonio archeologico, raccolto in anni di ricerche e acquisti, al “pubblico della città di Volterra”. La sede attuale è presso il palazzo Desideri Tangassi. Il percorso cronologico inizia al Piano terreno dove sono esposti monumenti significativi pre e protostorici (sale I e I bis), orientalizzanti e arcaici ( sala II) e classici (sala III) e prosegue al secondo piano dove è illustrato il periodo storico della grande fioritura economica e artistica della città, quello dalla fine del IV al I secolo a.C.. Il percorso  prosegue al secondo piano, che, attraverso un’esposizione selettiva di monumenti, intende dare un’immagine panoramica delle produzioni e delle sepolture del periodo convenzionalmente definito Ellenistico (fine IV-I sec. a.C.). Elemento caratterizzante l’esposizione è l’urna cineraria tipica di Volterra e del suo territorio

L'urna degli sposi. Volterra, Museo Guarnacci

Serie di urne cinerarie conservate presso il museo Guarnacci di Volterra
 
 
   
   
 
 
 
 
 
 

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