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Come si arriva
Civitacastellana (l'antica Falerii Veteres) è raggiungibile
dall'Autostrada A1 uscendo a Magliano Sabina. Oppure percorrendo la Via
Flaminia da Roma o da Terni. |
Falerii Veteres fu la città più
importante dei
Falisci, un popolo dell'Italia antica, di ceppo
linguistico differente a quello degli Etruschi, e con un'entità
etnica diversa da questi ultimi, nonostante in alcuni periodi della
sua storia si notino dei chiari contatti tra le due culture. Il
territorio dello Stato falisco era compreso tra i confini naturali
del fiume Tevere, dei Monti Cimini e Sabatini, corrispondente a
parte della provincia di Roma a nord della capitale ed al settore
meridionale della provincia di Viterbo. Le città principali della
nazione falisca erano, da nord a sud, Vignanello, Fescennium,
Falerii (Civita Castellana, la capitale), Sutri, Nepi,
Capena e Narce
(presso l'odierna Calcata). Il ceppo linguistico dei Falisci ricade
nell'area indoeuropea, in cui sono comprese altre lingue dell'Italia
antica tra cui il latino: le due parlate infatti hanno una radice
comune "protolatina" che risale a periodi molto antichi,
presumibilmente all'età del Bronzo (II millennio a.C.) in cui latini
e falisci vivevano in un territorio comune. Ma se possiamo parlare
con certezza di una comune matrice linguistica tra Falisci e Latini
la gran parte dei reperti archeologici rinvenuti mostra,
specialmente per l'età del Ferro, una stretta affinità culturale con
gli Etruschi di questo periodo, cioé con la Cultura Villanoviana,
nonché la nascita di forti caratteri peculiari falisci.
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Veduta di Civitacastellana
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Il Forte Borgiano
opera del Sangallo |

Il cortile del Forte Sangallo,
sede del Museo (2) |
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Cratere a calice a figure rosse
proveniente dalle necropoli
di Falerii Veteres (1) |

Kylix
a figure rosse proveniente dalle necropoli di Falerii Veteres (1) |

Particolare del
rivestimento dello spiovente del Tempio dello Scasato (1) |

Rivestimento della trabeazione e
telaio di una porta del Tempio dello Scasato (1) |

Acroterio a palmetta
e rivestimento dello spiovente del Tempio (1)
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E' soprattutto nel VII secolo a.C.) che il patrimonio iconografico
tipico di questo periodo viene rielaborato dagli artigiani con una
forte caratterizzazione locale, sia nella realizzazione delle figure
sui vasi che nella tecnica di realizzazione delle stesse: diffusi
sono i vasi di impasto rosso, di diversa tipologia, decorati con la
tecnica dell'excisione (cioè incidendo l'impasto di argilla non
ancora cotta, lasciando in rilievo i particolari che si desiderava
far risaltare. Il primo insediamento dell'antica città di Falerii
Veteres sorse, con ogni probabilità, sul colle di Vignale, dove sono
stati rinvenuti reperti ceramici risalenti all'età del Bronzo
finale, come testimonia un piccolo nucleo di tombe a pozzo situate
nella valle di Celle, ai piedi del colle. Successivamente la
popolazione si insediò sul pianoro adiacente (quello che oggi ospita
il centro storico di Civita Castellana) facendo fiorire una civiltà
con un'organizzazione sociale definita ed un florido commercio
collegato ai territori circostanti ed al mondo greco.
Falerii Veteres raggiunse il massimo splendore nel V secolo a.C.,
confermandosi incontrastata capitale politica e culturale del
territorio falisco. Numerosi reperti attestano l'importanza della
città, come il tempio di Giunone Curite ed il tempio di Mercurio (i
cui resti sono esposti nel Museo di Villa Giulia a Roma). La statua
dell'Apollo, anch'essa conservata nel medesimo museo, proviene da un
altro tempio situato in località Scasato.
Le necropoli più importanti, come Montanaro, Colonnette,
Valsiarosa,
Terrano, Penna e Celle, erano situate in prossimità del centro
abitato ed oggi sono difficilmente identificabili a causa dello
sviluppo urbanistico di Civita Castellana. Sotto la spinta
espansionistica di Roma, già nella seconda metà del V secolo, i
rapporti da sempre esistenti con le vicine genti etrusche, si
trasformarono in vere e proprie alleanze per contrastare il pericolo
di invasione. Nel 241 a.C., dopo un assedio durato sei giorni,
Falerii Veteres fu distrutta dai Romani e i superstiti, privati dei
beni e della metà del loro territorio, furono deportati in una città
costruita ex novo su un pianoro poco distante cui fu dato il nome di
Falerii Novi.
Molti reperti rinvenuti nelle necropoli di Falerii e delle vicine
città falische sono custoditi presso il Museo dell'Agro Falisco
allestito negli anni '50 presso il Forte Borgiano. |
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(1) Museo di Villa Giulia a Roma
(2) Foto
di G.Mazzuoli |
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