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di Giacomo Mazzuoli

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Gran Carro




 

 

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La freccia indica l'aiola sommersa
in localitą Gran Carro
 
  Il sito si trova a metą della costa orientale del lago di Bolsena, al centro di un'ampia insenatura circondata da un arco di colline boscose che la proteggono dai venti dominanti. Nella fase iniziale della prima etą del Ferro, con il livello delle acque ancora basso come in epoca preistorica, all'interno di questa insenatura si estendeva una vasta pianura delimitata dall'antica linea di costa (quota 296,50 m s.l.m.), coincidente con una sorta di gradino presente da Nord a Sud su tutta la costa orientale e denominato "cejo" (ciglio) dai pescatori locali. I resti dell'abitato e la vicina "aiola" si trovano nel mezzo di questa vasta area pianeggiante, fertilissima per la immediata prossimitą del lago, con una superficie di circa 77 ettari. 
 




Lavori di archeologia subacquea in localitą Gran Carro

In seguito all'innalzamento del livello delle acque, il primitivo insediamento costituito da capanne, a poca distanza dalla riva, fu spostato su palafitte ed infine abbandonato definitivamente. A fronte delle innumerevoli testimonianze funerarie della cultura Villanoviana presenti in altre regioni, questo insediamento "costituisce a tutt'oggi la pił ricca riserva di dati sul fenomeno abitativo villanoviano" (P. Tamburini 1998). Oltre al corredo ceramico domestico largamente rappresentato, di impasto nerastro pił o meno lucidato a stecca ed ornato con motivi geometrici, graffiti o impressi, talvolta molto ricchi, consistente in ziri, biconici, olle, scodelle e tazze, fornelli, lucerne, macine familiari per granaglie, sono stati recuperati anche interessanti reperti relativi a varie attivitą artigianali come ami in bronzo per la pesca, asce, scalpelli e sgorbie per la lavorazione del legno, fuseruole e rocchetti per la filatura della lana o della canapa, bollitoi e filtri per la lavorazione del latte, pesi per la tessitura al telaio, forme di fusione e crogioli per la metallurgia del bronzo, grossi scarti di fornace testimonianti la lavorazione e la cottura della ceramica sul posto.Questo ingente patrimonio (oltre 4.000 reperti) proviene dal recupero in superficie di appena il 10% dell'estensione dell'abitato.Ma non basta! con un saggio stratigrafico sono stati attraversati vari strati archeologici, anche con due livelli di incendio, fino alla profonditą di metri 1,10 senza giungere ad un livello sterile.Il rilevamento topografico di dettaglio della disposizione delle palafitte (sempre limitato al 10% dell'abitato) ha permesso di accertare che, dopo una prima fase di capanne a terra, innalzandosi il livello del lago (fine del IX sec. a.C.) gli abitanti furono costretti a salire su un impalcato di pali disposti secondo allineamenti paralleli (palafitte), orientati NE-SW, distanti fra di loro circa 3 metri … e trasferirsi poi in un altro sito. Le palafitte fino ad oggi rilevate sono in numero di 456, pari a circa 6 pali per metro quadrato.
 
Testo e foto tratte dal sito www.bolsenanew.it  

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