Necropoli della Banditaccia di Cerveteri

Le Tombe dipinte di Tarquinia

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di Giacomo Mazzuoli

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Cerveteri, La Necropoli della Banditaccia - Presentazione


 

 

 

Veduta aerea della Necropoli
 

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  Caere fu una delle più ricche e prestigiose città etrusche. La sua ricchezza scaturiva dall'intensa attività  commerciale che esercitava con tutti i paesi del Mediterraneo via mare con i suoi tre porti: Pyrgi, Punicum ed Alsium, corrispondenti alle attuali Santa Severa, Santa Marinella e Palo Laziale. Il massimo splendore di Caere, testimoniato dalla monumentalità delle sue necropoli e dalla ricchezza dei corredi rinvenuti, fu raggiunto tra il VII ed il V secolo a.C; a partire dalla fine del V secolo cominciò a subire la crisi che attanagliò tutta l'Etruria marittima a causa della nascente potenza commerciale e militare di Siracusa. Nel 374 a.C. la flotta di Dioniso, tiranno di Siracusa, s'impadronì del Tempio di Pyrgi e lo distrusse, vennero poi i Romani che con la loro potenza sottomisero definitivamente Caere nel 358  a.C.
  Il complesso monumentale della Banditaccia, parzialmente scavato e restaurato nel corso degli ultimi cinquanta anni, è uno dei più suggestivi paesaggi archeologici del mondo, non a caso è stato recentemente riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Comune dell'Umanità. L'interesse principale è dovuto all'impianto urbanistico di questa città dei morti, che riflette chiaramente quello della città dei vivi.
Il nucleo originale va cercato nel sepolcreto villanoviano di Cava della Pozzolana. Le tombe si disponevano lungo una strada principale, che doveva unire Caere agli altri centri, ben visibile nella zona cosiddetta del vecchio Recinto, dove sono persino visibili le tracce delle ruote dei carri che la percorrevano, e lungo altre vie minori che la intersecavano. Questa è la zona recintata ed attrezzata per la visita cui si accede mediante il pagamento di biglietto
  I tumuli hanno basamenti in roccia e pietre, di varie dimensioni, alcuni colossali con 30 metri e più di diametro, come quelli "Mengarelli" e "del Colonnello" all'interno dei quali si aprono uno o più gruppi di tombe intagliate nel tufo e imitanti nell'interno la disposizione di ambienti delle case private: si creano porte, finestre sagomate, colonne, pilastri, soffitti a travicelli e a cassettoni, mobili, sedie, letti funebri. Tutte le tombe, scavate a notevole profondità, avevano una sistemazione esterna, realizzata in parte con lo scavo del dromos di accesso e dei piazzali a questo antistanti, e in parte con la creazione di strutture murarie a blocchi. Di tutte queste sistemazioni appaiono resti solo saltuariamente, dal momento che gli scavi hanno tentato soprattutto di rendere accessibili le camere sepolcrali. I tumuli più antichi, datati entro il VI sec. a.C., si ergono abbastanza disordinatamente sul terreno, e sono collegati ad imponenti altari per il culto funebre. Queste strutture maggiori sono circondate da numerosissime tombe a fossa, tumuli minori, camere ipogee. Si è pensato di poter interpretare questa caratteristica come la ripresentazione post mortem del sistema politico di quel momento: una classe magnatizia, svettante politicamente ed economicamente, circondata dal suo apparato clientelare, formato da famiglie e singole persone di diverso livello economico e sociale.
  Nel corso del VI sec. a.C. i modelli organizzativi applicati nella città, con la distribuzione logica delle strade, la pianificazione di edifici pubblici e privati, vengono adottati anche nelle necropoli. Lungo la strada principale, già densamente occupata da tumuli di varie dimensioni, si aprono vie trasversali; altri monumenti sono scavati in corpi quadrangolari, con le facciate aperte su vie sepolcrali diritte che si intersecano ortogonalmente. I prospetti esterni sono abbelliti da cornici architettoniche molto semplici e non mancano accenni di decorazioni policrome, ottenute alternando filari di conci di tufo e nenfro.

 


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