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La cassa
dell'urna era decorata da bassorilievi rappresentanti perlopiù il
viaggio agli inferi. Ancora più tardi, verso il 230 a.C. il tufo
viene gradualmente sostituito dall'alabastro. La produzione di queste
piccole urne cinerarie (la dimensione media era di circa 60 cm di
lunghezza) fu enorme, nella sola tomba Inghirami, scoperta nel 1861,
ne sono state rinvenute 53, conservate presso il museo Guarnacci
di Volterra. Il Museo Guarnacci è uno dei più antichi Musei
pubblici d’Europa: nasce nel 1761 quando il nobile abate Mario
Guarnacci (Volterra 1701-1785) dona il suo ingente patrimonio
archeologico, raccolto in anni di ricerche e acquisti, al “pubblico
della città di Volterra”. La sede attuale è presso il palazzo
Desideri Tangassi. Il percorso cronologico inizia al Piano terreno
dove sono esposti monumenti significativi pre e protostorici (sale I
e I bis), orientalizzanti e arcaici ( sala II) e classici (sala III)
e prosegue al secondo piano dove è illustrato il periodo storico
della grande fioritura economica e artistica della città, quello
dalla fine del IV al I secolo a.C.. Il percorso prosegue al
secondo piano, che, attraverso un’esposizione selettiva di monumenti,
intende dare un’immagine panoramica delle produzioni e delle
sepolture del periodo convenzionalmente definito Ellenistico (fine
IV-I sec. a.C.). Elemento caratterizzante l’esposizione è l’urna
cineraria tipica di Volterra e del suo territorio |

L'urna degli
sposi. Volterra, Museo Guarnacci |