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La freccia indica l'aiola
sommersa
in localitą Gran Carro
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Il sito si trova a metą della costa orientale del lago di
Bolsena, al centro di un'ampia insenatura circondata da un arco di
colline boscose che la proteggono dai venti dominanti. Nella fase
iniziale della prima etą del Ferro, con il livello delle acque
ancora basso come in epoca preistorica, all'interno di questa
insenatura si estendeva una vasta pianura delimitata dall'antica
linea di costa (quota 296,50 m s.l.m.), coincidente con una sorta di
gradino presente da Nord a Sud su tutta la costa orientale e
denominato "cejo" (ciglio) dai pescatori locali. I resti
dell'abitato e la vicina "aiola"
si trovano nel mezzo di questa vasta area pianeggiante, fertilissima
per la immediata prossimitą del lago, con una superficie di circa 77
ettari.
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Lavori di archeologia subacquea
in localitą Gran Carro
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In seguito all'innalzamento del livello delle acque, il
primitivo insediamento costituito da capanne, a poca
distanza dalla riva, fu spostato su palafitte ed infine
abbandonato definitivamente. A fronte delle innumerevoli
testimonianze funerarie della cultura Villanoviana presenti
in altre regioni, questo insediamento "costituisce a
tutt'oggi la pił ricca riserva di dati sul fenomeno
abitativo villanoviano" (P. Tamburini 1998). Oltre al
corredo ceramico domestico largamente rappresentato, di
impasto nerastro pił o meno lucidato a stecca ed ornato con
motivi geometrici, graffiti o impressi, talvolta molto
ricchi, consistente in ziri, biconici, olle, scodelle e
tazze, fornelli, lucerne, macine familiari per granaglie,
sono stati recuperati anche interessanti reperti relativi a
varie attivitą artigianali come ami in bronzo per la pesca,
asce, scalpelli e sgorbie per la lavorazione del legno,
fuseruole e rocchetti per la filatura della lana o della
canapa, bollitoi e filtri per la lavorazione del latte, pesi
per la tessitura al telaio, forme di fusione e crogioli per
la metallurgia del bronzo, grossi scarti di fornace
testimonianti la lavorazione e la cottura della ceramica sul
posto.Questo ingente patrimonio (oltre 4.000 reperti)
proviene dal recupero in superficie di appena il 10%
dell'estensione dell'abitato.Ma non basta! con un saggio
stratigrafico sono stati attraversati vari strati
archeologici, anche con due livelli di incendio, fino alla
profonditą di metri 1,10 senza giungere ad un livello
sterile.Il rilevamento topografico di dettaglio della
disposizione delle palafitte (sempre limitato al 10%
dell'abitato) ha permesso di accertare che, dopo una prima
fase di capanne a terra, innalzandosi il livello del lago
(fine del IX sec. a.C.) gli abitanti furono costretti a
salire su un impalcato di pali disposti secondo allineamenti
paralleli (palafitte), orientati NE-SW, distanti fra di loro
circa 3 metri … e trasferirsi poi in un altro sito. Le
palafitte fino ad oggi rilevate sono in numero di 456, pari
a circa 6 pali per metro quadrato.
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Testo e foto tratte dal sito
www.bolsenanew.it |
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