Caere fu una delle più ricche e prestigiose città
etrusche. La sua ricchezza scaturiva dall'intensa attività commerciale che
esercitava con tutti i paesi del Mediterraneo via mare con i suoi tre porti:
Pyrgi, Punicum ed Alsium, corrispondenti alle attuali Santa Severa, Santa
Marinella e Palo Laziale. Il massimo splendore di Caere, testimoniato dalla
monumentalità delle sue necropoli e dalla ricchezza dei corredi rinvenuti, fu
raggiunto tra il VII ed il V secolo a.C; a partire dalla fine del V secolo
cominciò a subire la crisi che attanagliò tutta l'Etruria marittima a causa
della nascente potenza commerciale e militare di Siracusa. Nel 374 a.C. la
flotta di Dioniso, tiranno di Siracusa, s'impadronì del Tempio di Pyrgi e lo
distrusse, vennero poi i Romani che con la loro potenza sottomisero
definitivamente Caere nel 358 a.C.
Il complesso monumentale della Banditaccia, parzialmente scavato e
restaurato nel corso degli ultimi cinquanta anni, è uno dei più suggestivi
paesaggi archeologici del mondo, non a caso è stato recentemente riconosciuto
dall'UNESCO come Patrimonio Comune dell'Umanità. L'interesse principale è dovuto
all'impianto urbanistico di questa città dei morti, che riflette chiaramente
quello della città dei vivi.
Il nucleo originale va cercato nel sepolcreto villanoviano di Cava della
Pozzolana. Le tombe si disponevano lungo una strada principale, che doveva unire
Caere agli altri centri, ben visibile nella zona cosiddetta del vecchio Recinto,
dove sono persino visibili le tracce delle ruote dei carri che la percorrevano, e
lungo altre vie minori che la intersecavano. Questa è la zona recintata ed
attrezzata per la visita cui si accede mediante il pagamento di biglietto
I tumuli hanno basamenti in roccia e pietre, di varie dimensioni, alcuni
colossali con 30 metri e più di diametro, come quelli "Mengarelli" e
"del Colonnello" all'interno dei quali si aprono uno o più gruppi di tombe
intagliate nel tufo e imitanti nell'interno la disposizione di ambienti delle
case private: si creano porte, finestre sagomate, colonne, pilastri, soffitti a
travicelli e a cassettoni, mobili, sedie, letti funebri. Tutte le tombe, scavate
a notevole profondità, avevano una sistemazione esterna, realizzata in parte con
lo scavo del dromos di accesso e dei piazzali a questo antistanti, e in
parte con la creazione di strutture murarie a blocchi. Di tutte queste
sistemazioni appaiono resti solo saltuariamente, dal momento che gli scavi hanno
tentato soprattutto di rendere accessibili le camere sepolcrali. I tumuli più
antichi, datati entro il VI sec. a.C., si ergono abbastanza disordinatamente sul
terreno, e sono collegati ad imponenti altari per il culto funebre. Queste
strutture maggiori sono circondate da numerosissime tombe a fossa, tumuli
minori, camere ipogee. Si è pensato di poter interpretare questa caratteristica
come la ripresentazione post mortem del sistema politico di quel momento:
una classe magnatizia, svettante politicamente ed economicamente, circondata dal
suo apparato clientelare, formato da famiglie e singole persone di diverso
livello economico e sociale.
Nel corso del VI sec. a.C. i modelli organizzativi applicati nella città, con la
distribuzione logica delle strade, la pianificazione di edifici pubblici e
privati, vengono adottati anche nelle necropoli. Lungo la strada principale, già
densamente occupata da tumuli di varie dimensioni, si aprono vie trasversali;
altri monumenti sono scavati in corpi quadrangolari, con le facciate aperte su
vie sepolcrali diritte che si intersecano ortogonalmente. I prospetti esterni
sono abbelliti da cornici architettoniche molto semplici e non mancano accenni
di decorazioni policrome, ottenute alternando filari di conci di tufo e nenfro.
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